English-Only Europe?

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Robert Phillipson

Una lingua per la parita’ nella comunicazione?

Coloro che non hanno familiarità con l’esperanto tendono a rifiutarlo senza esaminare seriamente se esso possa offrire una soluzione più efficiente e giusta ad alcuni problemi della comunicazione internazionale e contribuire a rendere più efficace l’apprendimento scolastico di lingue straniere. Quest’ atteggiamento è un prodotto dell’ignoranza: come affermò Zamenhof, il fondatore dell’esperanto, citando Ovidio: “Ignoti nulla cupido”, non si desidera ciò che non conosciamo.

Ma è anche un prodotto dell’amnesia storica. Alla Lega delle Nazioni, fondata allo scopo di evitare conflitti militari come quello della prima guerra mondiale, l’adeguatezza dell’esperanto come lingua ufficiale fu seriamente presa in considerazione. Precedentemente, nel ventesimo secolo, l‘esperanto era stato oggetto di interesse per i governi. Non meno di undici erano rappresentati alla conferenza nel 1910 della Associazione Esperantista Universale . Tra il 1920 e il 1924 la Lega delle Nazioni prese in considerazione i rapporti relativi all’esperienza dell’apprendimento dell’esperanto in ventisei paesi. Nel 1920, i delegati di 11 stati (Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Cile, Cina, Colombia, Haiti, India, Italia, Persia e Sud-Africa) raccomandarono che l’esperanto fosse appreso nelle scuole “come un facile mezzo di comunicazione internazionale”. Nel settembre del 1922 la Lega delle Nazioni votò contro la raccomandazione di un suo comitato di sviluppare l’esperanto come lingua di lavoro dell’organizzazione. Tredici stati erano a favore di tale soluzione: Albania, Belgio, Cecoslovacchia, Cina, Colombia, Finlandia, Giappone, India, Iran, Polonia, Romania, Sud-Africa e Venezuela. Vi fu una strenua resistenza all’idea che l’esperanto divenisse la lingua chiave internazionale, particolarmente da parte della Francia, che non desiderava alcun mutamento nel ruolo del francese come lingua diplomatica primaria (almeno nel mondo occidentale). L’esistente ordine mondiale avrebbe potuto essere turbato non solo da un linguaggio neutrale, ma anche dalle credenze pacifiste utopiche abbracciate da alcuni esperantisti. Così l’opzione dell’Esperanto fu rifiutata, una decisione mantenuta fino ad oggi, con l’eccezione di un qualche riconoscimento nominale e di uno status consultivo all’ONU e all’UNESCO.

Esistono molti studi sull’esperanto. Alcuni tra i fatti sociolinguistici più rilevanti sono i seguenti:

·nel mondo diverse migliaia di bambini crescono (in più di 2000 famiglie) con l’esperanto come una delle loro lingue madri;

·vi è una notevole letteratura – sia poesie che romanzi – scritta originariamente o tradotta in esperanto;

·l’esperanto viene usato come mezzo di comunicazione per conferenze scientifiche su molti temi;

·l’esperanto può essere appreso molto più velocemente di altre lingue a causa delle sue strutture regolari;

·la grammatica semplice e sistematica dell’esperanto rende più semplice il suo apprendimento da parte dei non europei che quello delle altre lingue europee;

·la conoscenza dell’esperanto rende possibile ai suoi cultori di parlare direttamente a gente che proviene da lingue e culture molto diverse;

·la comunicazione interpersonale in esperanto è simmetrica, indipendentemente dalla lingua madre degli interlocutori, a differenza di molta comunicazione “internazionale” in una lingua legata ad uno stato-nazione;

·gli esperantisti furono perseguitati da Stalin e da Hitler, ma erano tollerati nei paesi comunisti dell’Europa orientale e in Cina;

·la mancanza di potere politico ed economico è naturalmente la principale debolezza dell’esperanto.

L’Associazione Esperantista Universale sta cercando di influenzare la politica linguistica nelle organizzazioni internazionali. Il manifesto approvato all’81° Congresso mondiale tenuto a Praga nel 1996 enumera i principi appoggiati dal movimento. Essi includono la democrazia, un’ educazione globale (etnicamente inclusiva), un’educazione efficiente (un migliore apprendimento delle lingue straniere), il multilinguismo, i diritti linguistici, la diversità linguistica e l’emancipazione umana. I due principi più rilevanti nel presente contesto sono i seguenti:

DEMOCRAZIA. Ogni sistema che conferisce ad alcuni un privilegio a vita, mentre richiede ad altri di dedicare anni di sforzo al raggiungimento di un livello di competenza che risulterà comunque minore, è fondamentalmente antidemocratico. Anche se l’esperanto, come ogni altra lingua, non è perfetto, supera di gran lunga le altre lingue come mezzo di comunicazione paritaria su scala mondiale. Noi sosteniamo che la disuguaglianza linguistica produce disuguaglianza comunicativa a tutti i livelli, incluso il livello internazionale. Noi siamo un movimento a favore della comunicazione democratica.

