L’Estonia indica la via per l’occupazione nell’indipendenza europea.

Posted on in L'ERA comunica 35 vedi

Nuvola europea indipendente

Europa, Pagano (ERA). L’Estonia indica la via per l’occupazione nell’indipendenza europea.
Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

Con ben 4 paesi UE che fanno parte del G8, il nostro continente deve contare sull’Estonia per poter ascoltare un’affermazione che vada nella direzione dell’indipendenza europea e, nello specifico, verso l’occupazione e il necessario affrancamento nel settore informatico-digitale dagli Stati Uniti.
Il Presidente Toomas Hendrik Ilves che, in quanto estone, di regimi se ne intende considerato il passato sovietico subito dall’Estonia, ha detto che “i mesi recenti hanno provato ancora una volta che è molto importante per l’Europa disporre di proprie “nuvole” informatiche che operino strettamente sotto la giurisdizione europea” ed ha aggiunto “la legislazione europea sulla protezione dei dati deve anch’essa essere ammodernata. Al momento il 95% dei servizi “cloud” in Europa è in mano ad aziende statunitensi”.
Tallinn ha grande esperienza in merito, dato il suo passato comunista e il suo status di casa del centro di difesa cibernetica della NATO, ma è assurdo che sia un paese con meno di un milione e mezzo di abitanti a dover denunciare una cosa tanto ovvia, mentre tutto il resto del continente ha abbandonato Edward Snowden al suo destino e si appresta ad iniziare i negoziati per il libero scambio con gli USA. L’indignazione di Barbara Spinelli su Repubblica di mercoledì scorso è purtroppo una voce isolata.
Il caso dell’Italia appare particolarmente drammatico. Al di là delle parole, infatti, l’integrazione europea continua a venire proposta nel quadro di una stretta dipendenza dagli Stati Uniti su tutti i settori. In particolare, in questi ultimi giorni, per quanto riguarda il capitolo degli F-35.
Come si può giustificare l’acquisto di mezzi militari che provengono da una superpotenza che, oltre a spiarci, non riesce a capire che cosa ci sia di sbagliato nel farlo?
Quegli aerei sono carissimi, il trasferimento di competenze tecnologiche al nostro paese sarà praticamente zero, la tanto pubblicizzata invisibilità al radar sarà per i nostri modelli, di livello inferiore rispetto a quelli ameircani, infine saremo sempre dipendenti dagli USA per i pezzi di ricambio.
Finora i soldi spesi per il progetto sono stati 900 milioni dati agli americani e 600 per lo stabilimento di Camer, ma il conto finale prevede ancora 19 miliardi in continua espansione.
Mentre la Germania, che certo sta meglio di noi, non ha mai preso in considerazione i “gingilli” a stelle e strisce e ha optato per l’Eurofighter. Ottima alternativa europea, con poco da invidiare agli F-35 e che, se l’Europa fosse unita in questo progetto, potrebbe superarli in tempi brevissimi, spendendo metà dei soldi, creando ricerca e sviluppo autonomo nella difesa, premessa nella costruzione di un esercito europeo che avrebbe identici strumenti d’arma e, ovviamente, darebbe lavoro a migliaia di lavoratori in tutta Europa per la loro costruzione che, quindi, avrebbe una domanda di dimensione continentale e, certamente anche estera, considerata la sempre meno benevolenza di cui godono gli USA nel mondo.




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.