Esperanto: istruzioni per l’uso

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Esperanto: istruzioni per l’uso – LA STRUTTURA DELLE PAROLE

GENERALITÀ – La struttura delle parole in esperanto, pur apparentemente

simile a quella delle lingue indoeuropee di tipo “flessivo”, in realtà si

avvicina, per certi aspetti, a quella delle lingue di tipo “agglutinante”.

Si può chiarire questo concetto con un paio di esempi.

Alla parola italiana flessibile corrisponde in esperanto fleksebla, ma

questa parola è formata in realtà da tre elementi: fleks- radice del verbo

fleks-i piegare, flettere, -ebl- suffisso che indica possibilità passiva;

-a terminazione degli aggettivi. Quindi fleks-ebl-a che può essere piegato

flessibile. Questo suffisso -ebl- può essere applicato a qualsiasi radice

con significato di verbo transitivo, quindi: farebla che può essere fatto,

fattibile; videbla che può essere visto, visibile; trinkebla che può essere

bevuto, potabile, ecc. Inoltre ebl- può essere usato come radice a sè, e

avremo: ebla possibile; ebleco possibilità; eble possibilmente, forse, ecc.

Es.: tio ne estas ebla ciò non è possibile, mentre in italiano non possiamo

dire: ciò non è “ibile”.

Un altro esempio. In italiano diciamo: saliera, oliera, zuccheriera,

zuppiera, per indicare recipienti destinati a contenere una certa cosa

indicata dalla radice. In esperanto diciamo rispettivamente: salujo,

oleujo, sukerujo, supujo, dove ujo significa appunto “recipiente”; ma

possiamo dire anche granda ujo un grande recipiente, mentre in italiano non

possiamo dire una grande iera. Questo perchè in italiano il suffisso “iera”

può avere vari altri significati, come in: tastiera, parrucchiera ecc.

Quindi, a differenza dell’italiano e delle altre lingue flessive, i

suffissi e in prefissi in esperanto si possono usare anche come radici a

sè, dato che il loro significato è chiaramente definito.

Ogni parola esperanto può essere scomposta negli elementi che la formano.

Questi elementi si possono distinguere nei seguenti tipi:

– terminazioni grammaticali (si vedano più avanti i paragrafi “SOSTANTIVI,

AGGETTIVI, AVVERBI” e “VERBI”);

– radici

– prefissi e suffissi

– parole autonome.

RADICI – Sono parole che, per essere usate, devono essere completate da una

terminazione grammaticale. Esempio:

pan-, dom-, hom-, che con l’aggiunta della terminazione -o dei sostantivi,

danno pano, domo, homo pane, casa, essere umano;

bel-, bon-, varm- che, con l’aggiunta della terminazione -a degli

aggettivi, danno bela, bona, varma bello, buono, caldo;

parol-, far-, est- che, con l’aggiunta della terminazione -i dell’infinito

dei verbi, danno paroli, fari, esti parlare, fare, essere.

Dalle radici si possono derivare molte altre parole, sia variando la

terminazione grammaticale, che con l’aggiunta di prefissi e suffissi. Per

esempio: da bon-a buono, abbiamo anche: la bono il bene, bone bene (come avverbio), bonigi rendere buono, plibonigi migliorare, boneco bontà, malbona cattivo,

malbonulo persona cattiva, malbonigi guastare ecc.

PREFISSI E SUFFISSI – Sono particelle che, poste rispettivamente prima o

dopo una radice, ne modificano il senso. Qualcuno lo abbiamo già

incontrato, un elenco pi- dettagliato verrà dato più avanti. Possono essere

usati anche come parole a sè.

Per es.: il prefisso mal- indica il contrario (bona / malbona buono,

cattivo); la malo significa “il contrario”, male al contrario, contrariamente.

PAROLE AUTONOME – Sono parole che non hanno bisogno di terminazioni

grammaticali, come l’articolo la, i numerali, i pronomi personali e

dimostrativi, gli avverbi non derivati, le preposizioni, le congiunzioni.

Anche da essi si possono però formare derivati.

