Fornero e i giovani: evviva i “choosy”, se cercano un’alternativa all’americanizzazione economica e culturale.

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«I giovani “choosy”, che non vuol dire “ciucci” ma “schizzinosi”, che non si limitano ad adeguarsi al sistema ma sognano e cercano qualcosa di più, sono i veri eredi della Resistenza. Come coloro che hanno combattuto militarmente l’occupazione del territorio italiano da parte dei tedeschi, oggi c’è bisogno di combattere culturalmente e politicamente l’americanizzazione culturale ed economica, che ha portato, dopo il crack finanziario del 2008, alla profonda crisi che stiamo attraversando». Così Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, commenta le parole della Ministro del Lavoro Elsa Fornero che, ad inizio settimana, in un convegno a Milano, ha utilizzato l’inglese invitando i giovani a “non essere troppo choosy”. «Dal dopoguerra in poi, le potenze vincitrici ed economicamente più forti, ovvero Stati Uniti soprattutto, e in parte Gran Bretagna, hanno operato un bombardamento mediatico a culturale dei cittadini italiani, ed europei in genere, per farli “crescere” nella dipendenza dal loro mercato, anche attraverso l’imposizione dell’inglese come lingua di comunicazione internazionale. Perché, come disse già Churchill, il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente».

«A sentire molti dei nostri politici, maestri peraltro nel derubarla, sembra che l’Italia non abbia niente da offrire – conclude Pagano – ma quelli che veramente non hanno più niente da offrire sono loro, poiché hanno rinunciato a fare ed essere il futuro.
Sono decenni che l’immenso patrimonio italiano non viene valorizzato e accresciuto. È con i colpevoli di questo misfatto, con i fautori dell’americanizzazione globale che occupano istituzioni politiche e accademiche, che dobbiamo prendercela, non con i giovani che rifiutano di asservirsi al sistema.
È a questi giovani che rivolgiamo l’invito a unirsi a noi in una nuova battaglia di liberazione, finalizzata a riprenderci l’Europa, a costruirla come casa di tutti attraverso la lingua federale, l’Esperanto, là dove rischia di diventare una sorta di colonia perennemente dipendente dalla superpotenza americana. Invece, le attuali classi dirigenti vanno sempre più nella direzione dell’angloamericanizzazione, rischiando di svalutare e rendere sempre meno competitiva la nostra cultura, anche scientifica, e le peculiarità del nostro sistema di vita, come avviene in una delle più prestigiose università italiane, il Politecnico di Milano, che fra due anni non avrà più laureati magistrali in lingua italiana, ma solo in inglese».




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