Europa-Stati Uniti, partita aperta

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Europa-Stati Uniti, partita aperta


Un dibattito sui rapporti tra Vecĉio Continente e Stati Uniti, anche alla luce delle ultime, tragiche rivelazioni sulle torture dei prigionieri iracheni ad opera dei militari Usa. Ma anche il punto sull’amicizia <­<­incrinata>>tra le due sponde dell’Atlantico e le <­<­mancate occasioni dell’Europa>>. Si è parlato di questo, ieri, al Circolo della Stampa di Milano, in occasione dell’uscita del nuovo libro del politologo Massimo Teodori. L’Europa non è l’America(Mondadori), in un incontro in cui sono intervenuti alcuni nomi illustri del giornalismo e della culura.
Stefano Folli, direttore del <­<­Corriere della Sera>>: <­<­Teodori riprende il pensiero di Glucksmann, quando parla di nichilismo che affligge l’Europa, vista comre un fantasma politico e istituzionale . M aquello che non si vede mai perdere di vista è la civiltà giuridica, che in Iraq è stata calpestata proprio dagli americani>>.
Ancora più critico l’economista Michele salvati: <­<­L’Europa continente senz’anima?
Può essere, anche se gli Stati Uniti quest’anima ce l’hanno, a volte, persino in abbondanza. Il problema è che l’Europa non è un grande Paese, ma la somma di tanti Paesi “medi”, seppure con un una lunga storia. In questo momento persino molti osservatori moderati, spinti dalle tragiche rivelazioni sulle torture, si stanno chiedendo se non sia il caso di andarsene dall’Iraq>>.
Mario Cervi, editorialista del <­<­Giornale>> ha, invece, un opinione diversa:<­<­La prima reazione che ho avuto quando è venuto fuori il bubbone delle torture non è stata di avversione per gli Usa, ma piuttosto un ammirazione per il coraggio con cui questa storia è stata tirata fuori dagli stessi americani. A mio parere si sta troppo enfatizzand, poi, l’esistenza di un blocco islamico, quando l’islam è quanto mai diviso al suo interno, molto più d’Europa e Stati Uniti>>.
Sergio Romano, ex diplomatico e firma del <­<­Corsera>>, non risparmia stoccate all’amministrazione Bush:<­<­Nei fatti ha fallito. Fin dall’inizio si è caratterizzata per tre fattori fortemente ideologici, a volte in contrasto tra loro: il suo fondamentalismo cristiano, il realismo politico che spesso è sconfinato nel cinismo, e l’aziendalismo che ha fatto si che tutto fosse appaltato. Anche larghe fette dell’esercito>>. Risponde Massimo Teodori:<­<­ Non sono mai stato un ammiratore dell’America di Bush, visto che il suo fondamentalismo può produrre delle involuzioni a livello della democrazia. La politica dei neoconservatori, però ha anche avuto un aspetto positivo, e introdurre in politica estera una visione intervenista contro lo status quo. Le torture? Se Rumsfeld non si dimetterà condannerà l’America ad un duro giudizio della storia>>

L’Avvenire p, 26
11-05-04
di Massimo Teodori
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