Gb, questionario a scuola: “Siete italiani, napoletani o siciliani?”. E il Foreign Office chiede scusa.

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Gb, questionario a scuola: “Siete italiani, napoletani o siciliani?”. E il Foreign Office chiede scusa.

L’iniziativa per stabilire L’iniziativa per stabilire la provenienza etnica aveva lo scopo di fornire assistenza linguistica nell’apprendimento dell’inglese. Ma è stata interpretata, alla fine, come una “schedatura” in base all’origine regionale.

di Enrico Franceschini.

Siete italiani, napoletani o siciliani? L’incredibile domanda fa parte di un questionario che alcune scuole della Gran Bretagna hanno inviato alle famiglie dei nuovi alunni per l’anno scolastico iniziato da circa un mese. L’iniziativa aveva, in teoria, uno scopo non discriminatorio: stabilire la provenienza etnica dei figli di immigrati per poter fornire sia ai bambini, sia eventualmente ai genitori, la necessaria assistenza linguistica nell’apprendimento dell’inglese. Ma il risultato è stato di far sentire i nostri connazionali come se venissero “schedati” in base all’origine regionale. Come se esistessero almeno tre tipi di cittadino italiano: l’italiano-italiano, l’italiano-napoletano e l’italiano-siciliano. Qualche famiglia italiana ha segnalato la cosa alla nostra ambasciata di Londra e la protesta è stata immediata.

“L’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito è intervenuta per richiedere la modifica di talune categorizzazioni regionali riferite all’Italia comparse sui moduli online per l’iscrizione scolastica in alcune circoscrizioni in Inghilterra e nel Galles”, afferma una nota dell’ufficio stampa della nostra sede diplomatica. “I codici presentati per la selezione dell’appartenenza etnica, utilizzati sui siti di alcune circoscrizioni scolastiche, indicavano infatti una scelta fra ‘italiano’, ‘italiano – napoletano’ e ‘italiano-siciliano’. L’Ambasciata ha protestato con le autorità britanniche, richiedendo la rimozione immediata di tali categorizzazioni”. Nella nota verbale di protesta si ricorda che “l’Italia è dal 17 marzo 1861 un Paese unificato”: un commento all’insegna dell’understatement inglese, cioè senza bisogno di gridare, da parte della nostra ambasciata, che in parole semplici suonerebbe come una tirata d’orecchi al ministero d’Istruzione britannico, non lo sapete che l’Italia non è più un’espressione geografica?

In risposta, il Foreign Office britannico ha chiesto scusa all’Italia “deplorando l’accaduto” e assicurando “un intervento perché vengano subito rimosse queste categorizzazioni non giustificate e non giustificabili”. Il Foreign Office, tra l’altro, ha fatto sapere che “verificherà per quale motivo, in pochi e isolati distretti scolastici, siano state introdotte queste categorizzazioni, che peraltro non avevano alcuna volontà discriminatoria, ma semplicemente miravano all’accertamento di qualche ulteriore difficoltà linguistica per i bambini da inserire nel sistema scolastico inglese e gallese”.

“Si tratta di iniziative locali” conferma anche l’ambasciatore Pasquale Terracciano, “motivate probabilmente dall’intenzione d’identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari e garantire un ipotetico sostegno. Ma di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno, specie quando diventano involontariamente discriminatorie, oltre che offensive per i meridionali”. Commenta il sottosegretario al ministero dell’Istruzione italiano, David Faraone: “Incredibile che ancora oggi siamo costretti ad affrontare pregiudizi di questo tipo. La scuola italiana ha superato da tempo questi stereotipi e in Italia, come nel Regno Unito, si deve lavorare per l’integrazione e la formazione delle generazioni future”. Viene da chiedersi se dietro questa iniziativa ci sia qualche funzionario britannico animato dallo spirito di Brexit.
(Da repubblica.it, 12/10/2016).

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