Giocare con le parole come con il Lego

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Lo scaffale dei RAGAZZI MAGICA POESIA DONATELLA BISUTTI

Si gioca: le parole come il Lego

di Vivian Lamarque

Finalmente il fortunato Albero delle Parole (prima edizione 1979 e sempre in catalogo) ha un seguito: Le parole magiche. Donatella Bisutti (poetessa e traduttrice di Jabès) che allora insegnò ai bambini come leggere la poesia, oggi suggerisce come scriverla, come giocare con le parole. Il bambino, da generazioni Lego-dipendente (per fortuna), viene sapientemente invitato a continuare quello stregato gioco di costruzione, ma con vocali e consonanti, respirino le mamme, le parole restano sulla carta, al massimo volano nell’aria, non le troveranno in ogni dove, nella lavatrice, nella minestra, come i diabolici pezzettini di Lego rossi verdi gialli e blu. Altrettanto colorate, un vero piacere per gli occhi, queste pagine, grazie all’eccellente lavoro dell’illustratrice Allegra Agliardi; il nome degli illustratori non dovrebbe mai mancare in copertina. Si segnala anche la parte introduttiva con cui Donatella Bisutti dà come una mappa del percorso che il bambino compirà durante questo «gioco estremamente serio» cui è invitato, salutare vitamina per la crescita del suo linguaggio, anticorpo contro la passività intellettuale che ci minaccia tutti fin dall’infanzia, contro l’epidemia di parole televisive precotte che escono da bocche tutte uguali, un coro di assolutamente sì e assolutamente no, di chicche e di coccole, di supportare e posizionare: un ripetere a pappagallo, ma senza i colori e la buffa strampalataggine del pappagallo. Che nostalgia dei non-sense del grande Toti Scialoja. Ci ha un po’ consolati ultimamente lo strepitoso giocare con gli avverbi di Antonio Albanese. Anche dai suoi «qualunquemente, senzaltramente, anchemente, tralaltramente, sempremente» possono partire lezioni giocose-serie per i nostri bambini. Perché non diventino degli «I have no dream» (altra grande spaventosa trovata Albanese), perché domani torturino meno di quanto abbiamo fatto noi la nostra bella lingua.

(Dal Corriere della Sera, 5/4/2008).

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