Europa prigioniera dei suoi principi

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Europa prigioniera dei suoi principi

LIVIO CAPUTO

Il terrorismo islamico investe l’Europa,ma un’Europa ancorata ai principi del garantismo è ancora alla ricerca di strumenti adeguati per difendersi:questa,in sintesi,è la conclusione di una inchiesta sulla situazione giudiziaria nei principali Paesi dell’Unione,a quasi tre anni da quell’11 settembre che,da un giorno all’altro,ha costretto tutti ad alzare la guardia. Il caso limite è costituito dalla Gran Bretagna,dove su 544 persone arrestate per sospette attività terroristiche tra l’attentato alle Torri Gemelle e lo scorso gennaio solo sei hanno potuto essere condannate,ed è stato necessario un mandato di cattura americano per mettere le manette ad Abu Hamza Masri,pur indiziato da tempo di essere una longa manus di Osama Bin Laden sulle rive del Tamigi. Ma negli altri Paesi la situazione non è molto migliore. In Germania due processi-chiave contro personaggi coinvolti nella preparazione dell’11 settembre si sono risolti uno in un’assoluzione,e l’altro nell’annullamento del processo per la mancata escussione di un teste della difesa. In Spagna la polizia,dopo avere effettuato dozzine di arresti per complicità negli attentati di Madrid,incontra enormi difficoltà a raccogliere le prove necessarie per rinviarle a giudizio. In Olanda,due individui accusati della preparazione di un attentato all’ambasciata Usa sono stati prosciolti perché la Corte non ha ammesso prove fornite in maniera anonima dal controspionaggio. In Italia,a fronte di alcune condanne contro cui peraltro è già stato interposto appello,dobbiamo registrare l’assoluzione dei nove marocchini sospettati di preparare un attentato all’ ambasciata americana a Roma,di tre egiziani arrestati ad Anzio in possesso di una forte quantità di esplosivo e di un gruppo di pachistani accusati di avere preparato a Napoli un attentato contro un ammiraglio britannico. Le cause di queste difficoltà sono individuate ora nella grande segretezza in cui operano le cellule fondamentaliste ,ora nella diffusa omertà che le protegge,ora nella impossibilità di ricorrere alle deposizioni di membri dei servizi segreti o di informatori che devono restare nell’ombra. Ma spesso,a preservare i presunti terroristi dalla condanna è una combinazione tra leggi garantiste e magistrati indulgenti,i quali finiscono spesso-magari per vizi di forma- con il lasciare in libertà anche individui che le autorità di polizia ritengono altamente pericolosi. Le organizzazioni islamiche,spalleggiate da associazioni per i diritti dei cittadini,accusano invece gli inquirenti di avere effettuato,sotto la pressione di un’opinione pubblica spaventata,indagini mal dirette ed arresti immotivati che la magistratura non poteva fare a meno di liquidare. I governi europei sono talmente consci della difficoltà di ottenere dai tribunali condanne definitive per gli indiziati di complicità con il terrorismo islamico,che sono alla costante alla ricerca di metodi alternativi per contrastarne l’offensiva. E’ di ieri la notizia che la Spagna ha espulso nei giorni scorsi due musulmani sospettati di complicità negli attentati di Madrid dell’11 marzo,già fermati,interrogati e rilasciati per mancanza di prove. Un dirigente della polizia ha commentato così la notizia:”Che cosa possiamo fare quando non disponiamo degli elementi per arrestare una persona,ma abbiamo egualmente la certezza che conosceva,incoraggiava e sosteneva attività terroristiche ?”. La Francia ha fatto ricorso allo stesso sistema nei confronti di alcuni imam accusati di incitare i loro fedeli alla rivolta e anche l’Italia ha sperimentato un paio di volte questo metodo(suscitando le immancabili proteste della sinistra). La Germania,dal canto suo,è sul punto di passare una nuova legge molto discussa che dovrebbe –per dirla con un funzionario del ministero degli Interni-“consentire al Paese di liberarsi degli elementi che più minacciano la sua sicurezza”.

Lo strumento delle esplosioni amministrative peraltro,potrebbe non essere sempre sufficiente a quell’opera di prevenzione indispensabile a impedire gli attentati,oltre a consentire agli individui che ne sono colpiti di continuare la loro attività all’estero. Sia la Gran Bretagna,sia la Francia,pur restando critici del cosiddetto “metodo Guantanamo”adottato negli Stati Uniti,hanno perciò dato spazio – nel quadro delle nuove leggi antiterrorismo- all’istituto della detenzione preventiva,ma anche questo ha limiti precisi. “Siamo – ha concluso un dirigente dei servizi di sicurezza britannici- nella condizione di chi deve catturare con le mani un serpente a sonagli,senza disporre dell’antidoto contro il suo veleno”.

