EUROPEI Troppe paure e pochi Nobel

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EUROPEI Troppe paure e pochi Nobel


Si ha l'impressione che l'Europa. particolarmente a quasi giorno per giorno la propria inferiorita non solo economica rispetto agli Usa. partire dall'entrata in vigore dell'euro, quasi fosse stata impaurita dalla dimensione del passo compiuto. Sia entrata in un processo paralizzante di autoanalisi : prima, scoprendo che il nuovo contestomonetarionon produceva miracolosamente maggiore crescita. Poi verificando quasigiorno per giorno la proria inferiorità, non solo economia rispetto agli USA. Vecchio Continente è in crisi d'identita dall'introduzione della moneta unica, In realta ci sono le premesse per una ripresa economica sostenuta Europei: troppe paure e poco lavoro.Per recuperare terreno nel confronto con gli Usa la strada è sfornare intelligenze da Nobel Verifica tanto piu penosa se si pensa che questi sono divenuti in questo breve arco di tempo ill simbolo di tutto ciò che l'Europa non vuol essere, infine, sentendo di perdere la partita anche con le emergenti realtà asiatiche.Il contesto economico mondiale e profondamente diverso da quello di qualche mese fa: siamo in presenza di una ripresa economica generalizzata e sincronizzata in tutto il mondo. Negli Usa la crescita e tornata ai livelli del 2000 con margini di profitto per le imprese ai record storici mai sperimentati almeno a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, in una situazione generale piu equilibrata in cui i risparmi delle famiglie sono aumentati e le condizioni finanziarie dei mercati e della politica monetaria rimangono sostanzialmente accomodanti. In Europa ci sono molte premesse per una ripresa della cre-scita a ritmi anche piu vivaci che negli Stati Uniti: la maggior capacita di spesa del consumatore europeo meno indebitato di quello americano, i livelli ormai bassi degli investimenti fissi, il minor tasso di capacità utilizzata, le condizioni accomodanti della politica monetaria, la sostanziale tenuta delle esportazioni anche in presenza di un rafforzamento dell'euro sono tutte circostanze che indicano la possibilita nel corso del 2004 di una ripresa della crescita europea a un ritmo superiore a quello del trend di lungo periodo.Eppure l'europeo vive la condizione presente con disagio: troppe volte ha visto queste premesse non realizzarsi. E, mentre i suoi vari governi cercavano spie-gazioni che non suonassero critiche del loro stesso operato, vedeva l'economia americana espandersi ad un tasso di crescita di lungo periodo maggiore del 25% di quello europeo e soprattutto vedeva il reddito procapite Usa, gia superiore del 30% crescere piu velocemente di quello europeo. La guerra in Iraq ha, con le amare diversita di vedute che hanno accompagna-to la sua dichiarazione, drammaticamente illuminato questi confronti: la spesa militare americana e pari a vari multipli del totale del resto del mondo. Le prime quattro società mondiali sono americane: Microsoft, Wal Mart, GE, Citigroup, al quinto posto troviamo una societa inglese, Vodaphone, per poi riprendere con un elenco che vede solo societa americane ai primi posti. Per inciso, Wal Mart e probabilmente anche la società che occupa più persone al mondo con 1.200.000 occupati. Analoghe considerazioni si derivano dal confronto tra la dimensione del mercato azionario Usa che e pari anch'essa a vari multipli di quella di tutti imercati della zona dell'euro nel loro insieme.Ed infine, il paragonepiu rivelatore della differenza tra le due aree,ma anche quello che piu sembra indicare la strada da percorrere per noi europei: dall'inizio del 1900 a oggi, i premi Nobel dati a scienziati americani sono circa 8 volte quelli dati a tutti gli altri scienziati del resto del mondo.Piu recentemente l'europeo ha scoperto la Cina, il Brasile, l'India e La produttivita ein linea conquella degli americani, ma da noi la settimana e piu «corta» la Russia. Con non poche ipotesi circa gli andamenti futuri delle economie di questi paesi: in meno di 40 anni raggiungeranno una dimensione maggiore delle economie dei sei paesi piu industrializzati. A quella data, in effetti, lo stesso concetto di G7 avra perso di significato: solo gli Usa e il Giappone ne farebbero parte, mentre gli altri attuali membri sarebbero stati ridotti al rango di paesi “normali”, E' prevedibile che questo spostamento nell'asse del potere mondiale avvenga piu velocemente di quanto possiamo immaginare oggi: queste stesse proiezioni ci dicono che la prima fase di questo periodo e an-che quella in cui queste economie cresceranno piu velocemente fino a raggiungere una dimensione pari alla meta delle economie del G7 gia nel 2025.A queste sfide la reazione psicologico-politica dell'europeo e impau-rita, e difensiva, si concentra su cio che a suo avviso “non va ” nel modello dei concorrenti: il famoso liberi-smo sfrenato del sistema economico Usa, il dumping, le violazioni delle leggi sulla proprieta intellettuale in Cina. Sono osservazioni che contengono delle verita ma che non possono essere considerate come il motore primo dei successi di que-sti paesi. Ma il punto e che, detto questo, l'Europa continua a perde-re questi confronti e con essi rile-vanza economica e politica e di cio l'europeo e profondamente insoddi-sfatto.Per meglio comprenderci forse e utile guardare all'opinione che di noi si ha nel resto del mondo. L'Europa è vista come un'area di stabilità e di ricchezza dove la gente e pa-gata per non lavorare, dove la produttivita e bassa e le tasse sono alte, dove le opportunità della rivoluzione tecnologica degli anni '90 non sono state sfruttate appieno, dove la presenza dello Stato


CORRIERE DELLA SERA p.1

18.04.2004
di MARIO DRAGHI

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