EUROPA E GRAN BRETAGNA: SÌ AL MERCATO, NO ALL`EURO

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EUROPA E GRAN BRETAGNA: SÌ AL MERCATO, NO ALL`EURO

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Sergio Romano

Caro Romano, perché il partner più importante d`Europa, il Regno Unito, è rimasto fuori dall`euro L`Inghilterra è forse il Paese dove la crisi non ha colpito; e magari non essendo obbligata a rimpinguare le perdite di altri Paesi deboli e con una moneta sovrana ha mantenuto un sistema finanziario solido. Allora il vero problema è solo l`euro?

Pierangelo Paleari
PPaleari@forgiadibollate.com

Caro Paleari, la Gran Bretagna non è il «partner più importante d`Europa» (il ruolo, caso mai, spetta alla Germania) e non è sfuggita alla crisi. Il suo deficit di bilancio, nello scorso marzo, era l'8,3% del Prodotto interno lordo e le ultime analisi dell`Office for Budget Responsibility (l`ente costituito nel 2010 per fornire al Paese una valutazione indipendente sulle finanze pubbliche e lo stato dell`economia) prevedono che la fase dell`austerità continuerà sino al 2018. Saranno necessari nuovi tagli della spesa pubblica e nuovi sacrifici.
Dopo queste premesse cercherò di rispondere alla sua domanda sulle ragioni per cui il Regno Unito, nel 1992, accettò entusiasticamente il mercato unico, ma chiese e ottenne di non sottoscrivere, per il momento, la regola della moneta unica. In una prospettiva britannica la scelta era giustificata. I governi del Regno Unito non condividono l`obiettivo dell`integrazione europea e hanno sempre adottato, sin dal primo giorno del loro ingresso nella Comunita economica europea, una doppia strategia: cercare d`impedire anzitutto l`adozione di misure potenzialmente federaliste, e astenersi dall`adottarle, in secondo luogo, ogniqualvolta venivano approvate contro la loro volontà. Per un Paese deciso a conservare i fondamentali attributi della sovranità nazionale la moneta unica rappresentava una scelta inaccettabile. Nessuno, in quel momento, era in condizione di prevedere quando i Paesi dell`eurozona sarebbero stati costretti al passo ulteriore dell`unione fiscale, ma tutti pensavano, anche quando non lo dicevano esplicitamente, che quel giorno, prima o dopo, sarebbe arrivato. La Gran Bretagna non lo ignorava e prese dunque nel 1992 la sola decisione compatibile con la linea della conservazione della sovranità nazionale.
È molto probabile che a quella decisione abbia contribuito anche il ruolo della City nella finanza mondiale e il suo peso nella definizione delle maggiori strategie governative. Gli inglesi erano convinti che la City, se il Paese non avesse adottato la moneta unica, sarebbe stata più libera di attrarre e gestire capitali su una scala non troppo inferiore a quella di Wall Street. Questa era, dal punto di vista britannico, una posizione comprensibile. Il problema, piuttosto, è quello del ruolo che la City ha avuto nella creazione di una finanza deregolamentata da cui è scaturita la crisi finanziaria del 2008. Credo che sia questo il tema su cui la Gran Bretagna dovrebbe maggiormente riflettere in questo momento.

(Dal "Corriere della Sera, 17/10/2012)




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