Esperanto e cinema: a San Paolo in Brasile il primo Kinofestival esperantista

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Esperanto e cinema: a San Paolo in Brasile il primo Kinofestival esperantista
Enrico Zoi su "iltrillodeldiavolo.it"

Dal 10 al 13 luglio 2011 a San Paolo (Brasile) si svolge il primo Kinofestival esperantista. Organizza Filmoj sen limoj (Film senza confini) con il sostegno della Gioventù Esperantista Mondiale. Un’occasione per approfondire la conoscenza di questa lingua e il suo rapporto con il grande schermo.
L’esperanto è un idioma artificiale, il più famoso, creato per favorire la comunicazione tra i popoli. Nacque tra 1872 e 1887 per opera dell’oftalmologo polacco Ludwik Lejzer Zamenhof. Anche il cinema l’ha usato.
La prima volta dell’esperanto in pellicola fu proprio grazie al suo ideatore: un frammento di due minuti poco comprensibile, in cui lo si vede salutare gli esperantisti al Congresso Universale del 1909. Nel 1917 viene filmato anche il funerale di Zamenhof, ma questa è un’altra storia.
All’inizio furono cinegiornali e documentari, alcuni precedenti al 1911, anno della settima conferenza internazionale sull’esperanto di Anversa. Si diceva poi che Leon Ernest Gaumont, pioniere del cinema francese, volesse girare un film sull’esperanto per illustrare un suo procedimento di sincronizzazione del suono, progetto stroncato dalla Grande Guerra.
Il romanzo in esperanto Mr Tot A?etas Mil Okulojn (1931), del polacco Jean Forge, venne adattato da Fritz Lang nel Diabolico dottor Mabuse (1960), girato però in tedesco. Forge diresse egli stesso dei film, almeno un paio in esperanto, Morga? Ni Komencos la Vivon (1934) e Verda Stelo Super Varsovio (1959). Due eventi nel 1940. Nel film Road to Singapore, con Bing Crosby e Bob Hope, un coro dei nativi di Kaigoon, isola immaginaria delle Indie Orientali, cantava una canzone in esperanto. Nel Grande dittatore Charlie Chaplin mise sulle vetrine del negozio del ghetto ebraico scritte in esperanto: meglio non esagerare con le già chiare allusioni alla Germania di Hitler.
Due i film noti girati esclusivamente in esperanto, ambedue degli anni ’60 ed entrambi per molto tempo ritenuti persi sino a recenti restauri. Il primo era francese: Angoroj (Angosce, 1964 o 1966), di Atelier Mahé, un giallo di circa un’ora ambientato nella periferia parigina. Restaurata e rilasciata in formato home video in Svizzera, la pellicola sparì poi di nuovo dalla circolazione. Si sa comunque che il cast era composto da diversi competenti esperantisti, tra i quali Raymond Schwartz, associato con l’Esperanto Cabaret di Parigi. L’altro lungometraggio, Incubus (1965), era made in Usa: un horror a basso costo in bianco e nero, diretto dal creatore della serie tv Oltre i limiti (The Outer Limits). Protagonista William Shatner. Incubus aveva qualità cinematografica, ma era scarso quanto a pronuncia linguistica.
Recentemente, quasi un prologo all’imminente primo Kinofestival esperantista, durante il Congresso Esperantista Statunitense, tenutosi a giugno in California, è stato presentato il documentario di 25 minuti The Universal Language, di Sam Green, il secondo film girato con la collaborazione e il sostegno finanziario dell’Esperantic Studies Foundation. Il primo era stato Utopia in Four Movements (2010).
Per la cronaca, si conoscono quattro cineasti esperantisti (Roman Dobrzyński, Reginaldo Cipolatti, Lorjak e François Randin) e altrettante compagnie cinematografiche esperantiste: LF-koop, Nandir, Imagu-Filmo e Kosmuzik.
E adesso tutti in Brasile per il festival.




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