Es. super è una preposizione che significa “sopra, al di sopra di”; se ne

derivano: supera superiore, supere superiormente, superi superare, essere

superiore, la superuloj i superiori ecc. (Da Nova Sento in rete n.330).

[addsig]




4 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Esperanto: istruzioni per l'uso - LA STRUTTURA DELLE PAROLE<br /><br />
<br /><br />
GENERALITÀ - La struttura delle parole in esperanto, pur apparentemente<br /><br />
simile a quella delle lingue indoeuropee di tipo "flessivo", in realtà si<br /><br />
avvicina, per certi aspetti, a quella delle lingue di tipo "agglutinante".<br /><br />
Si può chiarire questo concetto con un paio di esempi.<br /><br />
Alla parola italiana flessibile corrisponde in esperanto fleksebla, ma<br /><br />
questa parola è formata in realtà da tre elementi: fleks- radice del verbo<br /><br />
fleks-i piegare, flettere, -ebl- suffisso che indica possibilità passiva;<br /><br />
-a terminazione degli aggettivi. Quindi fleks-ebl-a che può essere piegato<br /><br />
flessibile. Questo suffisso -ebl- può essere applicato a qualsiasi radice<br /><br />
con significato di verbo transitivo, quindi: farebla che può essere fatto,<br /><br />
fattibile; videbla che può essere visto, visibile; trinkebla che può essere<br /><br />
bevuto, potabile, ecc. Inoltre ebl- può essere usato come radice a sè, e<br /><br />
avremo: ebla possibile; ebleco possibilità; eble possibilmente, forse, ecc.<br /><br />
Es.: tio ne estas ebla ciò non è possibile, mentre in italiano non possiamo<br /><br />
dire: ciò non è "ibile".<br /><br />
Un altro esempio. In italiano diciamo: saliera, oliera, zuccheriera,<br /><br />
zuppiera, per indicare recipienti destinati a contenere una certa cosa<br /><br />
indicata dalla radice. In esperanto diciamo rispettivamente: salujo,<br /><br />
oleujo, sukerujo, supujo, dove ujo significa appunto "recipiente"; ma<br /><br />
possiamo dire anche granda ujo un grande recipiente, mentre in italiano non<br /><br />
possiamo dire una grande iera. Questo perchè in italiano il suffisso "iera"<br /><br />
può avere vari altri significati, come in: tastiera, parrucchiera ecc.<br /><br />
Quindi, a differenza dell'italiano e delle altre lingue flessive, i<br /><br />
suffissi e in prefissi in esperanto si possono usare anche come radici a<br /><br />
sè, dato che il loro significato è chiaramente definito.<br /><br />
Ogni parola esperanto può essere scomposta negli elementi che la formano.<br /><br />
Questi elementi si possono distinguere nei seguenti tipi:<br /><br />
- terminazioni grammaticali (si vedano più avanti i paragrafi "SOSTANTIVI,<br /><br />
AGGETTIVI, AVVERBI" e "VERBI");<br /><br />
- radici<br /><br />
- prefissi e suffissi<br /><br />
- parole autonome.<br /><br />
RADICI - Sono parole che, per essere usate, devono essere completate da una<br /><br />
terminazione grammaticale. Esempio:<br /><br />
pan-, dom-, hom-, che con l'aggiunta della terminazione -o dei sostantivi,<br /><br />
danno pano, domo, homo pane, casa, essere umano;<br /><br />
bel-, bon-, varm- che, con l'aggiunta della terminazione -a degli<br /><br />
aggettivi, danno bela, bona, varma bello, buono, caldo;<br /><br />
parol-, far-, est- che, con l'aggiunta della terminazione -i dell'infinito<br /><br />
dei verbi, danno paroli, fari, esti parlare, fare, essere.<br /><br />
Dalle radici si possono derivare molte altre parole, sia variando la<br /><br />
terminazione grammaticale, che con l'aggiunta di prefissi e suffissi. Per<br /><br />
esempio: da bon-a buono, abbiamo anche: la bono il bene, bone bene (come avverbio), bonigi rendere buono, plibonigi migliorare, boneco bontà, malbona cattivo,<br /><br />
