Esof, quando il Lingotto parla inglese

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Tra i ragazzi venuti da mezzo mondo per seguire le conferenze scientifiche. E gli italiani si guardano intorno pensando già alla fuga per poter fare ricerca
di STEFANO PAROLA
Sfogliano il programma di Esof come se fosse la cartina di un parco dei divertimenti: "Ah, in sala Madrid c’è l’incontro sul brevetto del Dna!", "no, andiamo a sentire la conferenza sui terreni contaminati dai test nucleari". Li riconosci perché hanno il pass con sopra una striscia arancione e la scritta "attendee", partecipante. Sono quasi tutti giovani e stranieri, e sono venuti al Lingotto per immergersi nel mondo della scienza.
Berry Holl è uno di loro. È tedesco, ma studia in Svezia. Racconta che era già a Torino per la conferenza "Marie Curie" di venerdì e ha deciso di fermarsi per lo EuroScience open forum: "Qui è bellissimo, ci sono moltissime conferenze interessanti. Il problema è che tante sono in contemporanea è non è facile scegliere. La migliore è stata quella di sabato mattina, sulla natura dell’altruismo umano. Mi occupo di astronomia, però mi interesso anche di psicologia e altri temi. È il bello di questa manifestazione, che tra l’altro ti permette di incontrare persone, di chiacchierare, di creare contatti".

Valerio e Selene hanno fatto meno strada, perché stanno facendo il dottorato in matematica a Torino: "Mettendo così tanta carne al fuoco, l’Esof ti dà la possibilità di capire in quale ambito di ricerca potrebbero indirizzarsi i tuoi studi. Cerchiamo una vocazione? Più che altro un posto di lavoro: qui è pieno di esponenti di centri di ricerca importanti e con l’aria che tira in Italia, con la ricerca che ha sempre meno risorse, è bene guardarsi intorno".
Berry, Valerio, Selene e gli altri "attendee" vagano per i corridoi e affollano le conferenze di Esof. E non sono i soli. Marco Pierini è un professore dell’Università di Firenze e ha appena finito di dibattere con alcuni colleghi sui pro e sui contro delle motociclette: "È la mia seconda edizione e anche io ho girovagato tra gli stand e le conferenze questa mattina. Mi piace perché è un ambiente variegato, che ti fa entrare in contatto con conoscenze e competenze diverse dalle tue".

Al Lingotto si parla solo inglese, niente traduzioni. Quando i relatori terminano le proprie esposizioni le domande non mancano mai e se il tempo non basta si creano capannelli in cui si discute e ci si scambia biglietti da visita. La signora Luisella, di arancio vestita, assiste con distacco professionale. Ha fatto del volontariato per questo tipo di eventi una professione: "Ho cominciato dalle Olimpiadi e non mi sono più fermata, appena c’è una manifestazione mi propongo per dare una mano. Perché lo faccio? Questa è casa mia e questi ragazzi è come se fossero miei ospiti".

A Esof si incontrano persone di quasi tutte le nazioni, pure in sala stampa. Natasha Mitchell lavora per la Abc, la tv pubblica australiana: "Sono venuta per il congresso della federazione mondiale dei giornalisti scientifici e sto sfruttando l’occasione per raccogliere materiale. Qui è facilissimo trovare grandi scienziati da intervistare. E non solo loro: questa mattina ho fatto una lunga chiacchierata con A. S. Byatt". Sono le 17 e la scrittrice britannica sta per iniziare il suo dialogo all’Auditorium con Giacomo Rizzolatti, uno dei massimi neuroscienziati italiani. Il pubblico di Esof si sta spostando lì, per l’evento finale della giornata. Nei corridoi c’è un’aria particolare. La descrive bene Berry, il ragazzo tedesco: "Cammini qui dentro è senti di essere veramente "europeo"". Miracoli della scienza.
http://torino.repubblica.it/cronaca/201 … f-5393603/




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