Franco Cordelli e la lingua italiana.

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… “Postscriptum. Il primo dei tre articoli non era una recensione. Vi facevo notare come su più di una trentina di spettacoli, venti avessero il titolo in inglese. Che io sappia, nessuno ha avuto nulla da commentare. Allora riferisco di una pratica d’esame di Guido Mazzoni, autore di Teoria del romanzo , uno dei pochi libri che resteranno di questi ultimi quindici anni. Mazzoni allo studente che merita trenta e parla con cadenze dialettali dà ventinove: un conto, egli dice, è il discorso privato, in famiglia, e un conto il discorso pubblico, per esempio in sede di esame. Il dialetto verso il basso e, dal mio punto di vista, l’inglese verso le «altezze supreme». Se difendere la lingua del Paese in cui siamo nati è mafioso, ideologico, reazionario, maligno , ebbene, è vero, i miei critici hanno ragione: dell’italiano mi considero, come dice l’«anonimo» Zazie, un invasato”. Franco Cordelli
(Da “Teatro d’avanguardia: ma quale? Il mio diritto di essere (un) critico”, Corriere della Sera, 20, 9/2014).

 




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