malbonulo persona cattiva, malbonigi guastare ecc.<br /><br />
PREFISSI E SUFFISSI - Sono particelle che, poste rispettivamente prima o<br /><br />
dopo una radice, ne modificano il senso. Qualcuno lo abbiamo già<br /><br />
incontrato, un elenco pi- dettagliato verrà dato più avanti. Possono essere<br /><br />
usati anche come parole a sè.<br /><br />
Per es.: il prefisso mal- indica il contrario (bona / malbona buono,<br /><br />
cattivo); la malo significa "il contrario", male al contrario, contrariamente.<br /><br />
PAROLE AUTONOME - Sono parole che non hanno bisogno di terminazioni<br /><br />
grammaticali, come l'articolo la, i numerali, i pronomi personali e<br /><br />
dimostrativi, gli avverbi non derivati, le preposizioni, le congiunzioni.<br /><br />
Anche da essi si possono però formare derivati.<br /><br />
Es. super è una preposizione che significa "sopra, al di sopra di"; se ne<br /><br />
derivano: supera superiore, supere superiormente, superi superare, essere<br /><br />
superiore, la superuloj i superiori ecc. (Da Nova Sento in rete n.330).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Esperanto: istruzioni per l'uso - LA STRUTTURA DELLE PAROLE<br /><br />
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GENERALITÀ - La struttura delle parole in esperanto, pur apparentemente<br /><br />
simile a quella delle lingue indoeuropee di tipo "flessivo", in realtà si<br /><br />
avvicina, per certi aspetti, a quella delle lingue di tipo "agglutinante".<br /><br />
Si può chiarire questo concetto con un paio di esempi.<br /><br />
Alla parola italiana flessibile corrisponde in esperanto fleksebla, ma<br /><br />
questa parola è formata in realtà da tre elementi: fleks- radice del verbo<br /><br />
fleks-i piegare, flettere, -ebl- suffisso che indica possibilità passiva;<br /><br />
-a terminazione degli aggettivi. Quindi fleks-ebl-a che può essere piegato<br /><br />
flessibile. Questo suffisso -ebl- può essere applicato a qualsiasi radice<br /><br />
con significato di verbo transitivo, quindi: farebla che può essere fatto,<br /><br />
fattibile; videbla che può essere visto, visibile; trinkebla che può essere<br /><br />
bevuto, potabile, ecc. Inoltre ebl- può essere usato come radice a sè, e<br /><br />
avremo: ebla possibile; ebleco possibilità; eble possibilmente, forse, ecc.<br /><br />
Es.: tio ne estas ebla ciò non è possibile, mentre in italiano non possiamo<br /><br />
dire: ciò non è "ibile".<br /><br />
Un altro esempio. In italiano diciamo: saliera, oliera, zuccheriera,<br /><br />
zuppiera, per indicare recipienti destinati a contenere una certa cosa<br /><br />
indicata dalla radice. In esperanto diciamo rispettivamente: salujo,<br /><br />
oleujo, sukerujo, supujo, dove ujo significa appunto "recipiente"; ma<br /><br />
possiamo dire anche granda ujo un grande recipiente, mentre in italiano non<br /><br />
possiamo dire una grande iera. Questo perchè in italiano il suffisso "iera"<br /><br />
può avere vari altri significati, come in: tastiera, parrucchiera ecc.<br /><br />
Quindi, a differenza dell'italiano e delle altre lingue flessive, i<br /><br />
suffissi e in prefissi in esperanto si possono usare anche come radici a<br /><br />
sè, dato che il loro significato è chiaramente definito.<br /><br />
Ogni parola esperanto può essere scomposta negli elementi che la formano.<br /><br />
Questi elementi si possono distinguere nei seguenti tipi:<br /><br />
- terminazioni grammaticali (si vedano più avanti i paragrafi "SOSTANTIVI,<br /><br />
AGGETTIVI, AVVERBI" e "VERBI");<br /><br />
- radici<br /><br />
- prefissi e suffissi<br /><br />
- parole autonome.<br /><br />
RADICI - Sono parole che, per essere usate, devono essere completate da una<br /><br />
