Firenze, 17 e 18 ottobre: due giorni della lingua italiana.

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Firenze e due giorni della lingua italiana.

di Gianni Pezzano.

Quando ho cominciato a scrivere per questo sito due anni fa uno dei primi servizi è stata una serie di tre articoli sull’esito degli Stati Generali della lingua italiana a Firenze. Ora siamo a quasi una settimana dai nuovi Stati Generali e sarà interessante vedere i risultati del lavoro svolto nel frattempo.

Naturalmente per motivi storici e anche sentimentali, per chi conosce la città, Firenze è il luogo perfetto per una manifestazione del genere. Era la città di Dante e il teatro che fornì molti dei personaggi della sua Commedia che non è soltanto la nostra opera più importante, ma anche la base per la lingua che parliamo oggi.

Non farò un riassunto degli obbiettivi fissati alla fine della manifestazione del 2014 in questo articolo. In fondo, le intenzioni di allora non sono importanti, quanto i fatti compiuti da allora che saranno presentati ai partecipanti nel corso dei nuovi due giorni fiorentini.

Tuttavia già possiamo averne un’idea dal programma presentato sul sito del Ministero degli affari Esteri. La presenza di due esponenti della lingua italiana all’estero, Roberto Cincotto dell’Istituto della Cultura italiana di Varsavia e Stefano Assolari dell’Università di Cipro darà un contributo di chi ha contatti diretti con la realtà dell’insegnamento della lingua italiana all’estero, una lacuna notata già nel convegno del 2014.

Dalla lista, però, mancano esponenti dei livelli più bassi dell’insegnamento, cioè delle scuole dei vari paesi che conoscono con precisione i problemi di base per promuovere e mettere in azione i programmi didattici riguardanti la lingua italiana.

Nel suo discorso durante il primo convegno Mario Giro, il Vice Ministro agli Affari Esteri, ha presentato due cifre che hanno fatto capire la grandezza della comunità italiana all’estero. Nove milioni di emigrati italiani e oltre ottantacinque milioni di discendenti di emigrati italiani è una popolazione una volta e mezzo la popolazione attuale del Bel Paese. Per quel motivo, benché fosse la quarta lingua insegnata nel mondo, la cifra di trecentomila studenti della lingua italiana nel mondo è bassa in paragone al potenziale dei numeri citati.

Quindi, la presenza di chi ha esperienza diretta nelle varie realtà delle comunità italiane all’estero è essenziale per spiegare cosa bisogna fare per aumentare il numero di studenti nel mondo. E sia chiaro sin dall’inizio che i motivi non si limitano soltanto al livello di finanziamento alle scuole di lingua italiana all’estero da parte del governo italiano.

Nessuno mette in dubbio l’importanza della nostra lingua e della nostra Cultura a livello mondiale. Purtroppo, in convegni del genere i partecipanti sono proprio coloro che ne sono più convinti e molti di loro sono anche convinti che questa realtà sia evidente a tutti gli altri paesi. Da italo-australiano, nato e cresciuto nel sistema scolastico australiano, posso dire che questa realtà spesso non è percepita all’estero.

Come paese dobbiamo chiederci perché il governo francese ha più successo a livello internazionale per promuovere la loro cultura, come dimostrano le cifre dei turisti internazionali ai musei nel mondo. E il paradosso di questa situazione è che molto spesso i dirigenti dei musei francesi sono italiani.

È un quesito che dobbiamo farci seriamente e trovare la risposta giusta a questa domanda sarebbe il primo passo per superare le altre mete mondiali per far diventare la nostra Italia la meta turistica più importante del mondo.

Non dobbiamo limitarci, tuttavia, solo all’insegnamento della lingua italiana e alla promozione del turismo, ma anche ad altri aspetti della promozione della nostra Cultura. Due anni fa la mancanza dei grandi editori italiani era, almeno per chi scrive, uno dei misteri del convegno. Sappiamo tutti che la nostra industria editoriale non passa un periodo buono e gli Stati Generali dovrebbero essere il luogo adatto per aiutare a farlo uscire da questo impasse.

Anche in questo le cifre degli italiani all’estero dimostrano un mercato potenziale che nessuno, ancora, riesce a sfruttare nel senso giusto della parola. Solo il mercato degli italiani all’estero è più grande di quello domestico, ma che passi fanno gli editori per entrare in modo efficace in questo mercato? Lo stesso discorso vale per i giornali e le riviste italiani, siano essi prodotti in Italia che quelli delle varie comunità. Quella loro mancanza dimostra una mancanza inspiegabile di interesse nel mercato internazionale .

Ma le stesse cifre sono la prova del problema che deve essere affrontato in modo rigoroso con priorità assoluta. Gli emigrati italiani parlano e leggono la lingua italiana, ma non la stragrande maggioranza dei loro figli e nipoti. Dobbiamo capire che per vendere i nostri libri all’estero dobbiamo pensare a produrre i libri, i giornali e le riviste in versioni bilingue adatte alle esigenze di questi mercati. Dobbiamo renderci conto, noi in Italia, che non possiamo presumere una grande conoscenza della nostra lingua e della nostra Cultura da chi ha passato una vita all’estero.

I nostri libri, i nostri giornali, come anche i programmi televisivi trasmessi dalla RAI devono tenere conto anche di chi ha una conoscenza limitata della nostra lingua, della nostra Storia e della nostra Cultura. Non per mancanza di interesse nel loro patrimonio culturale, ma per via delle condizioni nei paesi di residenza. Queste opere devono essere presentate non solo in italiano, ma anche con traduzioni, oppure sottotitoli nelle varie lingue nazionali e alcuni giornali, come l’Italo-Americano a Los Angeles, l’hanno capito e già pubblicano articoli in entrambi le lingue.

I bellissimi documentari della RAI, come la serie davvero stupenda delle Signorie di RAI Storia devono essere trasmesse con sottotitoli nelle varie lingue e siti internet con spiegazioni in altre lingue per chi non legge o capisce l’italiano. È vero, sono spese in più, ma sono spese necessarie, perché produrre per un mercato limitato non basta per trovare un posto sul podio del mercato mondiale e non limitato solo agli emigrati e ai loro discendenti.

I due giorni di Firenze, la settimana prossima, saranno importanti per il futuro della nostra Cultura, ma solo se riusciremo a superare la nostra tendenza nazionale di esprimere solo intenzioni bellissime e trasformando invece in azioni concrete progetti per il futuro.

Senza scordare poi che questi progetti non si realizzano solo con un convegno di due giorni a Firenze ogni due anni. I progetti si realizzano con la partecipazione degli esponenti più importanti provenienti da altri paesi e, soprattutto, con il contributo di quegli enti italiani all’estero che forniscono gli insegnanti e le aule necessari per insegnare non solo ai discendenti degli emigrati, ma a tutti coloro che hanno un interesse nella nostra lingua e nella nostra Cultura.

Conosciamo l’ importanza della nostra Cultura nel mondo, ora dobbiamo farlo sapere al mondo intero.
(Da ilgiornaleweb.it, 11/10/2016).

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