FOLCLORE ITALICO gli annunci in inglese

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FOLCLORE ITALICO GLI ANNUNCI IN INGLESE
“ZE TREIN IS ARRAIVING, IU AR CAINDLI REQUEST…”

Sintassi incerta, accenti improbabili,sprezzo
del ridicolo.
Sono gli ingredienti principali del gramelot usato dal personale
Viaggiante e spacciato per idioma britannico.
Sulle ferrovie, ma non solo.
di STEFANO BARTEZZAGHI

Potentissime lobby di produttori di apparecchi musicali con auricolari e cuffiette e di tappi di cera per le orecchie ormai da anni tengono nella loro vorace tenaglia alcuni gangli fondamentali della vita nazionale, per esempio le Ferrovie.

È solo ipotizzando l'influenza di grandi vecchi e di poteri forti, infatti, che si può spiegare la proliferazione di messaggi acustici che rendono impossibile le normali attività da viaggio ferroviario: lettura, pensiero, lavoro sul computer portatile, chiacchiera con i vicini, pisolino.

Le Ferrovie ci ringraziano per averle scelte per il nostro viaggio. Chiedono agli accompagnatori di abbandonare la vettura perché il treno è in partenza e la chiusura delle porte è automatica.

Ci avvisano che è in funzione il vagone bar. Ci avvertono che il primo turno del pranzo è servito nella carrozza ristorante. Ci chiedono di tenere il treno pulito perché «pulito è meglio». Ci ricordano di non dimenticare bagagli e di non abbandonare il nostro giornale. Ci ammoniscono a non fumare in nessuna parte del treno. Ci informano che il treno sta per entrare nella stazione di San Benedetto del Tronto. Ci invitano a rispondere ai questionari del personale addetto ai sondaggi sulla qualità del servizio offerto…

Nell'era della comunicazione (e delle sue malattie) il silenzio mette angoscia, come la pagina bianca agli scrittori: bisogna riempirlo, e così viaggiare in treno è come parlare con uno di quegli interlocutori che continuano a toccarti la spalla, a sistemarti la cravatta, a toglierti inesistenti pelucchi, orgogliosi del fastidio che danno.


Per fortuna fra le regole della comunicazione malaticcia c'è anche quella che prevede sempre una quota di folcIore, per il divertimento degli inermi ascoltatori. Molto spesso la formulazione di questi messaggi non viaggia sui più rettilinei binari della sintassi e della logica: «Vi ringraziamo per aver scelto TrenItalia» (come se si potessero prendere treni di altre compagnie, magari sul potteriano binario 9 e 3/4); «TrenItalia si scusa per il ritardo di 45 minuti, dovuto a cause indipendenti dalla loro volontà» (e ci mancava che lo avesse fatto apposta). Una volta, nelle more di un colpevole sonnellino, il messaggio già surreale, «Chef Express, la ristorazione che viaggia…», fu inteso come «la restaurazione che viaggia» (che viaggia? Ma non era arrivata, già da tempo?).Ma dove il folclore prevale su qualsiasi altra funzione comunicativa è nel dettaglio per cui ogni messaggio viene ripetuto almeno in inglese, e nei casi più generosi anche in francese. L'idea che la prossima fermata sia San Benedetto del Tronto, infatti, non può essere colta da intelligenze non italofone se non nella forma: «Next stop San Benedetto del Tronto». Il turista che non sa l'italiano viene così addestrato a quanto gli capiterà durante il suo soggiorno con i menu dei ristoranti per turisti, con i portieri degli alberghi meno lussuosi e con la fantasiosa popolazione locale. Attraversando l'Italia continentale in treno, da Venezia a Reggio Calabria, da Ventimiglia a Lecce, la normale turnazione del personale a bordo procurerà poi all'esperto interessanti osservazioni sulla varietà della pronuncia della lingua inglese da parte dei diversi capitreno e addetti al microfono.