terminazione grammaticale. Esempio:<br /><br />
pan-, dom-, hom-, che con l'aggiunta della terminazione -o dei sostantivi,<br /><br />
danno pano, domo, homo pane, casa, essere umano;<br /><br />
bel-, bon-, varm- che, con l'aggiunta della terminazione -a degli<br /><br />
aggettivi, danno bela, bona, varma bello, buono, caldo;<br /><br />
parol-, far-, est- che, con l'aggiunta della terminazione -i dell'infinito<br /><br />
dei verbi, danno paroli, fari, esti parlare, fare, essere.<br /><br />
Dalle radici si possono derivare molte altre parole, sia variando la<br /><br />
terminazione grammaticale, che con l'aggiunta di prefissi e suffissi. Per<br /><br />
esempio: da bon-a buono, abbiamo anche: la bono il bene, bone bene (come avverbio), bonigi rendere buono, plibonigi migliorare, boneco bontà, malbona cattivo,<br /><br />
malbonulo persona cattiva, malbonigi guastare ecc.<br /><br />
PREFISSI E SUFFISSI - Sono particelle che, poste rispettivamente prima o<br /><br />
dopo una radice, ne modificano il senso. Qualcuno lo abbiamo già<br /><br />
incontrato, un elenco pi- dettagliato verrà dato più avanti. Possono essere<br /><br />
usati anche come parole a sè.<br /><br />
Per es.: il prefisso mal- indica il contrario (bona / malbona buono,<br /><br />
cattivo); la malo significa "il contrario", male al contrario, contrariamente.<br /><br />
PAROLE AUTONOME - Sono parole che non hanno bisogno di terminazioni<br /><br />
grammaticali, come l'articolo la, i numerali, i pronomi personali e<br /><br />
dimostrativi, gli avverbi non derivati, le preposizioni, le congiunzioni.<br /><br />
Anche da essi si possono però formare derivati.<br /><br />
Es. super è una preposizione che significa "sopra, al di sopra di"; se ne<br /><br />
derivano: supera superiore, supere superiormente, superi superare, essere<br /><br />
superiore, la superuloj i superiori ecc. (Da Nova Sento in rete n.330).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Esperanto: istruzioni per l'uso - LA STRUTTURA DELLE PAROLE<br /><br />
<br /><br />
GENERALITÀ - La struttura delle parole in esperanto, pur apparentemente<br /><br />
simile a quella delle lingue indoeuropee di tipo "flessivo", in realtà si<br /><br />
avvicina, per certi aspetti, a quella delle lingue di tipo "agglutinante".<br /><br />
Si può chiarire questo concetto con un paio di esempi.<br /><br />
Alla parola italiana flessibile corrisponde in esperanto fleksebla, ma<br /><br />
questa parola è formata in realtà da tre elementi: fleks- radice del verbo<br /><br />
fleks-i piegare, flettere, -ebl- suffisso che indica possibilità passiva;<br /><br />
-a terminazione degli aggettivi. Quindi fleks-ebl-a che può essere piegato<br /><br />
flessibile. Questo suffisso -ebl- può essere applicato a qualsiasi radice<br /><br />
con significato di verbo transitivo, quindi: farebla che può essere fatto,<br /><br />
fattibile; videbla che può essere visto, visibile; trinkebla che può essere<br /><br />
bevuto, potabile, ecc. Inoltre ebl- può essere usato come radice a sè, e<br /><br />
avremo: ebla possibile; ebleco possibilità; eble possibilmente, forse, ecc.<br /><br />
Es.: tio ne estas ebla ciò non è possibile, mentre in italiano non possiamo<br /><br />
dire: ciò non è "ibile".<br /><br />
Un altro esempio. In italiano diciamo: saliera, oliera, zuccheriera,<br /><br />
zuppiera, per indicare recipienti destinati a contenere una certa cosa<br /><br />
indicata dalla radice. In esperanto diciamo rispettivamente: salujo,<br /><br />
oleujo, sukerujo, supujo, dove ujo significa appunto "recipiente"; ma<br /><br />
possiamo dire anche granda ujo un grande recipiente, mentre in italiano non<br /><br />
