Eurobabele

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L’EUROBABELE

di Stefano Valentino

da Famiglia Cristiana, 15/6/2003

Per il servizio di traduzione la Commissione dispone attualmente di un organico di 220 funzionari ( 20 per ognuna delle 11 lingue attualmente parlate nelle Istituzioni europee)… ma l’UE si affida anche al Centro di Traduzione, un’agenzia esterna, con sede in Lussemburgo, cui viene riconosciuta una tariffa di 74 euro ( 143.284 lire) a pagina.

In Europa scoppia l’ultima “grande guerra”: quella delle lingue. Nel 2004 l’ingresso di 10 nuovi Paesi farà quasi raddoppiare le lingue ufficiali dell’UE: dalle attuali 11

(parlate nei 15 stati membri) si passerà a 20 o addirittura a 21, qualora la parte greca di Cipro fosse riunificata con quella turca. Nel 2007, con l’adesione di Bulgaria e Romania, si arriverà a ben 23 idiomi. Ma quanti di essi saranno effettivamente usati nelle sedi dell’euro-potere, a parte l’Inglese? Il paradosso è che , mentre l’Europa si allarga, lo spazio per il multilinguismo si restringe, innescando una vera e propria lotta per la “sopravvivenza” linguistica. Non si tratta di un semplice problema procedurale: il predominio di una o poche lingue nell’iter legislativo rischia di sfociare nell’egemonia culturale: “La lingua è uno strumento di potere, spiega Marco De Benedetti, capo del servizio comune di interpretazione e conferenze a Bruxelles. “I pochi Paesi che possono esprimersi nella propria lingua acquisiscono un vantaggio sugli altri, poiché riescono ad essere più persuasivi e quindi a imporre maggiormente il loro punto di vista nelle decisioni finali.” Secondo la Federazione della funzione pubblica europea (Ffpe) la tendenza verso il monolinguismo sarebbe già in atto . In effetti, nonostante il Trattato dell’UE sancisca l’uguaglianza fra tutte le lingue ufficiali, la prassi istituzionale è ben diversa. Nell’attuale pole position a 15, in testa c’è l’Inglese ( parlato nel 93,4 % delle riunioni istituzionali, seguito dal Francese (87,5%) e dal Tedesco (69%). L’Italiano occupa il quarto/quinto posto insieme allo Spagnolo (50%).

Dall’anno prossimo, la nostra lingua dovrà fronteggiare la concorrenza dei dieci nuovi Stati. L’uguaglianza assoluta tra le lingue è in ogni caso irrealizzabile. Questione di efficienza decisionale e soprattutto di costi. Quanto tempo impiegherebbe la Commissione a presentare nuove proposte normative e il Consiglio (principale organo legislativo che riunisce i rappresentanti dei Governi) a adottarle se si dovessero tradurre tutte le minime modifiche via via apportate ai testi ? Quanto costerebbe tradurre simultaneamente da una lingua all’altra i dibattiti in plenaria tra gli oltre 700 membri del futuro Europarlamento?

La risposta è sempre la stessa : troppo !

Le Istituzioni europee stanno elaborando diverse opzioni per tentare di conciliare il “multilinguismo” con la necessità di garantire un processo decisionale rapido ed entro il limiti del budget anche in un Europa a 25/27 Stati. Oggi il costo del multilinguismo è di circa un Miliardo di Euro all’anno. “Circa 2 euro per cittadino che, dopo l’allargamento, diverranno 3” , precisa De Benedetti. L’Europarlamento già spende 274 milioni di euro, pari al 30% del suo bilancio, per garantire un regime plurilingue integrale ( il Consiglio lo garantisce solo a livello di ministri e di capi di Stato e di Governo, non invece a livello di gruppi di lavoro, dove si procede spesso con sole 3 lingue; la Commissione traduce solo le proposte definitive, mentre tutte le riunioni interne e la trascrizione dei testi preparatori avvengono in 3 lingue ). Con un numero di combinazioni linguistiche che passerà dalle attuali 110 a 420 nel 2004, saranno almeno altri 70 operatori ( tra interpreti e traduttori) per ciascun nuovo idioma, con un costo quindi di circa 25 milioni di euro in più all’anno.

L’EGEMONIA DELL’INGLESE

“Una spesa necessaria per preservare la legittimità democratica dell’unico organo legislativo eletto dai popoli, ma anche la diversità delle Culture nazionali che costituisce la ricchezza dell’Europa”, afferma Guido Podestà, Vicepresidente dell’Europarlamento, che è riuscito a far accettare il mantenimento dell’uguaglianza linguistica anche dopo l’allargamento, battendosi contro i tentativi egemonici dell’Inglese” I Cittadini hanno il Diritto di eleggere chi meglio rappresenta le loro idee, anche se la persona scelta non parla alcuna lingua straniera, nonché quello di comprendere i dibattiti pubblici e gli atti legislativi” spiega Podestà. La soluzione di compromesso da lui proposta è un regime “controllato”, basato sull’uso di alcuni idiomi principali per effettuare interpretazioni “ponte” nei casi di combinazioni linguistiche rare o difficili ( ad esempio, portoghese-inglese- lituano). Il Consiglio ipotizza invece di introdurre l’uso esclusivo di due sole lingue ( Inglese e Francese ) per quasi tutti i 200 gruppi di lavoro. Se un Paese volesse usare una lingua diversa potrebbe coprire una parte delle spese d’interpretazione con una quota di bilancio dell’UE, il resto però lo pagherebbe di tasca propria. L’Italia, ad esempio, dovrebbe finanziare circa il 40% delle riunioni.

