EUROZONA, SERVE L’UNIONE POLITICA IN TEMPI RAPIDI

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EUROZONA, SERVE L'UNIONE POLITICA IN TEMPI RAPIDI

Chiariamo innanzitutto un punto: la disciplina dei bilanci nazionali è necessaria e improcrastinabile nell’Eurozona e nell’intera Unione. Occorre ridimensionare il peso del settore pubblico nell’economia europea, e in particolare in quella italiana, per ridare spazio, fiato e gambe all’iniziativa privata, portando avanti il processo di risanamento della finanza pubblica nei paesi gravati da un livello elevato di stock di debito o da un insopportabile disavanzo.
L’Eurozona nel suo complesso sta meglio di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone quanto a debito e deficit pubblici e a molti altri importanti indicatori economici. Ma non ha un Tesoro a fare da contraltare alla Banca Centrale perché non ha unità politica. Perciò i mercati attaccano l’Eurozona ma non attaccano gli Stati Uniti, il Regno Unito ed il Giappone.
Chiariamo un altro punto: senza crescita e senza sviluppo, da un punto di vista economico e sociale, non c’è risanamento da un punto di vista politico, con un crollo del consenso che rende difficile l’adozione delle misure necessarie di risanamento finanziario. I governi europei sembrano avere le idee chiare su cosa vuol dire disciplina dei bilanci nazionali ma balbettano parole vaghe quando si devono decidere misure europee per la crescita e lo sviluppo.
Essi devono sapere che misure parziali, che non prevedano la messa in atto con urgenza di un Piano di Sviluppo che accompagni la manovra di risanamento dei conti pubblici, difficilmente avranno il sostegno dell’opinione pubblica.
Ma la disciplina di bilancio non sarà soprattutto efficace se non sarà sottoposta al vincolo ineludibile della disciplina democratica che implica, nei loro rispettivi livelli di competenza, il coinvolgimento non formale ma sostanziale del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali.
Votando la risoluzione proposta da radicali, repubblicani ed altri, il Parlamento italiano ha preso un impegno solenne: se l’accordo internazionale sul rafforzamento dell’Unione economica firmato dai governi rispetterà il vincolo della disciplina democratica una sessione parlamentare straordinaria sarà convocata per una rapida autorizzazione alla ratifica prima dell’entrata in vigore del Meccanismo Europeo di Stabilità.
Il testo che sarà politicamente approvato oggi dai capi di Stato e di governo di tutti i paesi dell’Ue, con l’esclusione del Regno Unito di Cameron, contiene parole vaghe sulla crescita e lo sviluppo essendo evidente che essi possono essere garantiti solo da misure europee proposte dalla Commissione e decise dal Consiglio insieme al Parlamento europeo e non da un accordo internazionale. In una prospettiva a medio termine e cioè nella programmazione finanziaria 2014-2020 queste misure dovranno essere garantite da un bilancio che sia strumento essenziale di quella che ho chiamato «federazione leggera».
Al punto in cui sono arrivati i negoziati fra i 26 e nonostante la buona volontà e l’impegno del governo italiano e della delegazione del PE, è difficile immaginare che questo accordo intergovernativo – voluto dalla cancelliera Merkel per placare i suoi euroscettici – possa contenere innovazioni significative sul piano degli impegni per la crescita e per la disciplina democratica. Per questo mi pare condivisibile la proposta del Parlamento europeo della «clausola di decadenza» e cioè una sanzione automatica di disattivazione dell’accordo nel caso in cui esso non sarà integrato entro una data precisa (io propongo entro il 31 dicembre 2015) nel diritto dell’Unione. Mi auguro che il governo italiano – poiché il PE ha solo lo status di osservatore nel negoziato – possa farsi carico di questa proposta.
Ma quel che è più importante è la precisazione dell’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa definendo gli elementi essenziali del progetto, il metodo e l’agenda. Il Parlamento italiano, votando la mozione unitaria e quella proposta dai deputati e senatori radicali ha impegnato il governo a sottoscrivere – insieme ad altri partner europei – una dichiarazione che accompagni l’accordo internazionale ispirandosi al modello della dichiarazione 23 sul futuro dell’Europa annessa al Trattato di Nizza su proposta di Giuliano Amato e Gerhard Schroeder e sottoscritta dai governi dei paesi fondatori delle Comunità Europee.
Prendendo a prestito le parole della cancelleria Merkel a proposito dell’orchestra europea, bisogna mettere in musica una visione di Unione politica: la Commissione come governo, un parlamento forte, un Consiglio come seconda camera, la Corte di Lussemburgo come Corte Suprema nel quadro di una più grande responsabilità comune degli Europei per la crescita e lo sviluppo. Di questa musica abbiamo bisogno in tempi rapidi e non alla fine del lungo processo immaginato dalla cancelleria Merkel.

di Emma Bonino

la Stampa, pag 35
30/01/12




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