possiamo dire una grande iera. Questo perchè in italiano il suffisso "iera"<br /><br />
può avere vari altri significati, come in: tastiera, parrucchiera ecc.<br /><br />
Quindi, a differenza dell'italiano e delle altre lingue flessive, i<br /><br />
suffissi e in prefissi in esperanto si possono usare anche come radici a<br /><br />
sè, dato che il loro significato è chiaramente definito.<br /><br />
Ogni parola esperanto può essere scomposta negli elementi che la formano.<br /><br />
Questi elementi si possono distinguere nei seguenti tipi:<br /><br />
- terminazioni grammaticali (si vedano più avanti i paragrafi "SOSTANTIVI,<br /><br />
AGGETTIVI, AVVERBI" e "VERBI");<br /><br />
- radici<br /><br />
- prefissi e suffissi<br /><br />
- parole autonome.<br /><br />
RADICI - Sono parole che, per essere usate, devono essere completate da una<br /><br />
terminazione grammaticale. Esempio:<br /><br />
pan-, dom-, hom-, che con l'aggiunta della terminazione -o dei sostantivi,<br /><br />
danno pano, domo, homo pane, casa, essere umano;<br /><br />
bel-, bon-, varm- che, con l'aggiunta della terminazione -a degli<br /><br />
aggettivi, danno bela, bona, varma bello, buono, caldo;<br /><br />
parol-, far-, est- che, con l'aggiunta della terminazione -i dell'infinito<br /><br />
dei verbi, danno paroli, fari, esti parlare, fare, essere.<br /><br />
Dalle radici si possono derivare molte altre parole, sia variando la<br /><br />
terminazione grammaticale, che con l'aggiunta di prefissi e suffissi. Per<br /><br />
esempio: da bon-a buono, abbiamo anche: la bono il bene, bone bene (come avverbio), bonigi rendere buono, plibonigi migliorare, boneco bontà, malbona cattivo,<br /><br />
malbonulo persona cattiva, malbonigi guastare ecc.<br /><br />
PREFISSI E SUFFISSI - Sono particelle che, poste rispettivamente prima o<br /><br />
dopo una radice, ne modificano il senso. Qualcuno lo abbiamo già<br /><br />
incontrato, un elenco pi- dettagliato verrà dato più avanti. Possono essere<br /><br />
usati anche come parole a sè.<br /><br />
Per es.: il prefisso mal- indica il contrario (bona / malbona buono,<br /><br />
cattivo); la malo significa "il contrario", male al contrario, contrariamente.<br /><br />
PAROLE AUTONOME - Sono parole che non hanno bisogno di terminazioni<br /><br />
grammaticali, come l'articolo la, i numerali, i pronomi personali e<br /><br />
dimostrativi, gli avverbi non derivati, le preposizioni, le congiunzioni.<br /><br />
Anche da essi si possono però formare derivati.<br /><br />
Es. super è una preposizione che significa "sopra, al di sopra di"; se ne<br /><br />
derivano: supera superiore, supere superiormente, superi superare, essere<br /><br />
superiore, la superuloj i superiori ecc. (Da Nova Sento in rete n.330).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Esperanto: istruzioni per l'uso - LA STRUTTURA DELLE PAROLE<br /><br />
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GENERALITÀ - La struttura delle parole in esperanto, pur apparentemente<br /><br />
simile a quella delle lingue indoeuropee di tipo "flessivo", in realtà si<br /><br />
avvicina, per certi aspetti, a quella delle lingue di tipo "agglutinante".<br /><br />
Si può chiarire questo concetto con un paio di esempi.<br /><br />
Alla parola italiana flessibile corrisponde in esperanto fleksebla, ma<br /><br />
questa parola è formata in realtà da tre elementi: fleks- radice del verbo<br /><br />
fleks-i piegare, flettere, -ebl- suffisso che indica possibilità passiva;<br /><br />
-a terminazione degli aggettivi. Quindi fleks-ebl-a che può essere piegato<br /><br />
flessibile. Questo suffisso -ebl- può essere applicato a qualsiasi radice<br /><br />
