Erdogan convince l’Europa che non è convinta della Turchia

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Erdogan convince l'Europa che non è convinta della Turchia


OGGI IL “SÌ, MA” DELL'UE. IL REFERENDUM TRUC M DI CHIRAC, LA CORTE INTERESSATA Dl BLAIR, CIPRO NEUTRALE A SORPRESA
Parigi. Chi sono e dove sono veramente i “turco-scettici” in Europa? E i turco-entusiasti? A guardare meglio da vicino, i due fronti sono meno compatti di quanto si immagini. Il primo della lista dei contrari alla Turchia è Cipro, L'animosità dei rappresentanti (greci) della Repubblica di Cipro nei confronti di Ankara è totale e gridata. La verità ufficiale a Nicosia è ancora che, nel 1974, le truppe turche invasero l'isola senza alcuna giustificazione (dimenticando volutamente il colpo di Stato promosso dal regime dei colonnelli ad Atene contro Makarios, garante dell'unità dell'isola fin dall'indipendenza da Londra), e continuano a occuparla con oltre 30 mila soldati. Ora poi Cipro – o meglio, la metà greca più ricca e più popolosa, e la sola riconosciuta dalla comunità internazionale – fa parte dell'Unione Europea e potrebbe quindi semplicemente porre il proprio veto ai negoziati con Ankara. Ma non lo farà, perché non vuole assumersene la responsabilità. Non saranno i fratelli greci di Atene a respingere Ankara. Nonostante i contenziosi ancora aperti fra i due paesi nell'Egeo, infatti, la Grecia ha abbracciato ormai da alcuni anni una politica di rapprochement e amicizia che ne ha fatto, almeno uff cialmente, una delle sostenitrici più convinte della candidatura turca. Il premier Costas Karamanlis, succeduto alcuni mesi fa al socialdemocratico Costas Simitis, non bloccherà l'apertura dei nogoziati.Non lo farà neanche il Cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel, che pure guida un paese compattamente contrario alla futura adesione di Ankara, vuoi perché estranea al “club cristiano”, vuoi perché troppo poco rispettosa dei diritti umani, tema ricorrente soprattutto a sinistra, e non soltanto in Austria. Ed è quasi certo che neanche Parigi, alla fine, porrà il veto presidenziale alla candidatura turca. Jacques Chirac fu Snaturare il processo d'integrazione anzi, in passato, uno degli statisti europei più aperti nei confronti di Ankara, e continua tuttora a fare da argine contro la deriva
“turco-scettica” che sta investendo soprattutto il suo partito, l'Ump. Una maggioranza di francesi si dichiara al momento contraria all'adesione turca, ma non la esclude “in futuro”: Ed è forse anche per questo – oltre che per disinnescare le potenziali ricadute del “turco-scetticismo” francese sul referendum di ratifica del Trattato costituzio
nale europeo, previsto per la prossima primavera-che Chirac ha proposto di modificare la Costituzione della Quinta Repubblica per consentire ai cittadini di pronun
ciarsi su ogni nuovo allargamento dell'Ue. Se la mossa rinvia soltanto l'eventuale no al prossimo decennio, consente tuttavia a Parigi di non opporsi ora alla decisione di aprire i negoziati.

L'ostilità all'inunigrazione islamica

I paesi del Benelux si collocano nello schieramento antitureo, in base a un mix di motivazioni federaliste tradizionali e ostilità popolare all'immigrazione islamica. In Olanda, Belgio e Lussemburgo si terranno presto referendum di ratifica del Trattato costituzionale dell'Ue, che nessuno vuole confondere con l'adesione futura di Ankara.
Al “fronte del rifiuto” anti-turco appartiene pure la leadership della Cdu/Csu tedesca. Giorni fa la presidente Angela Merkel si è pronunciata per una “partnership privilegiata” con Ankara, ma senza prospettiva d'adesione. Pare tuttavia che all'interno del partito si siano levate alcune voci critiche, dettate in parte da motivi di politica internazionale (Washington caldeggia da sempre la candidatura turca), in parte da calcoli elettorali interni: i cittadini tedeschi di origine turca sono all'incirca due milioni e rappresentano un serbatoio di voti significativo. E' per ragioni analoghe nia di segno opposto, che il Cancelliere Gerhard Schróder appoggia la candidatura di Ankara, nonostante le riserve manifestate di recente da una parte della Spd. I Verdi, furono i primi a eleggere al Bundestag un tedesco d'origine turca, anche se restano molto attenti alle questioni delle minoranze, della parità, e dei diritti umani.Ad animare l'opposizione ad Ankara è un mix vario di motivazioni cultural-religiose, timori per un allargamento tale da snaturare il processo d'integrazione (la Turchia conterà presto da sola tanti abitanti quanti i 10 nuovi partner messi assieme), e riserve di natura più schiettamente liberal (il ruolo dei militari), particolarmente diffuse -oltre che nella sinistra politica – nei paesi nordici e protestanti. Partner tradizionalmente atlanticisti, come l'Olanda e la Danimarca, non
seguono affatto Washington su Ankara. Va d'altronde osservato che, su 4 milioni di turchi residenti nell'Ue, la maggior parte si trova in Germania (2,5), Francia e Olanda (350 mila ciascuna), Belgio, Austria, Danimarca e Svezia, nell'ordine.
E i “turco-entusiasti”? Il paese che guida il fronte favorevole ad Ankara è la Gran Bre
tagna, per la propensione atlanticista, gli interessi strategici in medio oriente e nel Caucaso, e i tradizionali legami commerciali. Ma c'è pure una ragione più subdola. che riguarda la visione british dell'integrazione europea: con la Turchia nell'Unione, infatti, questa potrebbe davvero perdere molte delle ambizioni politiche coltivate dai federalisti, e diventare soprattutto un grande mercato unico-ma privato (per evidente insostenibilità finanziaria) dei fondi strutturali e, soprattutto, della politica agricola comune, all'interno del quale le alleanze politiche si formerebbero su base tattica e ad hoc, a seconda delle questioni sul tappeto, un gioco in cui Londra è stata storicamente maestra. L'appoggio britannico alla Turchia è considerato da alcuni un po' sospetto, anche se tutti (“turco-scettiei” inclusi) condividono l'urgenza politica di premiare il premier turco Recep Tayyip Erdogan per la sua azione riformatrice.
C'e' poi un secondo gruppo che comprende Italia, Spagna e Portogallo, i paesi che (assieme alla Grecia) condividono con la Turchia la collocazione meridionale e mediterranea. L'appoggio è forse un po' superficiale, non dipende necessariamente dal grado di atlanticismo dei governi (come dimostra l'atteggiainento di Zapatero e Moratinos), nta è condiviso a livello popolare. Resta da vedere se perniarrà anche nel caso in cui i trasferimenti finanziari di Bruxelles verso la Turchia dovessero venire a scapito di quelli per l'Estremadura. l'Alentejo, e la stessa Sicilia. Infine, c'è il sostegno dell'Europa centrale. Per i nuovi membri c'è una componente di gratitudine atlanticista (il sostegno dato dall'alleato turco al loro ingresso nella Nato), di reciprocità europeista (l'allarganiento deve continuare), e un elemento più tattico e strumentale, chiaro nel caso della Polonia. A Varsavia, infatti, si dice che, se l'Ue aprirà le sue porte alla Turchia, non potrà poi chiuderle all'Ucraina e forse, un giorno, alla Bielorussia.

IL Foglio p,5
06/10/2004
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