Europa, gli ostacoli da rimuovere

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Europa, gli ostacoli da rimuovere

L’allargamento UE come occasione da non perdere è al centro del rapporto Sapir, frutto del lavoro di una commissione indipendente istituita da Prodi – L’importanza di sconfiggere i monopoli locali

Con interesse ho letto le ricette offerte da molti imprenditori e studiosi sul Sole-24 Ore su come dare la scossa al nostro sistema economico. Tra le molte interessanti e creative proposte avanzate, nessuna sembra fare riferimento a come capitalizzare un processo che sta avvenendo proprio in questi giorni: l'allargamento a Est dell'Unione europea. Si odono, in giro. solo preoccupazioni, ansie diffuse da allargamento. Eppure la ricerca economica sulla crescita, le molte energie intellettuali spese nell'identificare le determinanti della crescita economica di lungo periodo, ci consegnano un messaggio molto chiaro. Per crescere ci vogliono, da una parte, un quadro macroeconomico stabile e, dall'altra, mercati più ampi, in grado di permettere di conseguire quelle economie di scala che sono il motore della crescita. E questo anche il messaggio principale del Rapporto Sapir, un'Agenda per la crescita (oggi disponibile in italiano per i tipi del Mulino) che verrà presentato lunedì in Bocconi.
LA STRADA DA PERCORRERE.
L'Europa ha fatto molto in questi anni per stabilizzare le proprie economie, grazie al congiunto calo dell'inflazione e alla riduzione dei disavanzi di bilancio. Anche per evitare che i risultati raggiunti non vengano compromessi da visioni miopi sul ruolo del Patto di stabilità e sul processo di avvicinamento all'euro dei nuovi Stati membri, meglio allora che le attenzioni dei Governi si concentrino oggi sulle politiche di espansione dei mercati, pensando con meno retorica e più pragmatismo alla strada da fare per avvicinarsi a Lisbona. C'è bisogno di meno obiettivi altisonanti (“l'economia più dinamica del pianeta”) e irraggiungibili (alzare l'età di pensionamento di cinque anni in un lustro!) e più pensiero strategico su come aggirare gli ostacoli tuttora molto forti che si frappongono all'espansione dei mercati.
I progressi più importanti raggiunti dall'Europa in questi anni nell'allargamento dei mercati risiedono nella costruzione del mercato unico nel 1993, nell'ampliamento della sfera d'applicazione della politica della concorrenza (ad esempio con l'inclusione del controllo delle fusioni), nella liberalizzazione del commercio nell'ambito dell'Uruguay Round e nella stessa introduzione dell'euro che ha ulteriormente ampliato i mercati riducendo i costi di transazione (una parte dei quali è associata al rischio di cambio). Ma c'è bisogno ora di aggredire i molti settori protetti tuttora presenti nell'industria dei servizi. Purtroppo si nota un rallentamento delle riforme nel mercato dei prodotti negli ultimi anni, più difficile a quanto pare delle stesse riforme nel mercato del lavoro. L'Ocse ha censito nel periodo 2002-3 nei Paesi dell'Unione Europea nove riforme nel mercato del lavoro (altre sei sono state proposte dai Governi, ma non ancora attuate) e solo cinque nei mercati dei prodotti (altre tre proposte). L'asimmetria è ancora più stridente quando si tenga conto del fatto che in ogni Paese c'è un mercato del lavoro e tanti mercati dei prodotti da liberalizzare.
I FRENI ALLE RIFORME. Perché è più difficile riformare i mercati dei prodotti che quello del lavoro? Forse perché le riforme del mercato dei prodotti hanno costi concentrati e benefici dispersi e difficilmente prevedibili nelle loro entità: chi perde con la liberalizzazione di un settore deve rinunciare a rendite elevate e ha un forte potere contrattuale nello specifico di quell’industria, mentre i beneficiari delle riforme, i consumatori, non hanno voce in capitolo e spesso non credono neanche che la liberalizzazione ridurrà davvero i prezzi. Nel mercato del lavoro non ci sono queste asimmetrie nell'entità dei costi e dei benefici. I monopolisti, poi, usano i lavoratori delle loro imprese come 'scudi umani' (l'espressione è tratta dal bel libro di Rajan e Zingales, uscito in questi giorni per l'Einaudi), appellandosi al rischio di distruggre posti di lavoro. I monopolisti riescono, con questi ricatti, a costruire coalizioni molto forti contro il cambiamento.
LE REGOLE DEL MERCATO DEI BENI.
Un'altra spiegazione è che nel mercato del lavoro è possibile fare riforme “al margine” – quelle che non intaccano lo
statuto di coloro che hanno maggiore potere contrattuale – cosa non da tur nei mercati dei prodotti. Se nel mercato del lavoro si possono introdurre nuove figure contrattuali flessibili per i nuovi assunti e alimentare così regimi duali in cui coesistono lavoratori protetti e lavoratori non protetti, nei mercati dei beni non si possono cambiare le regole rendendole meno vantaggiose solo per i nuovi entranti: questi non riuscirebbero a sopravvivere più di un minuto, schiacciati dai monopolisti già presenti.
COME AGGIRARE GLI OSTACOLI.
Nell'uno o nell'altro caso bisognerà trovare modi di aggirare l’ostacolo Ad esempio indebolire le organizzazioni che danno voce agli interessi locali prima di procedere alle liberalizzazioni: ad esempio, si può togliere l'obbligo di iscrizione agli ordini professionali prima di riformare le professioni. Oppure bisognerà cercare di costruire consenso per le riforme liberalizzando solo segmenti del mercato (alcune rotte aree, ad esempio) sperando che l’esempio delle tratte liberalizzate faccia capire ai consumatori qual è la posta in gioco.La cosa importante per i Governi nazionali è concentrare le proprie attenzioni su questo sforzo indispensabile per far crescere l’Europa, chiedendo aiuto a Bruxelles, all’antitrust europeo nello sconfiggere i monopoli locali. Di questo si dovrebbe parlare in questa campagna elettorale. Purtroppo notiamo solo paure dello straniero (dalla Cina all’Est europeo) e tanta, tanta voglia di usare le elezioni solo per beghe di casa nostra, spesso irrilevanti e, lasciatelo dire, terribilmente noiose.