Europa prigioniera dei suoi principi

LIVIO CAPUTO

Il terrorismo islamico investe l’Europa,ma un’Europa ancorata ai principi del garantismo è ancora alla ricerca di strumenti adeguati per difendersi:questa,in sintesi,è la conclusione di una inchiesta sulla situazione giudiziaria nei principali Paesi dell’Unione,a quasi tre anni da quell’11 settembre che,da un giorno all’altro,ha costretto tutti ad alzare la guardia. Il caso limite è costituito dalla Gran Bretagna,dove su 544 persone arrestate per sospette attività terroristiche tra l’attentato alle Torri Gemelle e lo scorso gennaio solo sei hanno potuto essere condannate,ed è stato necessario un mandato di cattura americano per mettere le manette ad Abu Hamza Masri,pur indiziato da tempo di essere una longa manus di Osama Bin Laden sulle rive del Tamigi. Ma negli altri Paesi la situazione non è molto migliore. In Germania due processi-chiave contro personaggi coinvolti nella preparazione dell’11 settembre si sono risolti uno in un’assoluzione,e l’altro nell’annullamento del processo per la mancata escussione di un teste della difesa. In Spagna la polizia,dopo avere effettuato dozzine di arresti per complicità negli attentati di Madrid,incontra enormi difficoltà a raccogliere le prove necessarie per rinviarle a giudizio. In Olanda,due individui accusati della preparazione di un attentato all’ambasciata Usa sono stati prosciolti perché la Corte non ha ammesso prove fornite in maniera anonima dal controspionaggio. In Italia,a fronte di alcune condanne contro cui peraltro è già stato interposto appello,dobbiamo registrare l’assoluzione dei nove marocchini sospettati di preparare un attentato all’ ambasciata americana a Roma,di tre egiziani arrestati ad Anzio in possesso di una forte quantità di esplosivo e di un gruppo di pachistani accusati di avere preparato a Napoli un attentato contro un ammiraglio britannico. Le cause di queste difficoltà sono individuate ora nella grande segretezza in cui operano le cellule fondamentaliste ,ora nella diffusa omertà che le protegge,ora nella impossibilità di ricorrere alle deposizioni di membri dei servizi segreti o di informatori che devono restare nell’ombra. Ma spesso,a preservare i presunti terroristi dalla condanna è una combinazione tra leggi garantiste e magistrati indulgenti,i quali finiscono spesso-magari per vizi di forma- con il lasciare in libertà anche individui che le autorità di polizia ritengono altamente pericolosi. Le organizzazioni islamiche,spalleggiate da associazioni per i diritti dei cittadini,accusano invece gli inquirenti di avere effettuato,sotto la pressione di un’opinione pubblica spaventata,indagini mal dirette ed arresti immotivati che la magistratura non poteva fare a meno di liquidare. I governi europei sono talmente consci della difficoltà di ottenere dai tribunali condanne definitive per gli indizia ti di complicità con il terrorismo islamico,che sono alla costante alla ricerca di metodi alternativi per contrastarne l’offensiva. E’ di ieri la notizia che la Spagna ha espulso nei giorni scorsi due musulmani sospettati di complicità negli attentati di Madrid dell’11 marzo,già fermati,interrogati e rilasciati per mancanza di prove. Un dirigente della polizia ha commentato così la notizia:”Che cosa possiamo fare quando non disponiamo degli elementi per arrestare una persona,ma abbiamo egualmente la certezza che conosceva,incoraggiava e sosteneva attività terroristiche ?”. La Francia ha fatto ricorso allo stesso sistema nei confronti di alcuni imam accusati di incitare i loro fedeli alla rivolta e anche l’Italia ha sperimentato un paio di volte questo metodo(suscitando le immancabili proteste della sinistra). La Germania,dal canto suo,è sul punto di passare una nuova legge molto discussa che dovrebbe –per dirla con un funzionario del ministero degli Interni-“consentire al Paese di liberarsi degli elementi che più minacciano la sua sicurezza”.

Lo strumento delle esplosioni amministrative peraltro,potrebbe non essere sempre sufficiente a quell’opera di prevenzione indispensabile a impedire gli attentati,oltre a consentire agli individui che ne sono colpiti di continuare la loro attività all’estero. Sia la Gran Bretagna,sia la Francia,pur restando critici del cosiddetto “metodo Guantanamo”adottato negli Stati Uniti,hanno perciò dato spazio – nel quadro delle nuove leggi antiterrorismo- all’istituto della detenzione preventiva,ma anche questo ha limiti precisi. “Siamo – ha concluso un dirigente dei servizi di sicurezza britannici- nella condizione di chi deve catturare con le mani un serpente a sonagli,senza disporre dell’antidoto contro il suo veleno”.

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