Europa, la sfiducia del ceto medio

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24/11/2004, Il Sole 24 Ore, pag. 10

Sondaggi condotti nei Paesi Ue attestano un diffuso disagio per la percezione di un abbassamento del tenore di vita, una crescente insicurezza economica e una sempre minore protezione dello Stato

Europa, la sfiducia del ceto medio


DI VALERIO CASTRONOVO
Non è certo il caso di spendere troppe parole sul fatto che il ceto medio rappresenta oggi la gran maggioranza della popolazione nei Paesi dell'Occidente europeo. Talmente evidente è la sua consistenza numerica e la sua ubiquità.
Ma c'è ora da chiedersi se esso non stia perdendo quota e frantumandosi in tanti spezzoni in seguito al deperimento di vari fattori che in passato non hanno assecondato l'ascesa e una composizione pressoché omogenea conferendogli un ruolo eminente sia, nello scenario sociale che sul versante politico.
Si tratta di in interrogativo suffragato negli ultimi tempi non più solo da alcuni indizi bensì da numerosi dati di fatto. E che tuttavia non s è ancora imposto del tutto all'attenzione, malgrado le conseguenze di rilevante portata, sotto ogni profilo, che verrebbero a determinarsi nel caso di un declino del ceto medio, di una sua regressione rispetto alle posizioni che ha man mano raggiunto.
Che sia in atto da qualche anno a questa parte un'inversione di tendenza nello status della “middle class” lo attestano in modo eloquente i risultati di alcuni sondaggi effettuati nell'ambito dell'Unione europea prima del suo allargamento ai Paesi dell'Est. Essi ci dicono infatti che una buona metà delle famiglie denunciano un abbassamento del proprio tenore di vita e non si sentono più così sicure della loro sorte come una volta. Dato che si trovano con meno soldi in tasca e temono di dover affrontare un futuro assai incerto.
All'origine di questo stato di cose non ci sono soltanto i contraccolpi, sui redditi e sui livelli occupazionali, di un persistente rallentamento dell'economia europea e della concorrenza sempre più agguerrita dei Paesi emergenti, che hanno causato il ridimensionamento di diversi settori dell'industria e dei servizi. Vanno messi in conto anche gli effetti delle nuove tecnologie che hanno assottigliato o dequalificato la gamma delle mansioni di tipo impiegatizio e non assicurano più ai colletti bianchi né un posto
di lavoro fisso né lo stesso trattamento normativo d'un tempo. Inoltre, se l'avvenire appare adesso più grigio e denso di incognite è perché, da un lato, sono andate riducendosi le forme di protezione dello “Stato sociale'” per via dell`insostenibilità dei tradizionali congegni del Welfare e dell'invecchiamento della popolazione; e, dall'altro, sono divenute assai più difficili per i figli di famiglie borghesi, ancorché provvisti di un buon titolo di studio, le possibilità di trovare un'occupazione gratificante ed equamente retribuita. Per non parlare poi dell'erosione del potere d'acquisto. dovuta al rincaro dei prezzi anche se non dappertutto così vistoso da falcidiare i bilanci delle famiglie.
C'è dunque più d'un motivo per domandarsi quale impatto avrebbe sul quadro politico il decadimento di una parte consistente della piccola-media borghesia. A giudicare da alcuni segnali premonitori già comparsi all'orizzonte, le frustrazioni e i risentimenti che essa sta covando in seguito allo sgretolamento delle sue condizioni economiche e alla restrizione delle sue aspettative, fanno temere il sopravvento prima o poi, nell'ambito di una classe che è la spina dorsale della compagine politica e sociale nelle democrazie europee, di un'ondata generalizzata di sfiducia e sconforto.
Se ciò avvenisse, verrebbe a crearsi un terreno quanto mai fertile per il proselitismo tanto dell'estrema destra che dell'estrema sinistra. Non senza una deriva pericolosa per la stabilità delle istituzioni.
L'ultradestra dei giorni nostri, non più oligarchica e autoritaria ma populista e identitaria, è infatti in grado di captare e di volgere a suo vantaggio le rimostrante e le apprensioni di vari strati della classe media che rischiano di scivolare verso il basso e sono perciò in balìa a un pessimismo strisciante, oltre che impauriti o insofferenti di fronte all'immigrazione extracomunitaria. A sua volta, l'ultrasinistra post-comunista e movimentista, addebitando con i suoi anatemi ideologici l'origine di tutti i mali e ogni genere di ipoteche alla globalittatione e al neo-liberismo, non la mistero dei suoi propositi di convogliare sotto le proprie insegne le' leve più giovani e alcune fraupe della borghesia più minuta.
D'altro canto, ciò che accomuna queste due forze politiche ancorché antagoniste l’una all'altra, è l'avversione o comunque una profonda diffidenza nei confronti della Comunità europea, in quanto dipinta come una creatura precipua dei “poteri forti”, di una élite tecnocratica e degli interessi delle multinazionali. Ed è qucsto un ulteriore suadente motivo di mobilitazione politica a cui una parte del ceto medio, in cerca di un capro espiatorio per le sue angustie e i suoi dilenuni. non è insensibile, tanto più in vista dei referendum sulla ratifica del Trattato costituzionale.
In sostanza, se in passato il successo del Centro-destra o del Centro-sinistra è dipeso. nei principali Paesi europei. dalla loro capacità di attrarre sotto la propria egida il voto fluttuante dei moderati; che popolano per lo più le file del ceto medio, non altrettanto potrebbe accadere nelle prossime tornate elettorali per via della dislocazione-dispersione
dei suffragi di una grossa fetta della piccola borghesia in quanto impoverita, disorientata o avvilita verso le due ali estreme dello schieramento politico. In tal caso, i partiti di massa che hanno catalizzato finora i maggiori consensi dell'elettorato e che si sono avvicendati alla guida dei governi, si troverebbero in pratica a essere ostaggi dell’ultra-destra o dell’ultra-sinistra.
Si spiega perciò guanto sia importante il paro in sede europea di un programma di sviluppo efficace e largamente condiviso, che valga a scongiurare l'esplosione di una grave crisi d'identità del ceto medio. Altrimenti ne andrebbe di metto la solidità di un sistema politico bipolare e si assisterebbe a una radicalizzazione delle tensioni sociali.

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