Quattro raccomandazioni per accelerare la concorrenza
Dal «Rapporto Sapir», edito da il Mulino con il titolo Europa, un'agenda per la crescita, pubblichiamo le Raccomandazioni contenute nel capitolo «Politiche per promuovere la crescita».

Per dinamizzare al massimo il mercato unico, l'Unione deve aggiornare il suo approccio tenendo maggior conto dei notevoli mutamenti che intervengono sui mercati e nel contesto economico entro cui le imprese operano. Promuovere l'innovazione e l'arrivo di nuovi soggetti dovrebbe essere uno dei principali obiettivi dell'apertura dei mercati. Occorrerà un sistema finanziario incentrato sul rischio, nonché una maggiore mobilità della manodopera, sia all'interno dell'Unione che in provenienza da Paesi terzi. Uno spazio economico integrato ha bisogno di un'infrastruttura materiale adeguata. Contestualmente agli opportuni provvedimenti che le autorità nazionali prenderanno per migliorare il funzionamento dei mercati di prodotto e dei fattori produttivi, proniamo quanto segue: 1 Coordinare meglio le politiche di regolamentazione e della concorrenza per favorire l'arrivo di nuovi soggetti. Prima di adottare un regolamento, è essenziale procedure a un'analisi completa e indipendente delle sue ripercussioni in termini di accesso al mercato, affinché l'impatto possa essere preventivamente valutato. Per il mercato unico, la sfida principale consiste nel migliorare l'efficienza della gestione. Le raccomandazioni sul modo per conseguire questo obiettivo figurano nel capitolo dedicato alla governance (capitolo 6).
2 Maggiore dinamismo nel promuovere la mobilità della manodopera all'interno dell'Unione. Si tratta di affrontare gli aspetti non normativi attraverso un programma mirato di assistenza, per superare gli o stacoli alla mobilità quali l'insufficienza delle conoscenze linguistiche, le difficoltà inerenti alla ricerca di un'occupazione su mercati del lavoro con cui non si ha dimestichezza, i problemi di riconoscimento delle qualifiche nel Paese di destinazione i costi legati al cambiamento del luogo di residenza. Dato che questi problemi presentano evidenti risvolti comunitari, sarebbe legittimo decidere che un programma del genere venga in parte finanziato dal bilancio dell'Unione.
3 Il rilascio di permesso di lavoro sulla falsariga della green card statunitense, che permettano ai cittadini di Paesi terzi di circolare liberamente all'interno dell'Unione, dopo che saranno stati legalmente ammessi. Questa disposizione andrebbe estesa ai cittadini di Paesi terzi che risiedono legalmente in uno dei Paesi dell'Unione, ma che attualmente non beneficiano del regime di libera circolazione dei lavoratori.
4 Misure per promuovere la realizzazione di un complesso di infrastrutture intese a dotare l'economia europea di maggiori collegamenti e per estendere gli stanziamenti del bilancio comunitario per conseguire questo obiettivo.
TITO BOERI
il sole 24 ore, 24-04-2004, p.8

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