EUROPA. La caduta dell’ultima trincea

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EUROPA. La caduta dell'ultima trincea


Non tutti l 'fantasmi del passato sono scomparsi Germania e Polonia litigano perché Varsavia teme che i tedeschi cacciati dopo la Seconda guerra mondiale tornino per comprare i terreni analisi Francesca Sforza Corrispondente da BERLINO.

E’ una linea sottile, quella che parte a nord di Stettino e seguendo il corso del fiume Oder-Neisse arriva fino alla catena dei Monti Metalliferi. Bisogna aspet-tare le Alpi per incontrare auten-tici confini naturali, ma prima di allora la geografia e indecisa, e se non fosse per le barriere doganali sarebbe difficile dire dove finisce la Germania e dove cominciano Polonia e Repubblica Ceca. Dal primo maggio anche quelle cadranno e l'Europa dell' Ovest, almeno in quel tratto, sarà un'unica cosa con quella dell'Est: stesse strade asfaltate malamente, stessi stabilimenti industriali che sputano fumo dalle ciminiere, stessi palazzoni in cemento impossibile distinguere lo stampo sovietico da quello post-capitalista – stessi ritagli di foreste – bellissime, soprattutto andando verso sud – stessi autogrill e stessi distributori di benzina, rigorosamente self-service.Se la geografia e incerta, sulla storia non ci sono dubbi: mai tanto sangue e stato versato in Europa come su questa frontiera. E oggi, a pochi giorni dall'ingresso di dieci nuovi stati nell' Unione, non tutti i fantasmi del passato si sono ancora dissipati. L'ultimo conflitto, tra tedeschi e polacchi, sulla costruzione di un memoriale per gli espulsi della seconda guerra mondiale, arriva qualche mese dopo quello che ancora divide Cechia, Polonia, Germania, Austria e Ungheria sul tema dei Decreti Benesh. Storie antiche, che non smettono pero di gettare un'ombra sul futuro dell'integrazione europea.Negli anni Novanta i residui del passato sembravano talmen-te lontani da far dire al presidente polacco Aleksandr Kwasniewsky che il rischio era quello di “un eccesso di normalizzazione” nei rapporti con i tedeschi. Il merito – pensa ancora oggi la maggioranza dei polacchi – era soprattutto di Helmut Kohl, che nella sua politica estera aveva tre priorita: distensione dei rapporti con la Francia, con Israele e con la Polonia. Gia nel 2002, durante le fasi finali delle trattative per l'ingresso in Europa e in piena amministrazione Schroeder, il passato e tornato a farsi sentire: il negoziato per i regolamenti transitori sull'acquisto di terreni da parte di stranieri in Polonia ha fatto tornare la paura che i tedeschi espulsi dopo la seconda guerra mondiale ritornassero e comprassero terreni polacchi. Nello stesso anno la vicenda delle minoranze tedesche espulse dalla Cecoslovacchia durante la Seconda Guerra Mondiale e la disputa sui decreti Benesche nel 1945 offrirono base giuridica a quelle espulsioni e alla confisca dei beni di tre milioni di sudeti e di 100 mila ungheresi accusati collettivamente di aver preso parte al regime nazista – hanno inquinato i rapporti tra Cechia, Slovacchia e Polonia da una parte, Ungheria, Austria e Germania dall'altra. Gli uni non mostravano alcuna intenzione di rimuovere i decreti dalle loro costituzioni, perché li consideravano un risultato storico essenziale della loro politica del dopoguerra. Le diverse voci dell'opinione pubblica tedesca e austriaca in particolare le associazioni degli espul-si, ma anche esponenti politici provenienti sia dal centrodestra sia dal centrosinistra ritenevano invece che ci fossero gli estremi per rilevare un'efficacia giuridica che colpirebbe ancora, a distanza di tanti anni, le minoranze che abitano all'interno dei loro confini.Oggi l'ufficio del commissario per l'allargamento Gunter Verheugen fa sapere che “la questione non riguarda più l'Unione Europea perché i decreti Benes sono stati giudicati dagli esperti comunitari “non aventi efficacia giuridica, ma solo simbolica' Il conflitto resta, “ma solo a livello di relazioni bilaterali tra i paesi coinvolti”.Le piu recenti prove di forza tra vecchia e nuova Europa ci sono state in occasione della guerra in Iraq e del dibattito sulla Costituzione Europea: “In entrambi i casi spiegano gli analisti del Centro perle Relazioni Internazionali di Varsavia – la Polonia ha tirato fuori i suoi antichi timori, verso la Germania e verso la Russia”. Timori che si sono rinnovati quando il parlamento tedesco si e pronunciato a Avvelenano i rapporti anche i Decreti Benes che nel '45 diedero la base legale per cacciare dalla Repubblica ceca tutti coloro che avevano collaborato con il regime nazista favore della costruzione di un Centro Europeo (ma a guida tedesca) sul tema delle espulsioni . Per la Germania, considerare il dramma delle migliaia di espulsi da una parte e dall'altra del fiume OderNeisse significava fare un passo nella direzione di una normalizzazione dei rapporti.

LA STAMPA p.1

18.04.2004

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