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1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L’EUROBABELE <br /><br />
di Stefano Valentino<br /><br />
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da Famiglia Cristiana, 15/6/2003<br /><br />
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Per il servizio di traduzione la Commissione dispone attualmente di un organico di 220 funzionari ( 20 per ognuna delle 11 lingue attualmente parlate nelle Istituzioni europee)… ma l’UE si affida anche al Centro di Traduzione, un’agenzia esterna, con sede in Lussemburgo, cui viene riconosciuta una tariffa di 74 euro ( 143.284 lire) a pagina.<br /><br />
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In Europa scoppia l’ultima "grande guerra": quella delle lingue. Nel 2004 l’ingresso di 10 nuovi Paesi farà quasi raddoppiare le lingue ufficiali dell’UE: dalle attuali 11<br /><br />
(parlate nei 15 stati membri) si passerà a 20 o addirittura a 21, qualora la parte greca di Cipro fosse riunificata con quella turca. Nel 2007, con l’adesione di Bulgaria e Romania, si arriverà a ben 23 idiomi. Ma quanti di essi saranno effettivamente usati nelle sedi dell’euro-potere, a parte l’Inglese? Il paradosso è che , mentre l’Europa si allarga, lo spazio per il multilinguismo si restringe, innescando una vera e propria lotta per la "sopravvivenza" linguistica. Non si tratta di un semplice problema procedurale: il predominio di una o poche lingue nell’iter legislativo rischia di sfociare nell’egemonia culturale: "La lingua è uno strumento di potere, spiega Marco De Benedetti, capo del servizio comune di interpretazione e conferenze a Bruxelles. "I pochi Paesi che possono esprimersi nella propria lingua acquisiscono un vantaggio sugli altri, poiché riescono ad essere più persuasivi e quindi a imporre maggiormente il loro punto di vista nelle decisioni finali." Secondo la Federazione della funzione pubblica europea (Ffpe) la tendenza verso il monolinguismo sarebbe già in atto . In effetti, nonostante il Trattato dell’UE sancisca l’uguaglianza fra tutte le lingue ufficiali, la prassi istituzionale è ben diversa. Nell’attuale pole position a 15, in testa c’è l’Inglese ( parlato nel 93,4 % delle riunioni istituzionali, seguito dal Francese (87,5%) e dal Tedesco (69%). L’Italiano occupa il quarto/quinto posto insieme allo Spagnolo (50%). <br /><br />
Dall’anno prossimo, la nostra lingua dovrà fronteggiare la concorrenza dei dieci nuovi Stati. L’uguaglianza assoluta tra le lingue è in ogni caso irrealizzabile. Questione di efficienza decisionale e soprattutto di costi. Quanto tempo impiegherebbe la Commissione a presentare nuove proposte normative e il Consiglio (principale organo legislativo che riunisce i rappresentanti dei Governi) a adottarle se si dovessero tradurre tutte le minime modifiche via via apportate ai testi ? Quanto costerebbe tradurre simultaneamente da una lingua all’altra i dibattiti in plenaria tra gli oltre 700 membri del futuro Europarlamento? <br /><br />
La risposta è sempre la stessa : troppo !<br /><br />
Le Istituzioni europee stanno elaborando diverse opzioni per tentare di conciliare il "multilinguismo" con la necessità di garantire un processo decisionale rapido ed entro il limiti del budget anche in un Europa a 25/27 Stati. Oggi il costo del multilinguismo è di circa un Miliardo di Euro all’anno. "Circa 2 euro per cittadino che, dopo l’allargamento, diverranno 3" , precisa De Benedetti. L’Europarlamento già spende 274 milioni di euro, pari al 30% del suo bilancio, per garantire un regime plurilingue integrale ( il Consiglio lo garantisce solo a livello di ministri e di capi di Stato e di Governo, non invece a livello di gruppi di lavoro, dove si procede spesso con sole 3 lingue; la Commissione traduce solo le proposte definitive, mentre tutte le riunioni interne e la trascrizione dei testi preparatori avvengono in 3 lingue ). Con un numero di combinazioni linguistiche che passerà dalle attuali 110 a 420 nel 2004, saranno almeno altri 70 operatori ( tra interpreti e traduttori) per ciascun nuovo idioma, con un costo quindi di circa 25 milioni di euro in più all’anno.<br /><br />
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L’EGEMONIA DELL’INGLESE<br /><br />
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"Una spesa necessaria per preservare la legittimità democratica dell’unico organo legislativo eletto dai popoli, ma anche la diversità delle Culture nazionali che costituisce la ricchezza dell’Europa", afferma Guido Podestà, Vicepresidente dell’Europarlamento, che è riuscito a far accettare il mantenimento dell’uguaglianza linguistica anche dopo l’allargamento, battendosi contro i tentativi egemonici dell’Inglese" I Cittadini hanno il Diritto di eleggere chi meglio rappresenta le loro idee, anche se la persona scelta non parla alcuna lingua straniera, nonché quello di comprendere i dibattiti pubblici e gli atti legislativi" spiega Podestà. La soluzione di compromesso da lui proposta è un regime "controllato", basato sull’uso di alcuni idiomi principali per effettuare interpretazioni "ponte" nei casi di combinazioni linguistiche rare o difficili ( ad esempio, portoghese-inglese- lituano). Il Consiglio ipotizza invece di introdurre l’uso esclusivo di due sole lingue ( Inglese e Francese ) per quasi tutti i 200 gruppi di lavoro. Se un Paese volesse usare una lingua diversa potrebbe coprire una parte delle spese d’interpretazione con una quota di bilancio dell’UE, il resto però lo pagherebbe di tasca propria. L’Italia, ad esempio, dovrebbe finanziare circa il 40% delle riunioni. <br /><br />
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