FOSSE DAVVERO UNITA EUROPA PRIMA POTENZA AL MONDO

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FOSSE DAVVERO UNITA EUROPA PRIMA POTENZA AL MONDO

di Vittorio Feltri

Dell’Europa non si può parlare né bene né male, perché non è uno Stato e neanche una federazione di Stati e neppure una semplice unione, come ci ostiniamo a definirla impropriamente. È soltanto un’espressione geografica, una scatola vuota in cui si è accomodata una pletora di burocrati bravi a complicarci la vita. Sulla moneta unica conviene sorvolare, visti i guai che provoca. Ma se i 27 Paesi dell’Ue, invece di stare insieme per modo di dire, cioè pedalando ciascuno per conto proprio, facessero sul serio e formassero un monolito del tipo degli Usa, il Vecchio Continente sarebbe di gran lunga la prima potenza mondiale, senza rivali in tutti i campi, incluso lo sport. Non lo diciamo noi, così, per gioco: lo dimostrano i dati aggregati e paragonati con quelli americani e cinesi. Poiché siamo ancora in clima di Olimpiadi (mentre scriviamo non sono concluse, però i risultati sono pressoché definitivi), cominciamo a valutare la quantità di medaglie d’oro, le più significative. Se l’Europa fosse un unicum avrebbe sovrastato qualsiasi nazione per numero di atleti saliti sul gradino più alto del podio. Stati Uniti e Cina sarebbero alle nostre spalle, distaccati di parecchio. Immaginiamo che il lettore sia meravigliato quanto noi di questa realtà confermata dalle cifre (pubblicate nelle pagine interne). Ma lo sport in sé non è decisivo per misurare la forza di un continente: le performance degli olimpionici sono spesso giudicate da arbitri faziosi, quindi falsate. Passiamo allora a considerare i livelli economici. Attenzione: la Ue lo scorso anno ha avuto un Pil (prodotto interno lordo) di 12.638 miliardi di euro, gli Usa di 12.265 e la poderosa Cina, oggetto di unanime ammirazione, soltanto di 6.032. I dati si commentano da soli, suscitano impressione e impongono una riflessione: gli uomini che oltre mezzo secolo fa ebbero l’idea di creare l’Europa unita videro (…) molto lontano; mentre quelli che hanno cercato di realizzarla si sono rivelati ciechi o almeno incapaci, avendo varato la moneta unica, ma trascurato di dare ai Paesi membri un minimo comune denominatore politico, culturale, linguistico, legislativo. Di fatto, per usare un luogo comune, la Ue è un’armata Brancaleone in cui vari nazionalismi prevalgono sul resto. Si fosse proceduto a costruire un condominio europeo autentico, con regole valide e uguali per tutti, forse non avremmo ancora completato l’opera, e saremmo lontani dall’efficienza statunitense (occorre tempo per perfezionare una federazione), ma oggi vanteremmo comunque una posizione di eccellenza nella classifica delle maggiori potenze. Viceversa, ci presentiamo sulla scena internazionale come un ammasso di popoli litigiosi e privi della capacità di darsi obiettivi di interesse continentale. Tra l’altro, perfino sotto il profilo militare, un’Europa compatta avrebbe il primato assoluto. Per quanto riguarda i diritti civili, ovvio, siamo in testa; del patrimonio artistico-culturale siamo addirittura monopolisti. Solamente nel rispetto dell’ambiente ci piazziamo al secondo posto: davanti a noi c’è il Giappone. Ma cosa vogliamo di più? Anziché piangerci addosso e disperarci perché lo spread è ballerino, meriterebbe che ci dessimo da fare per essere più «vincoli» e meno «sparpagliati». Ma tant’è.
(Da Il Giornale, 13/8/2012).




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