Esteri, Datagate: La Bolivia denuncia l’imperialismo americano di cui è succube l’Europa.

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Evo Morales

Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

 

Come riportato oggi dai più importanti quotidiani mondiali, l’aereo su cui viaggiava il Presidente boliviano Evo Morales, proveniente da Mosca, è stato costretto ad atterrare in Austria dopo il divieto di sorvolo notificato da Francia e Portogallo, motivato dal sospetto che a bordo ci fosse la “talpa” del datagate, Edward Snowden. Giustamente, l’ambasciatore boliviano presso le Nazioni Unite ha denunciato l’accaduto, richiamando come sia stata violata la convenzione di Vienna, un atto che testimonia “ciò che l’imperialismo fa con i popoli”. Ha rincarato la dose il vicepresidente boliviano, Alvaro Garcia Linera, che ha denunciato come il presidente Evo Morales sia stato “sequestrato dall’imperialismo in Europa”.

Ecco, nell’Europa degli assurdi c’è bisogno della Bolivia per sentire qualcuno che parli dell’imperialismo americano che schiaccia i paesi europei.

Siamo un continente che si muove in modo confuso, eterodiretto, continuamente dipendente dall’assenso e dal consenso di altri. Persino la Francia, che molto ha fatto nelle ultime settimane per portare su un terreno più sicuro l’avvio dei negoziati sul libero scambio UE-USA grazie all’eccezione culturale, ha agito in modo contraddittorio, violando dei trattati internazionali senza alcuna valida giustificazione per non infastidire gli americani. Nel mentre ha minacciato lo stop ai negoziati di partnenariato transatlantico per via del Datagate. Insomma, un modus operandi confuso, mentre invece una risposta organica da parte dell’Unione è arrivata con enorme ritardo e senza convinzione.

La cosa incredibile è che l’Europa continui a sprecare il suo status di continente più ricco e avanzato del mondo con delle mosse di autoflagellazione completamente insensate. Chiunque appartenga ad un altro continente si rende immediatamente conto di questa verità e ovviamente non riesce a capacitarsene. Ma qui da noi stati e staterelli insistono nella loro politica suicida di raschiare il fondo del barile dissipando la nostra forza, la nostra ricchezza e la nostra cultura. Senza voler prendere atto del fatto che la riconquista di un’indipendenza vera, effettiva e sostanziale è ormai questione di sopravvivenza.




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