Esperanto e diritti umani: si discute delle nuove materie‏

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ROMA
L’esperanto, l’educazione civica ambientale piuttosto che quella emotivo-sentimentale; l’introduzione alle religioni, ma anche educazione alimentare e diritti umani. Per gli studenti della scuola dell’obbligo nuove materie potrebbero aggiungersi a quelle che già compongono l’offerta formativa della scuola dell’obbligo. Il legislatore, in questo senso, è assai prolifico, come dimostrano le numerose proposte di legge presentare in Parlamento da maggioranza e opposizione.

I tempi della politica, si sa, non sono brevissimi. Ma non è detto che alcune delle proposte di legge non brucino le tappe. Come quella che ha iniziato il proprio iter in commissione Istruzione pubblica di palazzo Madama, a firma della sentrice del Pd Anna Maria Carloni, per l’insegnamento dell’educazione civica-ambientale, versione aggiornata della materia anni Settanta.

L’educazione civica ambientale, spiega la prima firmataria della proposta, vuole «sviluppare nello studente la consapevolezza di soggetto attivo e protagonista della comunità di appartenenza attraverso i valori costituzionali dell’educazione alla cittadinanza, all’ambiente, alla salute, all’affettività e l’educazione alimentare e stradale, oltre all’educazione civica e morale e all’educazione alla legalità, orientando gli studenti cittadini nelle scelte di vita e nei comportamenti sociali e civili affinchè con il proprio apporto personale possano contribuire alla realizzazione di una società migliore».

Sul ritorno dell’educazione civica punta anche l’ex deputato Udc Luciano Ciocchetti, ora vice presidente della Regione Lazio, con una proposta di legge alla Camera, mentre sulla necessità di insegnare il rispetto dell’ambiente si concentra anche il deputato finiano Fabio Granata.

Bipartisan la mobilitazione a favore dell’educazione ai diritti umani, nuova materia da introdurre a scuola secondo il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, il deputato Idv Fabio Evangelisti e il suo collega del Pdl a Montecitorio Enrico Pianetta. L’obiettivo è tanto semplice quanto ambizioso: «educare i cittadini al rispetto degli altri e alla convivenza basata sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri dell’uomo nel rispetto dell’autonomia personale di ogni individuo».

Una materia, secondo le intenzioni del legislatore, che deve abbracciare temi di grande rilievo, dalla lotta contro la discriminazione razziale, all’aiuto ai Paesi in via di sviluppo, dalla battaglia ancora in corso contro l’analfabetismo a quelle contro malattie fame, all’impegno per la salvaguardia del patrimonio culturale dell’umanità.

Il Carroccio, con le proposte dei capigruppo al Senato Federico Bricolo e alla Camera Marco Reguzzoni, preme perchè a scuola si insegnino «lingue e dialetti delle comunità territoriali e regionali» e la «storia locale», mentre la deputata del Pd Giovanna Melandri punta sull’insegnamento delll’introduzione alle religionì per favorire un dialogo tra i diversi orientamenti religiosi in una società sempre più multietnica.

Il Pdl, con la proposta sottoscritta da 20 deputati, prima firmataria Giulia Cosenza, punta all’educazione emotivo-sentimentale, qualcosa di diverso dall’educazione sessuale tout court, utile ma «incompleta». L’obiettivo è quello di «educare i giovani alla complementarietà tra uomo e donna ed alla valorizzazione di un rapporto umano rispettoso tra i sessi». Perchè «i modelli culturali imperanti, veicolati dai mezzi di informazione e di comunicazione offrono ai giovani stereotipi negativi che conducono ad una ipersessualizzazione precoce: sesso e pornografia hanno invaso la vita di bambini e adolescenti, influenzando la loro cultura e i loro comportamenti».

Nelle scuole italiane, propone la deputata del Pdl ed attrice Fiorella Ceccacci, si insegni teatro per combattere l'analfabetismo emotivo. «Il teatro -spiega l’esponente del centrodestra- ha da sempre una straordinaria funzione di educazione alla cultura, ma anche un ruolo fondamentale nella maturazione emotiva dell’individuo».

L’esperanto al posto della seconda lingua europea alle medie e al liceo; nella segnaletica stradale, nel passaporto e nella patente, è invece la proposta del deputato del Pdl Emerenzio Barbieri e mira a riequilibrare lo strapotere delle lingue che nelle istituzioni europee e nei rapporti commerciali e finanziari dell’Ue la fanno da padrone: inglese, francese e tedesco.

L’idea, dunque, è quella di equiparare l’esperanto alle attuali ’lingue di lavorò adottate in Europa: una lingua «transnazionale, non etnica, economica e moderna, alla portata di tutti che può realmente svolgere -sottolinea Barbieri- una funzione riequilibratirce sulle cosiddette lingue forti, restituendo anche all’italiano la dignità di cui, insieme ad altre lingue, ha pieno diritto».

L’insegnamento e l’uso dell’esperanto, precisa il parlamentare del Pdl, «non sostituiscono quelli delle lingue straniere, ma si affiancano agli insegnamenti linguistici già ammessi nella scuola, come già avviene, ad esempio, in Ungheria fin dal 1995».

La Stampa (Blog)




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