Francia-Germania: A Sedan non si festeggia

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22 gennaio 2013
Frankfurter Rundschau Francoforte

Mentre Parigi e Berlino celebrano i cinquant’anni della loro alleanza, nella cittadina delle Ardenne è ancora vivo il ricordo delle terribili battaglie contro i tedeschi. Ma a pesare sulla riconciliazione sono soprattutto le difficoltà economiche del presente.
Axel Veiel

I fiocchi di neve volteggiano nella luce dei lampioni. Il selciato della stazione brilla sotto il bianco manto invernale. I pochi viaggiatori scesi dal Tgv qui a Sedan si allontanano a passi veloci. E un silenzio quasi solenne cala su questo posto. Per parecchi minuti non vedremo anima viva. Né automobili, né autobus, né taxi.

La città non è mai stata altrettanto calma. Durante la guerra del 1870-1871, le truppe di Bismarck presero per la prima volta d’assalto il forte di Sedan: rifugiatosi nel Palazzo dei Principi, l’imperatore Napoleone III fece issare la bandiera bianca. Fino al 1918 il 2 settembre i tedeschi hanno festeggiato il “Sedantag”, la giornata di Sedan.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel maggio del 1940, le unità blindate di Hitler dilagarono a sorpresa dal nord: un mese più tardi la Francia capitolava. A cinquant’anni dal trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania, le ferite inferte all’epoca si sono cicatrizzate? La città è davvero in festa?

Laurent Poncelet, 45 anni, non festeggia. E’ stato nell’esercito e oggi dirige una società di taxi fornita di due vetture. “Ormai abbiamo tutti un unico desiderio: andarcene da qui, soprattutto i giovani”, confida. Le grandi aziende hanno voltato le spalle a questa regione di frontiera con il Belgio, a cominciare dalle aziende storiche che davano lavoro in zona, dalla fabbrica Delphi che produce componentistica per auto alla fabbrica degli elettrodomestici Electrolux. La maggior parte degli abitanti di Sedan vive di sussidi statali, il 42 per cento degli alloggi è costituito da case popolari, e la disoccupazione ha raggiunto il 26 per cento. “Qui non c’è nessun futuro, soltanto molto passato, molta storia franco-tedesca. E neanche quella è particolarmente bella”, commenta.

Dopo secoli di guerra, in questa cittadina di appena 19.400 anime non si vedono molti segni del miracolo della riconciliazione. Sedan sembra quasi disinteressarsi dell’anniversario del trattato dell’Eliseo. Evidentemente Poncelet non è l’unico per cui la storia franco-tedesca si è fermata alla Seconda guerra mondiale.

La signora al banco dell’ufficio del turismo sorride, si stringe nelle spalle, non sa nulla delle cerimonie organizzate per il cinquecentenario. Ma la “Maison de la Dernière Cartouche” potrebbe essere un’eccellente soluzione di ripiego, ci dice. “Le pareti di quell’albergo, occupato dai soldati di Bismarck, portano ancora i segni delle pallottole”, afferma. Alcune tele a olio raffigurano i francesi impegnati nella resistenza contro i tedeschi – che pure erano in numero superiore – e non si preoccupano di andare incontro a morte certa. “In alternativa, perché non visitate il nostro castello del XV secolo? Con i suoi 35mila metri quadri è la fortezza più grande d’Europa”.

Il castello-fortezza si staglia proprio di fronte all’ufficio del turismo e basta una mezz’ora per fare il giro dei bastioni. Alcune lapidi di marmo ricordano che a Sedan i soldati tedeschi seminarono morte e devastazione anche durante la Prima guerra mondiale. Dal gennaio 1917 al novembre 1918 il forte è stato teatro di esecuzioni: i tedeschi vi rinchiusero 18mila abitanti e ne giustiziarono ottomila.

I giovani che entrano a scaldarsi nell’ingresso dell’ufficio del turismo non hanno mai sentito parlare del trattato dell’Eliseo né di un anniversario che festeggi l’amicizia tra Francia e Germania. “A scuola abbiamo studiato soltanto le guerre”, spiega Karim, un giovanotto di sedici anni dai capelli ricci che terminati gli studi vorrebbe entrare in polizia, “non importa dove, basta che sia in una grande città”. Lilia interloquisce: “Io ho avuto un ragazzo tedesco: sono molto aperti e gentili”. ma Karim ribatte: “Sarà… si vede che non hanno ammazzato i tuoi antenati”.

Nel bar Au bon rhum, Richard, imprenditore immobiliare, sorseggia una birra belga con Jeanine, la sua compagna. Loro hanno sentito parlare della commemorazione del trattato dell’Eliseo, ma non intendono prendervi parte. “Facciamo fatica ad andare d’accordo con i tedeschi”, ammette il 48enne Richard. Forse, aggiunge, la prossima generazione riuscirà ad avvicinare i due popoli. Alle loro spalle, sul muro, un pannello arrugginito riporta l’iscrizione “Place d’armes”, piazza d’armi.
Uniti nella sconfitta

Per avere conferma delle parole di Poncelet basta andare a passeggio per Sedan: questa città non ha futuro. Inferriate arrugginite, intonaci scrostati, cartelli di “cessata attività” testimoniano la povertà e il declino della città. Le finestre dalle imposte sprangate lanciano un chiaro messaggio: qui non vive nessuno. I pochi rimasti a vivere qui sono semplicemente troppo poveri per andarsene. Soltanto il 35 per cento degli immobili di Sedan è soggetto a tassazione. Se l’illusione di un riavvicinamento nelle relazioni franco-tedesche svanisce all’ombra del forte di Sedan non è soltanto a causa delle devastazioni provocate dalla guerra, ma anche perché la città non ha altro a cui aggrapparsi che il ricordo di un’eroica resistenza. Il sacrificio, la fratellanza e la grandeur dimostrati nella sconfitta sono altrettanti motivi di orgoglio: aiutano a resistere nei momenti difficili.

Come stupirsi quindi se anche Didier Herbillon, professore di storia, storico dell’arte e sindaco di Sedan, si sottrae alle domande? Il sindaco socialista non è disposto a farsi intervistare sui cambiamenti della città e sull’opera di riconciliazione avviata da Konrad Adenauer e Charles de Gaulle. Sulla pagina web del sito del comune, nell’agenda del sindaco al 22 gennaio non è riportato neppure un minuto di silenzio per celebrare l’anniversario del trattato dell’Eliseo.

È in altro modo che Herbillon intrattiene i rapporti franco-tedeschi. Con grande stupore degli storici dell’arte tedeschi e francesi, l’anno scorso ha approvato la demolizione di un monumento eretto nel cimitero di Sedan in memoria dei soldati tedeschi caduti durante la Prima guerra mondiale. Quel monumento, ha detto il sindaco, era una “provocazione”.

A Parigi e a Berlino gli impiegati dell’ufficio franco-tedesco per la gioventù temono che la generazione più giovane sia incapace di apprezzare l’amicizia franco-tedesca in tutta la sua importanza. Per questi giovani la pace è un fatto scontato. Sedan ne è la prova: coloro che ricordano la guerra sono ancora restii a impegnarsi per alleviare il dolore. Questo esempio dimostra tutta l’audacia del generale de Gaulle, che a meno di 20 anni dalla fine della guerra tese la mano al cancelliere Adenauer in segno di riconciliazione.

Traduzione di Anna Bissanti

http://www.presseurop.eu/it/content/art … -festeggia




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