Europa si ma quale spazio per il diritto?

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24/08/2004, Avvenire, pag. 1

EUROPA SÌ MA QUALE SPAZIO PER IL DIRITTO?

Di Giorgio Ferrari
La fuga di Cesare Battisti, latitante italiano condannato a quattro ergastoli e rifugiatosi da svariati anni a Parigi, al di là dell'imbarazzo nel quale ha comprensibilmente gettato le autorità francesi (nulla di più annunciato di questa “sparizione”, dopo che la domanda di estradizione da parte dell'Italia era stata accolta), pone problemi niente affatto nuovi e al tempo stesso mai veramente risolti. Il primo di essi – il principale, diremmo – è l'assenza di un idem sentire, di una effettiva comunanza di spiriti e di intenzioni all'interno della famiglia europea che impedisce di fatto l'instaurarsi di uno spazio giuridico comune. Uno spazio nel quale dubbie concezioni giuridico-politiche come quella che per lungo tempo è andata sotto il nome di dottrina Mitterrand” (di fatto un salvacondotto sine die concesso a btigatisti e terroristi italiani, ma solo di sinistra) non abbiano più luogo ne cittadinanza; dove il concetto di diritto e di obbligatorietà dell'azione penale sia egualmente e da tutti condiviso; dove non esistano – su modello dei tanto esecrati paradisi fiscali – dei “paradisi legali” che pongano criminali comuni, omicidi rei confessi, pluripregiudicati al riparo di un'esile cortina ideologica, eretta a suo tempo – come nel caso francese – in nome di un malinteso senso della distinzione nella vicinanza. In ossequio a questa pelosa dottrina si sono udite in questi giorni le più celestiali scempiaggini: dalla depressione che giustificherebbe la “scomparsa” di Battisti alla crudeltà dello Stato-vendicatore italiano, che insisterebbe proditoriamente nel voler eseguire una sentenza per una serie di reati commessi ben venticinque anni prima, fino a toccare quasi fisicamente la longa ma
nus di quella organizzata catena di solidarietà che si è stesa attorno al tracotante Battisti, un pluriomicida che – non dimentichiamolo mai – si è varie volte e pubblicamente vantato dei delitti commessi. Di tutti i modi per giustificare il proprio passato criminoso, questo ci pare francamente il peggiore. C'è chi si è improvvisato cattivo maestro, chi ha invocato pietà e perdono, chi ha cercato fumose teorie socio-antropologiche per legittimare i propri comportamenti, chi si è rifugiato in involuzioni semantico-lessicali degne di un trattamento psichiatrico, ma forse nessuno come Battisti è arrivato al punto di accusare altri di volere perseguitare un omicida come lui è. Ed è in forza di obbrobri morali di questa fatta che torniamo a invocare sul serio quello spazio giuridico europeo che ancora non c'è e prima di esso quel comune sentire senza il quale nessun dispositivo, nessuna norma, nessun labirinto normativo possono davvero essere efficaci, nemmeno il mandato di cattura europeo, necessario e urgente quanto necessaria e urgente è la revoca di certe superate sensibilità.
Diciamocelo una volte per tutte: attorno ai rifugiati politici italiani a Parigi gravita un mondo residuale e sconfitto dalla storia, e pur tuttavia reso ancora vitale da un pregiudizio nei confronti dell'Italia che in Francia resta sfacciatamente forte. In questo sordo lassismo si colloca la fuga di Battisti.
Sono molti gli ostacoli da rimuovere prima che l'Unione europea possa davvero chiamarsi tale. Occorreranno anni, forse decenni per raggiungere quel traguardo. Ma sono passi da compiere, in ogni direzione possibile, senza voltarsi indietro.

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