Eurobrevetto, l’italiano è fuori

Posted on in Europa e oltre 14 vedi

La Stampa, pag. 39
L`ALLEANZA CON LA SPAGNA PER FAR RIAPRIRE LA DISCUSSIONE È FALLITA

Eurobrevetto, l’italiano è fuori
Registrazioni solo in inglese, tedesco e francese. Roma: una forzatura

MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

E’ finita ventitré a due, con una coppia di astenuti e il ministro belga gongolante che annunciava di aver messo «la ciliegina sulla torta» del suo semestre di presidenza. Italia e Spagna non hanno convinto il Consiglio a riaprire il negoziato sul regime trilingue dell`eurobrevetto. E` passata l`idea di avanzare con la «cooperazione rafforzata» richiesta da undici Paesi, strumento che consente a almeno un terzo dei Paesi Ue di adottare una politica insieme e aggirare i veti. I «patent europei» saranno dunque in inglese, francese e tedesco. «E` una forzatura politica – attacca il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica -, un atto giuridicamente ingiustificato che esclude alcuni paesi. La questione va discussa a livello di leader. E poi ci sono tante occasioni in cui creare disturbi».
Una brutta giornata, questa, anche se i nostri insistono nel dire che l`iter sarà lungo e resta tempo per ribaltare il risultato.
Brutta perché è un passo che sa di tributo all`egemonia di Berlino e Parigi, e perché incrina il principio di solidarietà su cui si fonda l`Unione. Pesante, oltretutto, perché è la prima volta dal 1957 che Roma scende dal treno a dodici stelle.

E` una decisione «precipitosa frutto dell`arroganza francotedesca», ha detto Mantica,
«un`accelerazione politica», il tentativo di «definire una gerarchia di poteri e valori che viola i principi di pari dignità degli Stati» dell`Unione. Il belga Vincent Van Quickenborn, che ha condotto la riunione del Consiglio Competitività Ue, pensa invece che ieri si sia visto un «passo importante per l`Europa» perché, rileva, si è chiuso un dossier decennale sul quale non «c`era più alcuna possibilità di trattativa».

Non si poteva perdere altro tempo, aggiunge il commissario Ue al mercato interno Michel
Barnier: «Oggi registrare un`idea costa 18.500 euro contro i 1850 degli Usa. Adesso scenderemo a 6000, è un risparmio per tutti». Il meccanismo è complesso. Il compromesso della presidenza prevede due versioni per ciascun brevetto emesso dal nuovo Ufficio unico europeo: una in inglese, e la seconda in una delle altre lingue dell`Ue, presumibilmente quella del registrante. Le imprese potranno depositare le domande nella propria lingua, scegliendo quella in cui sarà emesso il brevetto fra inglese, francese e tedesco. Successivamente il proprietario del brevetto dovrà tradurlo a proprie spese in una seconda lingua, obbligatoriamente l`inglese se la prima è il francese il o tedesco; se, invece, il brevetto è stato emesso in inglese, allora lo si potrà tradurre in una qualsiasi lingua delI`Ue.
II nodo tecnico indicato da Italia e Spagna, anche con una lettera dei premier Berlusconi e Zapatero, è che sarebbe solo la prima versione del brevetto in una delle tre lingue ad avere valore legale. Quello politico è che la nostra lingua ha gli stessi diritti del francese e che ora ci saranno tre Paesi con traduzione certa e gli altri no.

La Commissione promette traduzioni automatiche certificate, ma è in alto mare e studia
Google. Roma e Madrid solleveranno il caso al «prossimo vertice utile», il che non vuol dire giovedì.
Barnier presenterà mercoledì la proposta di decisione per la cooperazione rafforzata per gli undici che l`hanno chiesta (ovviamente Berlino e Parigi sono comprese), spera di chiudere in marzo e dice che la porta resta aperta. Gli italiani pensano che il cammino è lungo, e c`è anche una sentenza della Corte Ue che può intervenire a cambiare i giochi. Nonostante lo smacco, la speranza è naturalmente l`ultima a morire.

I PROFESSIONISTI

«Uno schiaffo che ci sottrarrà mercato»

~ E preoccupato Fabrizio Jacobacci, dell`omonimo studio legale torinese che si occupa
di brevetti (uno dei più importanti al mondo).
È una sberla agli italiani e agli spagnoli, un tentativo, soprattutto dei francesi e dei tedeschi, nostri principali concorrenti in Europa, di acquisire un vantaggìo competitivo nei confronti delle nostre aziende» spiega Jacobacci, che incoraggia italiani e spagnoli ad opporsi
ancora al provvedimento europeo.




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.