Falso in bilancio, stop dall’Europa

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15/10/2004, La Repubblica, pag 1

Ora si pronuncerà la Corte di giustizia. Il parere era stato chiesto dai giudici milanesi del processo Sme
Falso in bilancio, stop dall’Europa
L’Avvocato generale: è una legge contraria alle norme Ue

ROMA – La Corte di Giustizia della Ue, attraverso il suo Avvocato generale, boccia la legge sul falso in bilancio di cui si è servito Silvio Berlusconi per stralciare la sua posizione dal processo Sme. La tedesca Juliane Kokott l'ha giudicata non conforme al diritto comunitario invitando i giudici italiani a non tenerne conto. La Corte dovrà ora prendere una decisione, ma intanto in Italia scoppia la polemica. Il centrosinistra con Luciano Violante plaude alla Kokott: quella legge «ci ha ridicolizzato davanti al mondo». Forza Italia, con gli avvocati Pecorella e Ghedini, replicano: «la richiesta della Kokott non è vincolante».
Dalla Ue ecco un altro duro colpo per Berlusconi, anche se per ora non definitivo. La Corte di giustizia del Lussemburgo, che verificala compatibilità delle leggi nazionali rispetto alle direttive comunitarie, con un suo avvocato generale, boccia le norme sul falso in bilancio approvate a settembre 2001 perché le sanzioni previste non sono «efficaci, proporzionate e dissuasive». Anche la scelta di procedere penalmente solo dopo la querela di parte e i tempi di prescrizione troppo brevi sono giudicati inadeguati. Di più: l'avvocato Juliane Kokott ritiene che, «senza adire preventivamente il giudice costituzionale», il giudice italiano possa «disapplicare una legge penale più favorevole adottata successivamente al reato, se e in quanto contrasti con la direttiva Eu» In soldoni: secondo Kokott, che veste i panni del pm, nei processi per falso in bilancio come quelli di Berlusconi e Dell'Utri andrebbe applicata la vecchia legge in vigore quando il reato fu commesso. Forza Italia, i due legali del Cavaliere Ghedini e Pecorella, il sottosegretario centrista alla Giustizia Vietti che seguì la discussione sul nuovo diritto societario, contestano le “conclusioni” dell'avvocato, «una parte del processo come lo è il pm italiano» Il centrosinistra esulta per un primo giudizio, che trova la condivisione del portavoce della commissione Ue Todd («confermato il nostro giudizio»), nel quale si riafferma la condanna delle leggi ad usum delphini del premier.
Un passo indietro: sono stati i giudici di Milano, nell'ottobre 2002 per Berlusconi e nel gennaio 2003 per Marcello Dell' Utri a rivolgersi alla Corte con l'obiettivo di capire se le norme italiane non fossero al di sotto della soglia comunitaria. Le cause sono state discusse, ieri Kokott ha concluso. Una lunga disamina dell'inadeguatezza penale rispetto alla gravità del reato visto che «pubblicare un bilancio falso vale come non presentarlo affatto». Il capitolo più delicato riguarda i giudici. Kokott non ha dubbi: devono «disapplicare» la legge in vigore e applicare la precedente perché, secondo il principio di prevalenza, la direttiva Ue prevale sulla legge nazionale inadeguata o sbagliata. La regola vale sempre in materia civile, finanziaria, amministrativa, ma è la prima volta che viene affermata in modo così perentorio in ambito penale. Se i giudici della Corte dovessero condividere l'enunciato della Kokott (spesso avviene così) che ne sarà di Berlusconi? I giudici potrebbero «disapplicare» le norme sul falso del 201)1 e risalire alle precedenti? Come Kokott scrive, in Italia vige il principio che all'imputato va applicatala legge più favorevole, in questo caso quella voluta da Berlusconi. I giudici potrebbero giudicare negativamente la condotta illecita, specificando che non è soggetta a sanzione. Potrebbero, ed è l'ipotesi più plausibile, ricorrere alla Consulta dove già pende un giudizio sospeso in attesa della pronuncia del Lussemburgo.
Come dice la responsabile giustizia dei Ds Fino cchiato «la materia è delicatissima perché coinvolge la sovranità dello Stato». Uno Stato dove «le leggi non possono essere così distanti dal diritto comunitario». Leggi, aggiunge il capogruppo ds Violante, che « ci hanno ridicolizzato ed esposto al ludibrio davanti al mondo». Una legge, per Pisapia di Rifondazione e legale di parte civile nel processo Sme, che “comporta l'impossibilità di giungere a una sentenza definitiva di condanna prima della prescrizione”. Una legge «illegittima e immorale» per Di Pietro. Una legge che Pecorella difende criticando la signora Kokott», «un giudice di nomina politica», per cui se passassero i suoi principi vorrebbe dire che «a fare le leggi non sono più i parlamentari, ma un tribunale i cui giudici sono designati dai governi nazionali, e quindi di nomina politica». Una legge che Ghedini, reduce da un lungo incontro con Berlusconi a palazzo Grazioli, giudica giusta mentre «far rivivere la precedente, che risaliva all'epoca fascista, periodo che piace a molti del centrosinistra per il suo spiccato statalismo, sarebbe un’aberrazione giudirica senza precedenti».

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