Europa e Ucraina

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Il Riformista, 27 novembre 2004

ARANCIONI. UNA SOLUZIONE GRADITA AGLI USA CHE NON SCONTENTI IL CREMLINO


L'Europa fa un tavolo in Ucraina Come salvare democrazia e Putin?

La mediazione di Solana e Kwasnieswki mette a confronto i due duellanti di
Kiev Lo spazio di qualche ora. Tanto ci ha messo l'Unione europea a passare
dalle parole ai fatti. Se nel pomeriggio di giovedì dalla voce del
presidente di turno, il premier olandese Balkenende, l'Ue respingeva l'esito
delle elezioni ucraine, nella tarda serata del medesimo giorno, a seguito
dell'esito negativo del vertice con Putin, Bruxelles decideva di agire
inviando sul campo il responsabile delle politica Estera e di Difesa, Javier
Solana.
Lo spagnolo non è solo: con lui ci sono, oltre al presidente dell'Ocse Jan
Kubis, anche il presidente polacco Aleksander Kwasniewski, il «mediatore»
Lech Walesa. A testimonianza quanto l'impresa di sbrogliare la matassa
ucraina non sia per nulla facile, anche il presidente lituano Valdas Adamkus
decide di lasciare l'annuale conferenza delle repubbliche baltiche (che
hanno espresso «solidarietà alla protesta del popolo» e la Moldavia non ha
riconosciuto il risultato delle elezioni) per volare d'urgenza a Kiev.
L'intervento del capo di stato lituano è fortemente voluto dal principale
interlocutore dell'Unione:
Leonid Kuchma. È proprio lui il personaggio di garanzia, il tramite di
qualsiasi soluzione possa condurre alla pacifica soluzione della crisi.
La giornata di ieri si è aperta esattamente nello stesso modo in cui si era
conclusa la precedente. Cioè all'insegna dello «scontro» tra Bruxelles e
Mosca. Infatti, mentre il presidente della Duma, Boris Gryzlov, arrivava
nella capitale ucraina per partecipare agli incontri bilaterali, dalla
capitale russa il ministro degli Esteri di Putin manifestava le
preoccupazioni del Cremlino per gli obiettivi dei mediatori europei. «In
alcune capitali europee
– dichiarava Sergei Lavrov – ci sono alcune forze che tentano di disegnare
nuove linee di confine in Europa». La dichiarazione si riferisce non solo
alla linea anti-Yanukovich a cui si è convertita l'Unione. Ma anche alle
scadenza del 9 dicembre, data per cui è prevista la firma dei piani di
azione bilaterali tra Ue e altri sette stati, tra cui proprio l'Ucraina.
Sullo sfondo c'è la politica europea di vicinato, uno dei punti su cui ha
insistito anche Gianfranco Fini nella lettera inviata ieri al Riformista. Un
intervento, quello di Fini, che ha trovato anche il plauso di Pierferdinando
Casini («ha il passo giusto», ha detto da Bruxelles il presidente della
Camera).
E mentre da Bruxelles, il commissario alle Relazioni esterne, Benita Ferrero
Waldner, si limitava a smentire le accuse che arrivavano da Mosca,
l'attenzione di chi stava a Bruxelles (e anche quella di Bush, che ieri ha
manifestato le perplessità di Powell) erano concentrate su quanto succedeva
a Kiev.
Dove Solana e gli altri, in attesa di definire una linea tra due opzioni (da
un lato la richiesta di ripetere il voto, dall'altro – soluzione promossa da
Schroeder – quella di un nuovo conteggio), si ponevano un obiettivo minimo:
quello di mettere attorno allo stesso tavolo, e alla presenza del presidente
Kuchma, Yanukovich e Yushchenko.
Un obiettivo che, dopo una serie di slittamenti, Solana e gli altri sono
riusciti a raggiungere dopo una serie di slittamenti causati da una
situazione in continua evoluzione. Mentre proseguivano le manifestazioni dei
sostenitori «arancioni» di Yuschenko, a turno sia il presiedente Kuchma (in
un discorso alla nazione) sia Yanukovich auspicavano la fine delle proteste,
che il secondo bollava come un tentativo di «colpo di stato istituzionale»
messo in atto dal candidato filo-occidentale. E, se le parole del ministro
della Difesa (che escludeva il «ricorso alla forza») e l'invito alla folla
di Kuchma («Calmate gli animi, ogni rivoluzione deve terminare con la pace»)
non sortivano alcun effetto, la tensione rimaneva alta anche a causa del
sospetto, già circolato nei giorni precedenti, che forze speciali inviate da
Mosca si fossero mischiate alla polizia ucraina nel tentativo di ristabilire
l'ordine. Neanche le dichiarazioni di Walesa, al termine dell'incontro con
Yanukovich fanno ben sperare (fonti vicine all'ex leader di Solidarnosc
hanno parlato di un «dialogo tra sordi») fanno ben sperare.
Il primo round della missione diplomatica europea ha senz'altro ottenuto un
risultato. Quello di far incontrare il candidato arancione Yushchenko e il
presidente Kuchma, dopo che nei giorni passati il presidente aveva rifiutato
ogni contatto. La soluzione definitiva della crisi potrebbe richiedere molto
di più. Ore, forse giorni. Come testimoniano anche i mediatori europei.
«La situazione è più difficile», diceva il polacco Kwasniewski poco prima di
varcare porta della Sala Verde del palazzo Mariinski, che ha ospitato il
vertice. Da cui dovrà uscire una soluzione gradita sì a Europa e Stati
Uniti. Ma che, giocoforza, non scontenti il Cremlino. È in questa direzione
che lavorerà il «gruppo multilaterale» annunciato dal presidente Kuchma alla
fine del vertice.
[addsig]



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