Europa a 25, troppi costi” il boom degli euroscettici

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Sondaggio della Fondazione Nord Est e Demos sulle prospettive dell’allargamento Ue. Vince il pessimismo economico


Europa a 25, troppi costi” il boom degli euroscettici

Trieste- Un processo utile politicamente, svantaggioso economicamente. Il disegno della grande Unione europea esce malconcio dal sondaggio realizzato da Fondazione Nord Est e Demos in cinque paesi della cosidetta Vecchia Europa e in quattro Stati che hanno appena aderito all’Ue. Ivo Diamanti, responsabile del rilevamento assieme a Fabio Bordignon, parla di rallentamento della spinta europeista. A ben guardare, le medie tradiscono in modo marcato le specificità. Germania e Francia, autentico asse sul quale s’è imperniato il processo di allargamento dell’Ue, hanno vigorosamente tirato il freno. L’allargamento ad Est doveva essere limitato a pochi Paesi secondo il 25,1% dei tedeschi, il 28,8 ritiene addirittura che dovesse essere eviato e il 20.8% lo definisce necessario e tuttavia svantaggioso. Fa il paio con l’attitudine dei tedeschi il modo che i polacchi hanno di intendere il loro ingresso: quasi uno su due pensa che l’adesione all’Unione provocherà effetti negativi all’economia e al mercato del lavoro del suo paese.

Daniela Marini, direttore della Fondazione Nord Est, osserva che <­<­Là dove è caduto il confine , fra Polonia e Germania in particlare, le tensioni appaiono quanto mai enfatizzate. Qui sono vissuti con maggiore acutezza i problemi, forse appaiono più evidenti>>.

Se i timori dei possibili costi sociali connessi all’allargamento dell’Unione determinano una lettera cauta, se non perplessa, da parte di quote rilevanti della popolazione, per quanto possa apparire stravagante le maggiori attese sono catalizzate dalla dimensione polico-istituzionale. Diamanti osserva che <­<­negli ultimi vent’anni l’intergrazione europea è stata perseguita privilegiando i meccanismi e i temi relativi ai mercati e alla finanza, arrivando a concepire la moneta unica come un grimaldello, uno strumento per aqvviare l’unificazione anche sul piano sociale. Oggi lìUnione è percepita come necessaria essenzialmente per ragioni geoplitiche, perché potrebbe costituire un nuovo polo di riferimento in un contesto internazionale quanto mai instabile e pericoloso>>. Rispetto a tale opzione, tuttavia, il campione oggetto del sondaggio esprime in pari tempo un orientamento contraddittorio: l’idea dell’Unione è debole, non configura in alcun modo una confederazione, ma piuttosto un tavolo di Stati che definiscono un minimo comun denominatore, senza cederele principali prerogative della propria sovranità. Alla sindrome dello scetticismo si oppone in particolare, una sorta di modello mediterraneo. Le valutazioni più positive, il deposito di fiducia più rilevante nei confronti dell’Unione vengono espressi dai cittadini italiani e spagnoli. Il 44% degli Italiani pensa all’Ue come a una confederazione, il 21% dei tedeschi o il 33% degli inglesi dichiara di <­<­non credere all’Unione europea>>. Riccardo Illy, governatore del Friuli Venezia Giulia e quindi affacciato alla Nuova Europa, sostiene che <­<­non fa specie lìero_ottimismo italiano, paese malgovernato da decenni e che quindi potrebbe avere di che guadagnare da unione dotata di maggiori poteri>>. Ma Illy non nasconde la propria preoccupazione quando segnala che<­<­l’Europa unita non può stare ferma. Va avanti o va indietro. A questo punto il rischio di tornare indietro lo vedo molto reale, perché non siamo capaci di comunicare valori ideali e materiali in grado di aggregare attorno all’idea dell’Unione>>.

La Repubblica. P,25
04_05_2004
di Paolo Possamai

Questo messaggio è stato modificato da: Carlotta.Caporilli, 04 Mag 2004 – 11:58 [addsig]




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