EUROPANNE: L’EUROPA AL BIVIO DI ERCOLE

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Editoriale || EUROPANNE: L’EUROPA AL BIVIO DI ERCOLE

La crisi di Cipro ricorda l’urgenza di una decisiva scelta tra sovranità europea e sovranità nazionali.

In via Poerio a Milano, tra via Pisacane e piazza Risorgimento, al civico 37 c’è una targa che ricorda come in quell’edificio nell’agosto del 1943, appena un mese dopo la caduta del governo Mussolini, un gruppo di trentenni diede vita al Movimento Federalista Europeo.
Tra i giovani raccolti a casa di uno di loro, Mario Alberto Rollier, c’erano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Leone Ginzburg, Vittorio Foa. Giovani visionari nei quali la tragedia della guerra non aveva cancellato il sogno di una Europa federata e in pace. Due di loro, Leone Ginzburg ed Eugenio Colorni, sarebbero caduti vittime della milizia fascista appena un anno dopo, Colorni ucciso a Roma pochi giorni prima dell’arrivo delle truppe americane.
Il Movimento Federalista Europeo ha celebrato venerdì 22 marzo a Milano i suoi settanta anni di storia, e qualcuno ha ricordato che se il Movimento è sopravvissuto a fallimenti ed eclissi è di per sé prova di un sentimento di unione europea più forte di quanto non si avverta, aspirazione ad un luogo non solo geografico ma giuridico e politico, casa della comunità di destino dei popoli d’Europa.
La storia europea del secondo dopoguerra si è sviluppata nella costante interazione tra fatti e singole personalità, i progressi sono stati resi possibili dalle circostanze e dall’azione dei protagonisti: in principio furono i federalisti di via Poerio, poi De Gasperi, Schumann, Adenauer, Monnet, più recentemente Delors, Mitterand, Kohl, Padoa Schioppa, Prodi, Ciampi.
Da allora la separazione tra riformisti e conservatori non è più marcata dal fossato ideologico della destra e della sinistra ma tra chi esorta ad una Europa federale, dove gli Stati condividano il peso del debito e concertino iniziative a sostegno della crescita, e chi difende le prerogative degli Stati nazionali, pensando l’Europa come area di cooperazione commerciale. La soglia del disagio sociale è arrivata al punto da porre l’Europa di fronte alla scelta decisiva, colmare l’ultimo tratto verso i quattro “building blocks” (unione bancaria, fiscale, economica, politica), oppure acconciarsi ad essere una espressione geografica con accordi commerciali privilegiati. 
E’ la scelta tra le Due Vie che nella mitologia greca è rappresentata da Ercole al bivio tra Virtù e Vizio, nella semplificazione cinematografica dalle pillole blu e rossa della scelta tra Finzione e Realtà.“Ecco apparirgli due donne. L’una, riconosciuta da tutti come Virtù, ha un aspetto sano e nobile, la pulizia dello stile è il suo unico ornamento, ed essa si avvicina con sguardo modesto e portamento pudico. L’altra, conosciuta dagli amici come Felicità, dai nemici come Vizio, ha forme morbide ed esuberanti, truccata, così da sembrare più bianca e più rossa di quanto non sia nella realtà, mentre le vesti non lesinano la vista delle sue grazie. 
Entrambe gli promettono, ciascuna a modo suo, di condurlo alla felicità, l’una mediante il piacere vale a dire percorrendo la via “più piacevole e comoda”, l’altra attraverso fatiche e pericoli, e cioè salendo per un sentiero “lungo e difficile” (Ercole al Bivio, Erwin Panofsky 1930). 
Il bivio è la questione decisiva, e la stessa risoluzione della crisi di Cipro si incastona nella scelta tra “la via più piacevole e comoda” e quella del sentiero “lungo e difficile”. Si tratta di coinvolgere e mobilitare (finalmente) i cittadini nei processi che hanno effetti concreti sui loro standard di vita. Nel gruppo di via Poerio del 1943 vi era Ursula Hirschman, poi moglie di Altiero Spinelli e sorella di Albert Hirschman, economista e scienziato sociale scomparso lo scorso dicembre. 
Nel suo lavoro forse più famoso “Exit, Voice and Loyalty” del 1970 anche Hirschman è in qualche modo alle prese con il bivio di Ercole. I membri di ogni comunità hanno sostanzialmente tre opzioni: restare leali (loyalty), andarsene (exit) o protestare (voice). In un tempo segnato da novità e altrettanta incertezza l’”uscita” è un rischio troppo alto, è preferibile partecipare e condividere, far sentire la propria voce, incidere sui cambiamenti e, per chi crede alla comunità di destino dei popoli europei, “forzare la mano” nel superare le sovranità nazionali. Un modo per dare concretezza alla sintesi di Tommaso Padoa Schioppa “agli Stati il rigore, all’Europa la crescita”.
La vicenda di Cipro ha evidenziato, di nuovo, la fragilità della costruzione europea. Noi andiamo dicendo da tempo che “un’altra storia è possibile” e che la più ampia diversificazione affranca i portafogli dalla “dittatura dello spread”. I tassi reali bassi o negativi non sono una novità di oggi: la repressione finanziaria incoraggia l’investimento azionario, ad esempio nel settore dei beni di lusso sostenuto dalla domanda delle economie emergenti e antidoto anti inflazionistico (vedi L’Alpha e il Beta del 3.4.2013). La diversificazione si può cercare nei temi pluriennali come la transizione energetica, l’agricoltura, le infrastrutture, l’health care, in temi regionali come l’area asiatica (India, Indonesia, Cina), la nuova Europa, l’Africa. In luogo di titoli di stato con rendimenti inesistenti e “ostaggio” della volatilità degli spread, si guardi ancora alle obbligazioni governative e societarie delle economie emergenti. Nel dubbio tra Vizio e Virtù “è nota la scelta di Ercole” scrive Panofsky. Anche i portafogli sono al bivio tra la consolazione del noto (investimenti nell’area euro, a costo di pericolose ridondanze) e l’apertura alle “Nuove Opportunità Globali”.

Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di Swiss & Global Asset Management (Italia) SGR

25 marzo 2013




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