DIRITTI LINGUISTICI. La diseguale distribuzione del potere tra le lingue favorisce una permanente insicurezza linguistica, o una vera e propria oppressione linguistica, per una larga parte della popolazione mondiale. Nella comunità esperantista i parlanti di lingue grandi o piccole, ufficiali e non ufficiali, interagiscono come eguali attraverso una mutua volontà di raggiungere un compromesso. Questo equilibrio di diritti e responsabilità linguistiche offre un punto di riferimento per sviluppare e valutare altre soluzioni ai problemi della disuguaglianza e del conflitto linguistico. Noi sosteniamo che forti variazioni di potere tra le lingue indeboliscono le garanzie di eguale trattamento indipendentemente dalla lingua espresse in molti strumenti internazionali. Noi siamo un movimento a favore dei diritti linguistici.

Vi sono forze che stanno cercando di persuadere il Parlamento Europeo a prendere in seria considerazione l’opzione dell’esperanto e si dice che un crescente numero di parlamentari europei siano interessati a dibattere questo tema. Un’ indagine conoscitiva (hearing) ha avuto luogo nel 1993 e da allora sono state redatte varie petizioni. Gli esperantisti che lavorano nelle istituzioni europee sono convinti che dovrebbe essere seriamente considerato l’uso dell’esperanto e hanno identificato diverse opzioni da esaminare nei forum di politica linguistica.

Al Servizio congiunto di traduzione e conferenze (Joint Interpreting and Conference Service) è stato richiesto di esplorare il possibile uso dell’esperanto come lingua “intermediaria” di traduzione. Una riposta preliminare di Neil Kinnock, a nome della Commissione, fa riferimento all’assenza di interpreti qualificati e di strutture di addestramento degli interpreti nonché agli alti costi necessari per avere interpreti qualificati richiesti per le lingue degli attuali e dei futuri stati membri dell’Unione. Questi sono argomenti validi, ostacoli pratici che dovrebbero essere superati come parte di una strategia a lungo termine. La risposta di Kinnock prosegue affermando che “il ricorso a lingue non impiegate nella vita quotidiana correrebbe il rischio di non poter veicolare l’intera gamma di messaggi e idee comunicate nei meeting”. Ciò rivela l’ignoranza delle realtà linguistiche dell’esperanto ed è un perfetto esempio del pregiudizio che l’esperanto tende ad incontrare. E’ anche inquietante che i problemi di politica linguistica siano trattati come parte di procedure segrete di riesame interno, senza che i criteri sui quali si basa la risposta ufficiale vengano resi espliciti.

Nel lungo periodo l’uso dell’esperanto, come unica lingua d’intermediazione nel lavoro di traduzione e nella prima stesura dei documenti, potrebbe produrre notevoli risparmi economici e contribuire al sostegno di un’ecologia più sana, meno gerarchica, delle lingue ufficiali dell’UE, oltre a rafforzare i diritti linguistici dei parlanti di tutte queste lingue e a fornire un nuovo scopo alla retorica del sostegno al multilinguismo. Senza dubbio questo è uno scenario che non può essere realizzato dalla sera alla mattina, ma gli eurocrati e gli specialisti linguistici, abituati ad operare con piu’ lingue, avrebbero bisogno solo di un modesto investimento di tempo e d’energia per aggiungere l’esperanto al loro repertorio linguistico. Il principio di una lingua internazionale che faciliti la comunicazione simmetrica fra persone di diversa origine linguistica e che non minacci le altre lingue dovrebbe essere allettante per l’UE. Il fatto che sia possibile trovare la volontà politica per attuare tale principio rimane un problema aperto, ma è un problema che va posto.

Da Robert Phillipson, English-Only Europe? Challenging Language Policy, London, Routledge, 2003, pp.171-174.

Robert Phillipson è Research Professor nel Department of English della Copenhagen Business School University. Si occupa di pedagogia linguistica, politica linguistica e diritti linguistici.

