EUROPA IN OSTAGGIO DEI TABÙ TRA ALLEATI

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EUROPA IN OSTAGGIO DEI TABÙ TRA ALLEATI

di FEDERICO FUBINI

Gli uomini nuovi al vertice della Bce sostengono che con loro è finita l’età della rimozione: l’Europa ha infranto i suoi tabù. La «vecchia» Bce ripeteva spesso che tutto sarebbe andato a posto se solo ciascuno avesse rispettato le regole, quella nuova invece capisce che le regole di prima non bastavano.
Le istituzioni della moneta andavano cambiate. Il vertice europeo ieri ha mostrato che questo dogma sta cadendo, ma altri restano e alimentano il malessere dell’euro. Sono gli ultimi tabù alla radice della crisi, gli stessi che nutrono le incomprensioni fra Parigi e Berlino e per l’Europa del Sud complicano l’uscita dalla recessione. Né il governo francese né quello tedesco accettano una diagnosi completa dei problemi. A vent’anni da Maastricht, a quarant’anni dal suo ultimo esercizio di bilancio concluso in pareggio, la Francia rifiuta ancora l’idea di dover portare il deficit a zero e di essere costretta a farlo dai patti comuni. L’ultimo piano di risanamento di François Hollande si basa ancora una volta su stime e misure poco credibili. E l’istinto di Parigi di conservare la sovranità su un deficit pubblico cronico
non fa che rendere la Germania ancora più riluttante a qualunque forme di «solidarietà» (leggi eurobond): perché mettere in pericolo le risorse del contribuente tedesco, se dall’altra parte manca un pari impegno alla disciplina? C`è poi il grande tabù tedesco, davvero l’ultima trincea. Oggi il surplus della Germania negli scambi con l’estero è il più vasto al mondo e quasi in triplo di quello cinese (in
proporzione al Pil). In un’area di scambi relativamente chiusa come quella dell’euro, questa tendenza a esportare molto più di quanto si importa implica che altre economie abbiano deficit commerciali insostenibili: sono i Paesi in crisi. Se per la Germania questa realtà resta un tabù, e l’import tedesco resta rachitico, i Paesi indebitati possono solo strozzare i consumi interni e affondare nella recessione per cercare di riequilibrare i conti con l’estero. E ciò che sta accadendo, mentre Parigi e Berlino si sfidano con i loro tabù incrociati.
(Dal Corriere della Sera, 20/10/2012).




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