Esperanto, codice linguistico soprannazionale.

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Esperanto, codice linguistico soprannazionale.

Provate a immaginate che quando, una quindicina di anni fa, si parlò di una moneta unica per l’Europa, vi avessero detto: «È opportuno che l’Europa abbia una moneta unica, perciò adottiamo tutti la sterlina». Vi sarebbe sembrato giusto? Oppure adottiamo il marco o il franco o una qualsiasi altra moneta nazionale, imponendola come moneta europea. Che avreste pensato? Sicuramente avreste pensato che si stava perpetrando un sopruso e certamente non l’avreste accettato a cuor leggero.
Invece fu introdotto l’euro, che può anche avere molti difetti, ma comunque è una moneta di tutti in generale e di nessuno in particolare. E se c’è qualche contestazione riguarda proprio il fatto che qualcuno non ritiene l’euro abbastanza neutrale.
Ebbene, un sopruso del tutto simile a quello ipotizzato per la moneta, è quello che sta succedendo per le lingue. Vi dicono: «È opportuno che l’Europa abbia una lingua unica, perciò adottiamo l’inglese». Magari non ve lo dicono esplicitamente, ma vi impongono l’inglese subdolamente, a poco a poco. E negli ultimi tempi anche a molto a molto. Ogni giorno trovate qualche voce in piú, anche negli ambienti ufficiali, dal premier al jobs akt, dal question time al welfare,allo spread, aweb tax, ecc. E un presidente del consiglio che dice in un discorso ufficiale che una certa signorina “briffava later e see you soon” (boh!)
Ogni giorno qualche novità: un giorno vi arriva il cedolino dello stipendio e vi trovate scritto “service personale”, un giorno andate a pagare un bollettino postale e poi potete leggere nel timbro lasciato dalla stampante Transaction Key. E non si parla di una “giornata elettorale” ma dielection day, e non ci sono piú biglietti, ma tickets e le notizie sono sempre news, eccetera eccetera.
Ogni giorno una piccola dose di veleno, ogni un po’ di piú, per farvi assuefare, per anestetizzarvi mentre prevaricano e vi violentano.
Eppure abbiamo a portata di mano la soluzione: l’esperanto. Una lingua di tutti in generale e di nessuno in particolare. Una lingua facilissima sia dal punto di vista fonetico, sia dal punto di vista lessicale, neutrale, duttile, alla portata di tutti, che si tratti di persone colte o di bassa cultura, ormai sperimentata per oltre un secolo, anche con una sua letteratura originale.
Una lingua che si può imparare anche da autodidatti, oltre che nei vari corsi che si tengono, quasi sempre a titolo gratuito, in tutta Italia. E corsi si possono seguire gratuitamente su Internet, dove si possono scaricare anche testi e dizionari.
L’esperanto è dunque la soluzione. Ma diversamente dall’euro, che ha sostituito le valute nazionali, l’esperanto non starebbe a sostituire le lingue nazionali, ma vi si affiancherebbe per la comunicazione internazionale.
Ognuno conserverebbe la propria lingua e anche il proprio dialetto, ma avrebbe a disposizione un codice linguistico che gli permetterebbe di parlare con tutto il mondo.
C’è solo un problema: dietro l’esperanto non ci sono interessi economici, né interessi politici, sociali, nazionali, militari… Con l’esperanto non girano tangenti e bustarelle. L’esperanto è qualcosa di troppo pulito. 

Amerigo Iannacone

(Da atunispoetry.com, 7/8/2014).

 




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