Fischi e sibili del non sempre impeccabile impianto voce, con qualche discreta imprecazione in sottofondo, introducono all' annuncio: e il pubblico viaggiante potrà capire quanto possa risultare problematica l'esecuzione della temi bile fricativa inglese «th» nel Ferrarese, ascoltare le rudezze marchigiane alle prese con il fatale «attention, please», collezionare, negli annunci che insistono sui concetti di «ricordare» e «non scordare», le più inaspettate varianti della pronuncia di remember, da «remembèr»a «remèmbere», fino a costrutti fonologici molto vicini al patrio e glorioso «rimembra» .

Il modello è sempre quello e possiamo riassumerlo nella formula: «ahò, goodbye»: ogni ferroviere costretto alla performance anglofona amplificata si dispone al suo compito, certamente sgradito, secondo le proprie attitudini.

Quella dominante è l'attitudine da mansionario: tocca farlo e lo si fa. Il messaggio anglofono verrà così eseguito due volte, una in italiano e l'altra in un inglese da vocabolarietto bilingue (<­<­ze trein... iu ar caindli request»), seguendo le medesime curve intonative, e nel minimo tempo occorrente.

Esiste però anche un'attitudine solenne, frequente ma non esclusiva prerogativa del personale di sesso femminile: il tono è più alto, l’inglese meglio scandito, l’incertezza mascherata da una certa coraggiosa baldanza.

Quale sfortunata vertenza sindacale, quale contropartita salariale, quale dispetto aziendale ha portato gli onesti ferrovieri a dover sottostare a un obbligo tanto penoso? La logica aziendale, che vuole che il treno, sia concorrenziale all'aereo, non sa far di meglio che copiare il modello di trasporto aereo, anche nei suoi difetti: e se solo al viaggio su rotaia fossero necessari pur vaghi dispositivi di sicurezza certamente anche nei treni verrebbero introdotte le scaramantiche dimostrazioni preliminari.

La lingua inglese, in questo contesto, fa ancora jet set e infatti per anni proprio sulla navetta che collega l'aeroporto di Malpensa al centro di Milano un bell' annuncio proclamava, favolosamente: «Next stop: piazzale Cadorna. Downtown».

La contemporanea strizzata d'occhio al glamour e alla globalizzazione fa superare d'un balzo l'ostacolo e abroga il senso del ridicolo.

A questi input dall'alto corrisponde poi uguale e contraria spinta dal basso, dove la pronuncia scaciata e il fondamentale disinteresse fanno capire che Alberto Sordi non è vissuto invano. E il messaggio finale risulta sorprendentemente veritiero. La globalizzazione è arrivata, i treni fanno finta di essere aerei, piazzale Cadorna è downtown, the next stop di San Benedetto del Tronto, ma nessuna paura: il maccherone è sempre qua. Thank you! .

A Trenltalia corsi per tutti
I nuovi assunti devono sapere /'inglese, giialtri lo studiano

Qualcuno già lo chiama il «Trenltalia English». È quello strano idioma che si diffonde sui treni alla partenza o in arrivo, è quel miscuglio di suoni con malcelati accenti dialettali che annuncia «come viene» l'apertura del vagone ristorante o la chiusura dell a caffetteria dove «si possono gustare bevande calde e fredde, squisiti tranci di torta e così via».

A chi gettare la croce addosso se, qualche volta, i turisti strabuzzano gli occhi ascoltando gli annunci sonori che proprio a loro sono diretti? Di chi è la colpa se, tra i viaggiatori in Eurostar, ci sono italiani che hanno familiarità con le lingue e storcono il naso (quando non scoppiano a ridere) ascoltando quelle pronunce non propriamente oxoniane?

“Noi teniamo molto alla clientela straniera.. assicurano dalla Trenltalia. Così si apprende che da due anni a questa parte, chi viene assunto deve conoscere anche la lingua inglese, a cominciare dai capitreno. Secondo la Trenltalia la lingua di Shakespeare è familiare ai due terzi del personale viaggiante (3 mila persone), mentre per tutti l'azienda mette a disposizione corsi di formazione e aggiornamento.

A fare gli annunci in inglese ai viaggiatori, tuttavia, sono anche i dipendenti della Cremonini, la società che gestisce il catering. “Verificheremo.. dicono dalla Trenitalia. (Paola Ciccioli)


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Panorama 26/1012006


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