Euro forte, economie reali deboli

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Lo ha annunciato l'ufficio statistico tedesco: nel quarto trimestre anche il Pil tedesco ha cominciato a scendere. Nel frattempo i Paesi periferici dell`Europa stanno proseguendo la strada del recupero di competitività che comincia a produrre qualche risultato nei loro conti con l'estero. E non solo perché la recessione fa scendere le importazioni ma soprattutto perché aumenta l'export. Tra gennaio e ottobre 2012, le esportazioni greche sono salite addirittura del 13 per cento e quelle portoghesi del 7 per cento. Nello stesso periodo, l'export ha ripreso significativamente a correre anche in Spagna e in Italia. L'austerità costa ma inizia anche a dare qualche risultato.
In questo scenario c'è uno spettro che si aggira per l'Europa: il recupero di valore del l'euro. Da luglio a oggi reuro ha guadagnato il io per cento nei confronti del dollaro. Certo, anche gli esperti sanno che è difficile prevedere l`andamento dei cambi e quindi sul cambio è meglio non farci troppi calcoli, nè in un senso nè nell`altro. Però l`apprezzamento dell'euro degli ultimi mesi ha le sue buone ragioni. La base di tutto è l'impegno preso nello scorso luglio dal presidente della Banca centrale europea: Draghi ha promesso di fare tutto ciò che serve per difendere l'euro. Draghi parlò, con efficacia, quando i mercati obbligazionari e azionari europei stavano andando a rotoli. Da allora però l`Europa politica si è mossa nel solco degli accordi disegnati nel summit di fine giugno 2012 e si sono consolidati progressi significativi nell'impegno comune di gestione della crisi europea. E così, se la Bce si impegna a fare da argine contro la speculazione e l'Europa politica mostra segni di coesione, ecco che ne viene fuori una leva di potenziale apprezzamento dell'euro di cui finora potremmo aver visto solo un assaggio.
Il rischio è che l'apprezzamento dell'euro sia troppo rapido per le economie reali, rendendo ancora più gravoso il recupero di competitività a cui Paesi come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia sono chiamati. Per questo si è alzato il grido di allarme del presidente dell'eurogruppo Junker contro il rischio del super euro. Per scacciare lo spettro, c`è un rimedio rapido: il taglio dei tassi alla prossima riunione del comitato direttivo della Bce. È un taglio più facile da attuare anche con il consenso della Bundesbank ora che anche la Germania ha smesso di crescere. Ma siccome il ritorno alla crescita dell'Europa non può certo basarsi solo su un euro svalutato, la sfida continua ad essere sul tavolo dei governi nazionali.
I Paesi periferici devono continuare a recuperare competitività, trovando le risorse per attuare la svalutazione fiscale sospirata dalle imprese (in Italia si chiama taglio dell'Irap). I Paesi dell'Europa più solida – la Germania e i Paesi dell'Est Europa – possono invece provare a rilanciare la domanda interna, allentando il rigore fiscale, come ha giustamente suggerito il primo ministro Rajoy. Se sarà così, il recupero di valore del l'euro sarà solo il normale assestamento nel valore di una valuta che ha l'ambizione e la possibilità di durare nel tempo.

(Da: Il Corriere della Sera, 17/01/2013)




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