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 31 Gen 2004 – 17:04 [addsig]




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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Robert Phillipson<br /><br />
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Una lingua per la parita’ nella comunicazione?<br /><br />
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Coloro che non hanno familiarità con l’esperanto tendono a rifiutarlo senza esaminare seriamente se esso possa offrire una soluzione più efficiente e giusta ad alcuni problemi della comunicazione internazionale e contribuire a rendere più efficace l’apprendimento scolastico di lingue straniere. Quest’ atteggiamento è un prodotto dell’ignoranza: come affermò Zamenhof, il fondatore dell’esperanto, citando Ovidio: “Ignoti nulla cupido”, non si desidera ciò che non conosciamo.<br /><br />
Ma è anche un prodotto dell’amnesia storica. Alla Lega delle Nazioni, fondata allo scopo di evitare conflitti militari come quello della prima guerra mondiale, l’adeguatezza dell’esperanto come lingua ufficiale fu seriamente presa in considerazione. Precedentemente, nel ventesimo secolo, l‘esperanto era stato oggetto di interesse per i governi. Non meno di undici erano rappresentati alla conferenza nel 1910 della Associazione Esperantista Universale . Tra il 1920 e il 1924 la Lega delle Nazioni prese in considerazione i rapporti relativi all’esperienza dell’apprendimento dell’esperanto in ventisei paesi. Nel 1920, i delegati di 11 stati (Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Cile, Cina, Colombia, Haiti, India, Italia, Persia e Sud-Africa) raccomandarono che l’esperanto fosse appreso nelle scuole “come un facile mezzo di comunicazione internazionale”. Nel settembre del 1922 la Lega delle Nazioni votò contro la raccomandazione di un suo comitato di sviluppare l’esperanto come lingua di lavoro dell’organizzazione. Tredici stati erano a favore di tale soluzione: Albania, Belgio, Cecoslovacchia, Cina, Colombia, Finlandia, Giappone, India, Iran, Polonia, Romania, Sud-Africa e Venezuela. Vi fu una strenua resistenza all’idea che l’esperanto divenisse la lingua chiave internazionale, particolarmente da parte della Francia, che non desiderava alcun mutamento nel ruolo del francese come lingua diplomatica primaria (almeno nel mondo occidentale). L’esistente ordine mondiale avrebbe potuto essere turbato non solo da un linguaggio neutrale, ma anche dalle credenze pacifiste utopiche abbracciate da alcuni esperantisti. Così l’opzione dell’Esperanto fu rifiutata, una decisione mantenuta fino ad oggi, con l’eccezione di un qualche riconoscimento nominale e di uno status consultivo all’ONU e all’UNESCO.<br /><br />
Esistono molti studi sull’esperanto. Alcuni tra i fatti sociolinguistici più rilevanti sono i seguenti:<br /><br />
·nel mondo diverse migliaia di bambini crescono (in più di 2000 famiglie) con l’esperanto come una delle loro lingue madri;<br /><br />
·vi è una notevole letteratura - sia poesie che romanzi - scritta originariamente o tradotta in esperanto;<br /><br />
·l’esperanto viene usato come mezzo di comunicazione per conferenze scientifiche su molti temi;<br /><br />
·l’esperanto può essere appreso molto più velocemente di altre lingue a causa delle sue strutture regolari;<br /><br />
·la grammatica semplice e sistematica dell’esperanto rende più semplice il suo apprendimento da parte dei non europei che quello delle altre lingue europee;<br /><br />
·la conoscenza dell’esperanto rende possibile ai suoi cultori di parlare direttamente a gente che proviene da lingue e culture molto diverse;<br /><br />
·la comunicazione interpersonale in esperanto è simmetrica, indipendentemente dalla lingua madre degli interlocutori, a differenza di molta comunicazione “internazionale” in una lingua legata ad uno stato-nazione;<br /><br />
·gli esperantisti furono perseguitati da Stalin e da Hitler, ma erano tollerati nei paesi comunisti dell’Europa orientale e in Cina;<br /><br />
·la mancanza di potere politico ed economico è naturalmente la principale debolezza dell’esperanto.<br /><br />
L’Associazione Esperantista Universale sta cercando di influenzare la politica linguistica nelle organizzazioni internazionali. Il manifesto approvato all’81° Congresso mondiale tenuto a Praga nel 1996 enumera i principi appoggiati dal movimento. Essi includono la democrazia, un’ educazione globale (etnicamente inclusiva), un’educazione efficiente (un migliore apprendimento delle lingue straniere), il multilinguismo, i diritti linguistici, la diversità linguistica e l’emancipazione umana. I due principi più rilevanti nel presente contesto sono i seguenti:<br /><br />
