Europa, l’unione fa la forza delle lingue. La Stampa

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La Stampa, 09 apr 2004

Europa, l’unione fa la forza delle lingue

IL 1° maggio, con l'ingresso di dieci nuovi Paesi nell'Unione Europea, si conteranno venti lingue ufficiali, e dalle attuali 110 combinazioni interlinguistiche si passerà a 380. Per le istituzioni comunitarie, gestire questo plurilinguismo sarà una sfida sia dal punto di vista linguistico, che da quello economico. Come spiega il professor Vincenzo Orioles, direttore del Centro Internazionale sul Plurilinguismo dell'università di Udine, fino al 2003 l'indoeuropeo, con i gruppi romanzo, germanico, celtico ed ellenico costituiva il gruppo maggioritario tra le famiglie linguistiche, unica eccezione il finnico, appartenente all'ugrofinnico.
Ecco come da maggio verrà a modificarsi il palinsesto linguistico. L'ingresso di ceco, slovacco, polacco e sloveno consolideranno il primato indoeuropeo; la comunità ellefona di Cipro potenzierà il Greco, e grazie a Lituania e Lettonia verranno introdotte lingue baltiche. Ungherese ed estone allargheranno lo spazio delle lingue ugrofinniche, e farà il suo ingresso nell'Unione Europea una lingua di ceppo semitico, il maltese. Il Trattato di Maastricht del 1992 stabilisce che tutte le lingue nazionali dei paesi aderenti siano considerate «lingue ufficiali» dell'Unione e abbiano parità di diritti nell'uso a tutti i livelli. I cittadini dei paesi membri hanno inoltre diritto di rivolgersi e di ricevere risposta nella propria lingua presso qualsiasi istituzione comunitaria. «Inizialmente erano in gioco le quattro lingue dei cinque paesi fondatori, francese, italiano, nederlandese e tedesco: via via si sono aggiunte danese, finlandese, greco, inglese, irlandese, portoghese,spagnolo, svedese. Con venti lingue ufficiali la diversità linguistica dell'Unione Europea verrà esaltata, ma è innegabile che si rivelerà impegnativo garantire una risposta equilibrata a questo plurilinguismo», continua il professor Orioles. Il suo timore, condiviso da molti colleghi, è che l'inglese consolidi ulteriormente la posizione di lingua già forte, che funge spesso da lingua franca, intermediaria tra le altre lingue europee. L'egemonia dell'inglese non potrebbe esprimere un'identità europea plurale: come «lingua veicolare unica» diventerebbe «aculturale», e la traduzione di passaggi concettuali complessi, elaborati da culture tanto diverse, produrrebbe semplificazioni inaccettabili. D'altra parte, una parificazione totale delle venti lingue ufficiali, che arrivano a creare 380 combinazioni interlinguistiche, è impensabile a causa dell'altissimo costo che le sole traduzioni comporterebbero.
In virtù del Trattato, i cittadini dovranno essere messi in condizione di leggere le comunicazioni e le leggi nella loro lingua, ma per discussioni e processi decisionali verranno utilizzate le cosiddette «lingue di lavoro» o procedurali, vale a dire l'inglese, il francese, il tedesco. La traduzione, definita, «two-way translation», «a doppia corsia», prevede che il traduttore traduca dalla sua lingua in una delle tre lingue procedurali, e che questa sia eventualmente controllata da un collega di madrelingua. Neil Kinnock è il Vice Presidente della Commissione Europea e in un'intervista curata da Laura Mori, che apparirà sul decimo numero di Plurilinguismo. Contatti di lingue e di culture, periodico dell'università di Udine, a proposito dei costi di traduzione e di interpretariato dice: «Il costo totale di traduzione e di interpretariato per tutte le istituzioni dell'UE, è all'incirca di 700 milioni di euro, e, perfino dopo l'allargamento ed un aumento del numero delle lingue ufficiali dell'UE resterà ancora inferiore ad un miliardo di Euro. In altre parole produciamo legislazione e informazione per tutti i cittadini nelle loro lingue, mettiamo in grado i rappresentanti di tutti gli Stati membri di esprimersi nelle loro lingue, e diamo ai cittadini i mezzi per comunicare con le istituzioni dell'UE nelle loro lingue, ad un costo medio di soli 2 Euro per cittadino all'anno, e questo basso costo continuerà».
Parlando di plurilinguismo europeo non si può non parlare di promozione della diversità linguistica. «La promozione dell'apprendimento della lingua e della diversità linguistica sono un obiettivo dell'UE sin dal suo principio», dice Kinnock. Spetta ai singoli Stati membri strutturare contenuti e sistemi di formazione che promuovano questo apprendimento. L'UE dispone di due programmi principali di istruzione e di addestramento: Socrates, volto all'istruzione generale, e Leonardo da Vinci, per l'addestramento professionale. Nel plurilinguismo si trova il fondamento culturale del processo di costituzione dell'Unione Europea: il senso della comune civiltà europea, che supera i limiti delle appartenenze nazionali, ma che crea le condizioni per rispettare e coltivare le identità culturali, linguistiche e religiose di ciascuna persona o collettività. E' ciò che sostiene il professor Orioles, che per quanto riguarda il caso dell'italiano si professa ottimista. Nonostante la nostra lingua non rientri tra le lingue procedurali, è una lingua che rimane forte pur non godendo di una robusta egemonia tecnologica ed economica. Internet, il made in Italy e i valori culturali legati al nostro paese la mantengono vitale e cresce la domanda di conoscenza.

Antonella Ferri

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