Emma Bonino : “Ue, solo slogan vuoti se non si apre il tavolo per riformare i trattati”.

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L’intervista. Emma Bonino.

“Ue, solo slogan vuoti se non si apre il tavolo per riformare i
trattati”.

di Alessandra Longo.

I simboli sono importanti ed è giusto soprattutto per i giovani «ripensare alle
radici, riandare al miracolo di quel progetto europeo nato a Ventotene
sulle macerie della guerra.
Un progetto che ha fatto dell’Europa il continente più ricco, non solo
in termini di Pil.
Questo spesso viene dimenticato ed è bene invece ricordarlo alle nuove
generazioni». Emma Bonino esordisce con una premessa commentando
l’incontro a tre promosso da Matteo Renzi. Premessa, però, integrata da
una riflessione: «Le radici sono importanti – dice Bonino – ma devono
produrre frutti e fiori. Per ora, di sostanza, non ne ho vista molta».

Dal vertice tra Renzi,Merkel e Hollande si aspettava un esito più
concreto?

«No, per almeno tre motivi. Primo: se si fosse arrivati ad un accordo
congiunto su temi come migranti, crescita e difesa dei confini, sarebbe
stato comunque un risultato “non dichiarabile” nell’imminenza del
vertice a 27 di Bratislava. Secondo: siamo di fronte ad una
straordinaria sequenza di appuntamenti elettorali che sicuramente
“distraggono” i capi di Stato coinvolti».

Si comincia il 4 settembre con la Germania.

«Infatti, con le elezioni nel Meclemburgo, collegio della Merkel. A
seguire le nuove elezioni in Austria e il referendum ungherese, poi il
nostro, poi l’Olanda, poi la Francia, infine la Germania. Senza contare
che ci sono almeno una trentina di referendum in cantiere in tutta
Europa, promossi da partiti nazionalisti e populisti».

Quindi in sostanza lei dice: non è il clima ideale per dare una storica
sterzata.

«Temo che prevarranno gli slogan vuoti tipici delle campagne
elettorali. Difficile che qualcuno proponga di riaprire i Trattati
europei che è esattamente quello che bisognerebbe fare. Il trattato di
Lisbona appartiene ormai ad un altro periodo storico. Nel frattempo
siamo alle prese con una crescente deriva nazionalista e populista. Ci
sono anche scenari da brivido nel mondo, Siria, Libia, Turchia… Anzi,
a proposito della Libia, chissà se hanno avuto il tempo di chiedere
alla Francia perché continua a sostenere Tobruk e il generale
Haftar?».

E il terzo motivo che frena la concretezza di un’azione di ripartenza
dell’Europa?

«L’incontro di Ventotene a tre, e poi quello del 16 settembre a
Bratislava, si consumano sempre nell’ottica del metodo intergovernativo
che presuppone l’unanimità. Io credo che sia un errore. Si continua a
farlo dal 2008 quando, alla crisi, si è risposto con soluzioni e leggi
nazionali. Io continuo a sostenere che è più adeguato il metodo
comunitario. Anche se oggi non gode di grande favore, anzi la
commissione europea viene additata come la responsabile di tutti i
guai…».

Federalista da sempre.

«Se qualcuno ha un’idea migliore per tenere assieme 500 milioni di
persone in una cornice di democrazia e rispetto delle diversità me lo
faccia sapere».

Capisco la sua prudenza su Ventotene ma darà atto a Renzi di aver
promosso un’iniziativa nella direzione giusta.

«Ricordare da dove siamo nati non è affatto un esercizio sbagliato».

Come interpreta la Merkel di Ventotene? L’atteggiamento della Germania
le sembra ammorbidito?

«Mi sembra di no anche se uno sforzo di intesa c’è stato. Che cosa poi
possa produrre è tutto da vedere. I temi sono sempre quelli: economia,
giovani, migrazione… Sono vent’anni che, per esempio, sulla
sicurezza, sento parlare di “più coordinamento” ma se non c’è una
politica estera comune non ci può essere nemmeno un sistema di
intelligence comune».

La cancelliera ha ammesso di aver sbagliato sui migranti. Adesso dice:
meglio più cooperazione europea…

«Meno male che se ne è accorta e ha cambiato idea. Finalmente ha il
coraggio di ammettere che non paga l’ognuno pensi per sé. È il metodo
comunitario che risolve i problemi».

Riusciremo a mantenere i valori europei nati con Ventotene?

«Sono principi e valori semplici spesso minacciati anche dalle
“democrazie reali” come le chiamava Pannella. Ma non vedo alternative.
Chiediamoci dove vogliamo andare e lottiamo fino in fondo».
(Da La Repubblica, 24/08/2016).

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