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DEMOCRAZIA. Ogni sistema che conferisce ad alcuni un privilegio a vita, mentre richiede ad altri di dedicare anni di sforzo al raggiungimento di un livello di competenza che risulterà comunque minore, è fondamentalmente antidemocratico. Anche se l’esperanto, come ogni altra lingua, non è perfetto, supera di gran lunga le altre lingue come mezzo di comunicazione paritaria su scala mondiale. Noi sosteniamo che la disuguaglianza linguistica produce disuguaglianza comunicativa a tutti i livelli, incluso il livello internazionale. Noi siamo un movimento a favore della comunicazione democratica.<br /><br />
DIRITTI LINGUISTICI. La diseguale distribuzione del potere tra le lingue favorisce una permanente insicurezza linguistica, o una vera e propria oppressione linguistica, per una larga parte della popolazione mondiale. Nella comunità esperantista i parlanti di lingue grandi o piccole, ufficiali e non ufficiali, interagiscono come eguali attraverso una mutua volontà di raggiungere un compromesso. Questo equilibrio di diritti e responsabilità linguistiche offre un punto di riferimento per sviluppare e valutare altre soluzioni ai problemi della disuguaglianza e del conflitto linguistico. Noi sosteniamo che forti variazioni di potere tra le lingue indeboliscono le garanzie di eguale trattamento indipendentemente dalla lingua espresse in molti strumenti internazionali. Noi siamo un movimento a favore dei diritti linguistici.<br /><br />
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Vi sono forze che stanno cercando di persuadere il Parlamento Europeo a prendere in seria considerazione l’opzione dell’esperanto e si dice che un crescente numero di parlamentari europei siano interessati a dibattere questo tema. Un’ indagine conoscitiva (hearing) ha avuto luogo nel 1993 e da allora sono state redatte varie petizioni. Gli esperantisti che lavorano nelle istituzioni europee sono convinti che dovrebbe essere seriamente considerato l’uso dell’esperanto e hanno identificato diverse opzioni da esaminare nei forum di politica linguistica.<br /><br />
Al Servizio congiunto di traduzione e conferenze (Joint Interpreting and Conference Service) è stato richiesto di esplorare il possibile uso dell’esperanto come lingua “intermediaria” di traduzione. Una riposta preliminare di Neil Kinnock, a nome della Commissione, fa riferimento all’assenza di interpreti qualificati e di strutture di addestramento degli interpreti nonché agli alti costi necessari per avere interpreti qualificati richiesti per le lingue degli attuali e dei futuri stati membri dell’Unione. Questi sono argomenti validi, ostacoli pratici che dovrebbero essere superati come parte di una strategia a lungo termine. La risposta di Kinnock prosegue affermando che “il ricorso a lingue non impiegate nella vita quotidiana correrebbe il rischio di non poter veicolare l’intera gamma di messaggi e idee comunicate nei meeting”. Ciò rivela l’ignoranza delle realtà linguistiche dell’esperanto ed è un perfetto esempio del pregiudizio che l’esperanto tende ad incontrare. E’ anche inquietante che i problemi di politica linguistica siano trattati come parte di procedure segrete di riesame interno, senza che i criteri sui quali si basa la risposta ufficiale vengano resi espliciti.<br /><br />
Nel lungo periodo l’uso dell’esperanto, come unica lingua d’intermediazione nel lavoro di traduzione e nella prima stesura dei documenti, potrebbe produrre notevoli risparmi economici e contribuire al sostegno di un’ecologia più sana, meno gerarchica, delle lingue ufficiali dell’UE, oltre a rafforzare i diritti linguistici dei parlanti di tutte queste lingue e a fornire un nuovo scopo alla retorica del sostegno al multilinguismo. Senza dubbio questo è uno scenario che non può essere realizzato dalla sera alla mattina, ma gli eurocrati e gli specialisti linguistici, abituati ad operare con piu’ lingue, avrebbero bisogno solo di un modesto investimento di tempo e d’energia per aggiungere l’esperanto al loro repertorio linguistico. Il principio di una lingua internazionale che faciliti la comunicazione simmetrica fra persone di diversa origine linguistica e che non minacci le altre lingue dovrebbe essere allettante per l’UE. Il fatto che sia possibile trovare la volontà politica per attuare tale principio rimane un problema aperto, ma è un problema che va posto.<br /><br />
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Da Robert Phillipson, English-Only Europe? Challenging Language Policy, London, Routledge, 2003, pp.171-174. <br /><br />
Robert Phillipson è Research Professor nel Department of English della Copenhagen Business School University. Si occupa di pedagogia linguistica, politica linguistica e diritti linguistici.<br /><br />
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