Expo Fiera rimandata in inglese.

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Quel refuso sui cartelloni di Expo
Fiera rimandata in inglese.

La scritta recita «But your ticket» invece che «Buy your ticket». Una «t» al posto della «y» che rende incomprensibile la frase. L’errore corretto con una toppa

di Federica Bandirali

La comunicazione su Expo di nuovo rimandata in inglese. Dopo i moltissimi strafalcioni sul sito ufficiale, ora è diventato un «caso» sbeffeggiato sul web quello del totem di Fiera Milano che invita i turisti a comprare un biglietto per Expo. La traduzione inglese della frase «Acquista in fiera il tuo biglietto» è stata vittima di un refuso. La scritta recita infatti «But your ticket» invece che «Buy your ticket». Una «t» al posto della «y» che rende incomprensibile la frase («but» significa «ma»). Un errore che ha costretto FieraMilano a correre ai ripari, mettendo una vera e propria toppa sulla lettera sbagliata.

Ma non finisce qui: in inglese di solito le date non si scrivono 1 May – 31 October, come invece si legge nella traduzione, diciamo così, «all’italiana». Semmai «May 1st» e «October 31st», o «1st of May», «31st of October». Doppio errore in un unico totem che dovrebbe rappresentare la Milano pronta per ospitare milioni di persone da tutto il mondo. Urge corso intensivo di recupero: May 1st (il Primo Maggio) è vicino.
(Da milano.corriere.it, 19/3/2015).

What a fiasco!

Cari Italians, caro Severgnini, l’inglese pieno di strafalcioni della costosa pubblicità dell’Expo-Fiera di Milano ha messo in ridicolo, ancora una volta, gli ingloriosi sbandieratori del gergo anglo-americano dello Stivale, rivelatisi incapaci di redigere persino delle semplici scritte in inglese (“Expo: what a verybella figur!” – http://bit.ly/1FOruh9 ). Ma gli italiani, cosa volete, sono anglofoni creativi. E la lingua inglese paga il prezzo della “creatività” italiana (alla “sciuscià”). Nella penisola, le parole d’accatto inglesi sono mal usate, mal capite, o ridotte a una sola delle loro accezioni originarie. E sono mal pronunciate. Ma nessun avverte il ridicolo della cosa, perché nel paese dove tutti vogliono apparire alla moda, la dignità nazionale non è mai di moda. Siamo noi all’estero, e non i rimasti in patria, a dover poi cercare di spiegare agli allievi d’italiano, avidi di bellezza italiana, per quale strana ragione, nella penisola, giornali, radio, TV, e gli stessi governanti si gargarizzino con parole e frasi tratte da una lingua che non conoscono. L’inglese “ufficiale” della cerchia degli specialisti, addetti alle redazioni e traduzioni per la Fiera di Milano, è uscito “con le ossa rotte” da questa ulteriore incursione linguistica da armata Brancaleone. L’inglese della madonnina, insomma, “è andato in tilt” (per usare quest’espressione più facile da capire per gli italiani). Possiamo comunque consolarci perché alla scrittura maccheronica della Fiera degli orrori non si è aggiunta la pronuncia maccheronica, trattandosi di testi scritti. A commento di questi strafalcioni di scrittura, tra cui l’invito a comprare con un “Buy” scritto “But” – forse trasformazione inconscia del “però ” con cui iniziano tante frasi italiane, “sì, però…” o forse perché il tasto della “y” e della “t” sono contigui -“What a fiasco!” direbbero gli inglesi, e “Quel fiasco!” i francesi. Ma rischierebbero di non essere capiti dagli italiani che hanno da tempo sostituito il “fiasco”, che faceva troppo provinciale, con il “flop” di sapore hollywoodiano.
Claudio Antonelli, c.antonelli@videotron.ca
(Da italians.corriere.it, 22/3/2015).

 

 




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