Entro 300 anni la "lingua unica"?

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Il saggio di uno scienziato evoca lo spettro dell’idioma universale unico.

Ma non sarebbe una catastrofe

Parla global, il futuro sara’ tuo

Una nuova lingua basata sull’inglese e Internet prevarra’ sulle altre

di Giorgio De Rienzo

dal Corriere della sera, 19/3/2003

Steven Roger Fischer e’ direttore dell’Istituto di lingua e letteratura polinesiane di Aukland in Nuova Zelanda ed e’ diventato noto in tutto il mondo per aver decifrato alcune delle piu’ antiche testimonianze scritte. Con lodevole spirito divulgativo in questa “Breve storia del linguaggio” non si limita a studiare l’evoluzione dei vari sistemi di comunicazione animale e umana, ma proietta il proprio sguardo nel futuro. Immagina quale potra’ essere lo scenario linguistico dei prossimi trecento anni, sulla base di un’attenta e intelligente analisi dei piccoli e grandi processi di continue trasformazioni avvenute.

Questo “saggio brillante e di grande ricchezza argomentativa”, come ha detto Noam Chomsky, e’ un viaggio affascinante tra passato, presente e futuro che anche chi non e’ specialista puo’ seguire con passione: e il suo fascino sta nell’ottica globale in cui si pone Fischer quando esamina i vari linguaggi naturali e il loro modo di aggregarsi. Oggi, grazie agli “strumenti di monitoraggio sofisticati” della tecnologia, siamo in grado di registrare “forme di comunicazione del mondo naturale, che prima passavano inosservate”. Ogni “organismo vissuto” sulla Terra ha subito creato “meccanismi primitivi di scambio capaci di fornire informazioni sulla specie, il sesso, le intenzioni”. Questi meccanismi sono stati elaborati via via in sistemi. Il viaggio di Fischer parte dai linguaggi animali: da quello delle formiche a quello delle “scimmie parlanti”. Attraversa le esperienze dei primi linguaggi umani che man mano si organizzano in “famiglie” per giungere alle “lingue scritte”, le quali nel tempo stabiliscono “parentele”, attraverso procedure di scambio.

Diverse sono le singole storie, simile e’ il movimento verso una progressiva “globalizzazione” dei sistemi di comunicazione, nonostante le periodiche (e inutili) “purghe linguistiche” dei puristi di ogni parte del mondo e nonostante le azioni restauratrici di un presunto ordine linguistico, imposte (sempre invano) dalla propaganda di ideologie d’ ogni colore. Il processo e’ inarrestabile. “Le lingue scompaiono piu’ spesso dei popoli che le parlano”. Certo esiste un principio crudele della legge del piu’ forte, che spesso crea una sorta di panico, un senso di “perdita d’identita’ etnica”. Questo naturale smarrimento puo’ intralciare l’affermarsi di una lingua globale, in una istintiva resistenza ecologica, ma non riesce in nessun modo a fermarla, perche’ e’ fatale che “ciascuna cultura si modifichi per adattarsi a sopravvivere”. Cio’ che viene in un primo tempo avvertito come “perdita”, viene infatti presto riconosciuto come “evoluzione sociale”.

Nel secolo scorso nel mondo, grazie al cinema di Holliwood, si e’ imposto uno Standard American English. L’avvento di Internet ha invece portato alla ribalta un International Standard English in progressiva evoluzione che accetta e ingloba con disinvoltura prestiti da qualsiasi altra lingua. “Anche se forse non tutti se ne accorgono”, osserva Fischer, “questo nuovo idioma sta subendo rapidi cambiamenti” a tutti i livelli: nella pronuncia, nel lessico e nel significato, nella grammatica e nella sintassi. “Mentre quasi tutte le lingue della Terra sono minacciate da un’estinzione entro breve tempo, questo inglese sta diventando qualcosa di completamente nuovo: una lingua mondiale naturale”. Si replica insomma su scala piu’ ampia quello che e’ stato il cammino dei singoli linguaggi, i quali prima dispersi in piccole comunita’ parlanti, si sono via via aggregati in “famiglie” e quindi hanno costituito “parentele”. “Perderemo – conclude Fischer – gran parte delle diversita’ culturali della Terra, ma nello stesso tempo guadagneremo, grazie a un’unica lingua mondiale, un nuovo senso di appartenenza, una nuova comprensione del nostro ruolo nell’universo che ci circonda”.

C’e’ il rischio di una possibile manipolazione politica? Potrebbe accadere. Ma esiste nello stesso tempo una maggiore certezza di controllo democratico. Il rischio che il mondo corre sta altrove. “Nuove tecnologie come i linguaggi di programmazione (dei computer) stanno elaborando delle estensioni innovative dell’espressione umana”, che perde la sua qualita’ “naturale”. Questo linguaggio “artificiale” oggi ancora molto differenziato con molta velocita’ si sta sviluppando anch’esso in “famiglie” e crea “parentele”, cosi’ come e’ accaduto per il linguaggio “naturale”. Ma il “gap” tra chi conosce il nuovo strumento comunicativo e chi non lo conosce puo’ destabilizzare la possibile armonia del mondo e diventare un reale strumento di potere e di effettiva discriminazione. E’ il rischio piu’ grave che il nostro pianeta corre: il pericolo di un’invisibile dittatura comunicativa gestita da una “élite”, la quale puo’ avere effetti devastanti se non si ricorre presto a una forte strategia protettiva.

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