Europeismo inglese sì, ma con riserve.

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EUROPEISMO INGLESE SÌ, MA CON RISERVE.

Gli inglesi non sono ostili nei riguardi dell’Europa, ma non se la sentono di appartenere all’Unione a pieno titolo. Sono delusi da una politica comunitaria non convincente o forse da una cooperazione non al top tra le nazioni del Vecchio Continente?
Carlo Radollovich , carlo.radollovich@libero.it

Caro Radollovich,
Non è questione di sentimenti. Gli inglesi sono europei, sanno di esserlo e sono consapevoli dell’importanza che le vicende del continente hanno sempre avuto per il loro futuro. Ma hanno ancora un capitale imperiale a cui non intendono rinunciare: la lingua, che hanno contribuito a diffondere nel mondo molto prima degli Stati Uniti, una piazza finanziaria attrezzata per gestire i portafogli dell’economia globale, una eccellente fabbrica di élite nei suoi collegi e nelle sue università, una diplomazia e un servizio di intelligence da grande potenza, una relazione speciale con gli Stati Uniti, un seggio permanente al Consiglio di sicurezza. Non possono fare a meno dell’Europa, da cui dipende in buona parte la loro economia, ma non intendono legare il loro destino a una istituzione che ha progressivamente ridotto la sovranità dei suoi membri e (giustamente a mio avviso) intende continuare a farlo.

Per un certo periodo, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’Inghilterra credette di potere raccogliere intorno a sé tutti i Paesi che non appartenevano al nucleo continentale del Mercato Comune, e creò con essi una grande zona europea di libero scambio. Ma l’Efta non decollò e il grande successo del Mercato Comune persuase Londra che doveva adattare la sua politica economica alla realtà.

Qualche anno dopo, l’Inghilterra divenne membro della Comunità economica europea, ma non tardammo a capire che non aveva rinunciato alle sue ambizioni mondiali e aveva scelto l’Europa per meglio evitare, dall’interno, che la Comunità diventasse una grande organizzazione integrata. Da allora la sua politica europea ha oscillato fra due formule: rallentare e diluire il processo unitario, oppure, quando fosse impossibile, pretendere di essere esonerata dall’osservare gli obblighi che non le erano graditi. Questo scenario si ripeterà nei prossimi mesi quando gli inglesi saranno chiamati a decidere se, e a quali condizioni, siano disposti a restare nell’Unione europea. Spero che Bruxelles e Strasburgo non permettano a Londra di evitare la scelta facendole qualche ulteriore favore. Sergio Romano
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 30/12/2014).




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