con significato di verbo transitivo, quindi: farebla che può essere fatto,<br /><br />
fattibile; videbla che può essere visto, visibile; trinkebla che può essere<br /><br />
bevuto, potabile, ecc. Inoltre ebl- può essere usato come radice a sè, e<br /><br />
avremo: ebla possibile; ebleco possibilità; eble possibilmente, forse, ecc.<br /><br />
Es.: tio ne estas ebla ciò non è possibile, mentre in italiano non possiamo<br /><br />
dire: ciò non è "ibile".<br /><br />
Un altro esempio. In italiano diciamo: saliera, oliera, zuccheriera,<br /><br />
zuppiera, per indicare recipienti destinati a contenere una certa cosa<br /><br />
indicata dalla radice. In esperanto diciamo rispettivamente: salujo,<br /><br />
oleujo, sukerujo, supujo, dove ujo significa appunto "recipiente"; ma<br /><br />
possiamo dire anche granda ujo un grande recipiente, mentre in italiano non<br /><br />
possiamo dire una grande iera. Questo perchè in italiano il suffisso "iera"<br /><br />
può avere vari altri significati, come in: tastiera, parrucchiera ecc.<br /><br />
Quindi, a differenza dell'italiano e delle altre lingue flessive, i<br /><br />
suffissi e in prefissi in esperanto si possono usare anche come radici a<br /><br />
sè, dato che il loro significato è chiaramente definito.<br /><br />
Ogni parola esperanto può essere scomposta negli elementi che la formano.<br /><br />
Questi elementi si possono distinguere nei seguenti tipi:<br /><br />
- terminazioni grammaticali (si vedano più avanti i paragrafi "SOSTANTIVI,<br /><br />
AGGETTIVI, AVVERBI" e "VERBI");<br /><br />
- radici<br /><br />
- prefissi e suffissi<br /><br />
- parole autonome.<br /><br />
RADICI - Sono parole che, per essere usate, devono essere completate da una<br /><br />
terminazione grammaticale. Esempio:<br /><br />
pan-, dom-, hom-, che con l'aggiunta della terminazione -o dei sostantivi,<br /><br />
danno pano, domo, homo pane, casa, essere umano;<br /><br />
bel-, bon-, varm- che, con l'aggiunta della terminazione -a degli<br /><br />
aggettivi, danno bela, bona, varma bello, buono, caldo;<br /><br />
parol-, far-, est- che, con l'aggiunta della terminazione -i dell'infinito<br /><br />
dei verbi, danno paroli, fari, esti parlare, fare, essere.<br /><br />
Dalle radici si possono derivare molte altre parole, sia variando la<br /><br />
terminazione grammaticale, che con l'aggiunta di prefissi e suffissi. Per<br /><br />
esempio: da bon-a buono, abbiamo anche: la bono il bene, bone bene (come avverbio), bonigi rendere buono, plibonigi migliorare, boneco bontà, malbona cattivo,<br /><br />
malbonulo persona cattiva, malbonigi guastare ecc.<br /><br />
PREFISSI E SUFFISSI - Sono particelle che, poste rispettivamente prima o<br /><br />
dopo una radice, ne modificano il senso. Qualcuno lo abbiamo già<br /><br />
incontrato, un elenco pi- dettagliato verrà dato più avanti. Possono essere<br /><br />
usati anche come parole a sè.<br /><br />
Per es.: il prefisso mal- indica il contrario (bona / malbona buono,<br /><br />
cattivo); la malo significa "il contrario", male al contrario, contrariamente.<br /><br />
PAROLE AUTONOME - Sono parole che non hanno bisogno di terminazioni<br /><br />
grammaticali, come l'articolo la, i numerali, i pronomi personali e<br /><br />
dimostrativi, gli avverbi non derivati, le preposizioni, le congiunzioni.<br /><br />
Anche da essi si possono però formare derivati.<br /><br />
Es. super è una preposizione che significa "sopra, al di sopra di"; se ne<br /><br />
derivano: supera superiore, supere superiormente, superi superare, essere<br /><br />
superiore, la superuloj i superiori ecc. (Da Nova Sento in rete n.330).<br /><br />
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