Europa e lavoro, le due priorità

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PER USCIRE DALLA CRISI

Europa e lavoro, le due priorità

L'andamento continuamente altalenante dei tassi di interesse sui BoT e lo spread fra BTp e Bund; che lotta invano per scendere sotto i 500 punti con tassi di interesse a io anni intorno al 7%, con le banche europee rifinanziate dalla Bce al tasso dell`1% con le Borse ín perdita secca e il disagio di chi deve chiedere un mutuo bancario, inducono a riflettere su almeno due problemi, diversi ma collegati.
Il primo è l`interrogativo che già dieci anni fa si poneva in un importante saggio l`economista Luigi Pasinetti: «È legittimo pagare l`interesse sul debito?» La tassativa risposta, che trova le radici nei suoi precedenti scritti, sta nella priorità del lavoro sul capitale, come ha insegnato il pensiero dei maggiori esponenti dell`economia classica, da Adam Smith a David Ricardo e, pur con le dovute differenze, Karl Marx e Piero Sraffa. Insomma, "il lavoro" inteso nell`ampio senso di attività umana, come capacità di imparare e applicare la conoscenza ai processi di produzione e di consumo, è alla base della "ricchezza delle nazioni".
L`interesse "naturale", in sistemi economici nella continua evoluzione basata sul progresso della conoscenza, che deriva dall`abilità degli esseri umani di apprendere nuove tecnologie e adempiere a vecchi compiti in modi migliori e più efficienti, dipende dalla produttività del lavoro: e in particolare delle imprese al centro delle economie moderne. Ho già sottolineato quanto fondamentali siano per lo sviluppo la cura dell`educazione, la scuola e la ricerca.
E' inoltre evidente che il rapporto debito/credito, espresso in denaro, deve tenere conto, per determinare il "giusto" tasso di interesse, del deprezzamento della moneta e quindi di due componenti: una reale (la produttività del lavoro) e l`altra nominale (il tasso d`inflazione monetaria). Questo aggiustamento non cambia la sostanza del problema.
Non è un caso poi che «la priorità del lavoro sul capitale» sia anche alla base della dottrina della Chiesa Cattolica, dalla famosa dichiarazione di San Tommaso d`Aquino «nummus non parit nummos» (il denaro non genera denari) all`Enciclica Labor Exereens ed alla più recente Caritas in Veritate, passando attraverso la Rerum Novarum. Il capitalismo dei mercati finanziari ha rovesciato completamente la priorità e, considerando la moneta e persino il debito come strumenti di ricchezza, ha causato l`attuale crisi, producendo disoccupazione, povertà, diseguaglianza e profonde ingiustizie sociali. Il capitale stesso ha poi perso la sua identità e funzione, tant`è che la formula rovesciata e invocata, nonché variamente motivata, è: «La priorità della speculazione sul lavoro». Speculazione alimentata attualmente da quello che già J.M. Keynes definiva «il desiderio morboso della liquidità».
Vengo ora alla seconda riflessione, che riguarda l`Europa e l`Italia in questo momento particolare. Gli Stati fondatori della Cee ebbero uno scopo primario: l`integrazione economica come primo passo per l`integrazione politica, cioè la creazione di un mercato comune basato sulla libera circolazione delle merci, delle persone e dei capitali e avente come linea direttiva la libera concorrenza. La mancata integrazione politica, soffocata dalla esigenza di ridurre il deficit e di limitare l`inflazione, ha portatoa una politica di rigore e di austerità che ha indotto gli Stati membri a esasperare le asimmetrie e le diseguaglianze ed a fare dimenticare il principio di solidarietà sul quale l`Europa pur voleva basarsi. E si è creata una "nuova povertà" all`interno dei singoli Stati membri, favorita dalle politiche di austerità, dalle quali è nata solo disoccupazione e nessuna crescita. L`Europa ha così dimenticato la priorità del lavoro e, voltate le spalle all`economia classica, è caduta vittima della speculazione finanziaria, dei mercati opachi e anonimi, a danno dei diritti dei cittadini. E questa è anche la ragione per cui la politica economica europea è alla fine dettata sia da chi, impropriamente come la Germania, è più avanti degli altri nella organizzata priorità del lavoro, sicché egoisticamente delle altrui diseguaglianze non si interessa, sia dalla Bce che, ricordiamolo ancora, contrariamente alla Fed americana, non ha tra i suoi scopi fondamentali quello di combattere la disoccupazione. Problema che non la riguarda proprio. L`uscita dalla crisi, passa attraverso due sentieri che devono convergere per configurare la base di una nuova cultura diretta a illuminare l`attività non solo della politica, ma anche dell`impresa e di tutti i cittadini. I sentieri sono la priorità del lavoro, che è la vera ricchezza delle nazioni, e la realizzazione di una Europa non solo economica, ma politica, che sia solidale indiscriminatamente con tutti i suoi cittadini, secondo l`accorato recente intervento di Helmut Schmidt.

di Guido Rossi
Il Sole24Ore, pag.1 e 24
31/12/2011




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