Gerundio bandito dagli uffici

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Al bando espressioni del tipo: «Staremo provvedendo». «Non danno certezze»

«Gerundio vietato negli uffici È una scusa per l’inefficienza»

Il governatore di Brasilia: così si imbrogliano i cittadini

di Rocco Cotroneo

Se la grammatica si mette di traverso, piegheremo la grammatica. Parafrasando il motto del libertador delle Americhe Simon Bolivar – che si riferiva alla natura e l’uomo – un governatore brasiliano ha avuto una intuizione che gli procurerà parecchie simpatie. Ha decretato l’abolizione del gerundio dagli atti ufficiali del piccolo Distrito Federal, lo stato della capitale Brasilia. Motivo: tutte le espressioni che finiscono in ando-endo-indo (in portoghese, così come in italiano) sono un modo per imbrogliare l’interlocutore, prendere tempo, rimandare una decisione o una risposta. Il gerundio viene dunque licenziato dal burocratese di Brasilia, nell’augurio che l’esempio venga seguito dal resto del Paese e anche dal linguaggio di tutti i giorni. Non è facile spiegare il problema in un’altra lingua, ma ci possiamo provare. Sempre più spesso, ad uno sportello, in banca o al telefono con un addetto al call-center, il cittadino brasiliano si sente rispondere qualcosa come «staremo provvedendo», «la staremo avvisando». In portoghese non si tratta di un errore, ma suona male all’orecchio, quasi quanto in italiano, e soprattutto puzza di trucchetto. «Provvederemo», o «la avviseremo» sono le espressioni corrette. Il problema è che il gerundio futuro, rispetto al futuro semplice, ha una sfumatura meno ultimativa. Non offre una certezza, ma lascia intendere una azione in divenire. Che, appunto, può o meno trasformarsi in realtà. Quando venite a ripararmi il telefono? «Estaremos avisando…», come dire la avviseremo, quando e se ne avremo voglia. Il decreto numero 28.314 del governatore José Roberto Arruda non è una boutade, ma è apparso sulla Gazzetta Ufficiale di Brasilia del 1 ottobre senza che nessuno ne sapesse nulla. Consta di appena quattro articoli. Quello centrale è il secondo: «È proibito a partire da questa data l’uso del gerundio come scusa di inefficienza». «Non ne sapevo nulla e pensavo fosse una barzelletta – ha reagito l’assessore alla Cultura Silvestre Gorgulho -. Ma sono assolutamente d’accordo, dovrebbe diventare una legge nazionale perché è chiaro che chi usa molto il gerundio tenta di prendere in giro l’interlocutore». È piaciuta assai meno al presidente della Corte dei Conti, Paulo Cesar Avila, che ha parlato di «caso che richiede un esame di salute mentale». E nemmeno a una professoressa universitaria di lingua portoghese, Wania de Aragao: «Il gerundio è una categoria verbale corretta. La lingua è di chi la usa, è assurdo legiferare contro». Lui, il governatore, sostiene di avercela soprattutto con i suoi collaboratori, che intasano di gerundi le carte ufficiali e dichiarano sempre che stanno «facendo, studiando, elaborando, preparando e organizzando», mentre in realtà non si muove foglia. Ha citato con nome e cognome il caso di un amministratore locale, esperto nel sotterfugio, e ha amaramente ammesso che «in questa città, più dell’ 80 per cento delle decisioni sono rimaste sulla carta». È probabile però che Arruda sia rimasto colpito anche dalle proteste dei cittadini, che spesso vanno a sbattere la faccia contro il gerundio nelle vicende di tutti i giorni. Al punto che il perfido modo di parlare è diventato un tormentone in alcuni programmi umoristici tv.

(Dal Corriere della Sera, 3/10/2007).

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