EMA in Olanda: fatti e dietrologie.

Posted on 28 novembre 2017 in Partito dell'Italiano 40 vedi

Italians.

Lettera EMA in Olanda: questi i fatti, le dietrologie non servono.

Caro Beppe, dal 1989 sono consulente della Commissione Europea per la ricerca e sviluppo, e so bene che per evitare che tutti i finanziamenti e tutte le istituzioni finiscano coll’approdare sempre nei paesi più importanti ed evoluti, nonché per accontentare tutti i paesi membri nel distribuire risorse vantaggiose, spesso i parametri tecnico-scientifici si devono inchinare alle variabili geopolitiche. Questo può condurre, per esempio, a non basare un’istituzione come l’Ema in uno dei paesi più forti in biotech/pharma, ossia Germania, Francia, Belgio e forse anche Danimarca, che sommando ricerca e produzione sono tutti davanti a Italia e Olanda. La nostra delusione è stata proporzionale all’eccessiva aspettativa che, un po’ provincialmente, ci eravamo creati. E’ vero che l’Italia compare nella zona alta di tutte le statistiche della qualità della produzione scientifica, in parte grazie anche alle scienze della vita, e che possiede una pregevole filiera produttiva di medicinali e apparecchiature medicali, tanto da collocarsi tra i top player mondiali. Però i nostri farmaci sono spesso prodotti su licenza di multinazionali straniere, e laddove le multinazionali hanno sede, la macchina marcia a un altro regime, in termini sia di ricerca sia di produzione: noi esportiamo meno medicine del Belgio e ovviamente della Francia, e meno di metà della Germania. La stessa Olanda, pur con un Pil che non è la metà del nostro, non esporta meno di noi se ai farmaci sommiamo le attrezzature elettromedicali. L’Ema ci avrebbe fatto bene in molti modi. E’ stata una sfortunatissima sconfitta. Ma c’erano anche gli altri in corsa… e se anche fossimo stati noi i migliori (cosa non vera), moltissimi altri parametri, non ultimo il caso, erano in gioco. Le dietrologie da bar e le isterie nazionalistiche appaiono fuori luogo.
Paolo Magrassi, Infoat@magrassi.net

italians.corriere.it | 28. 11. 2017

Italians.

Lettera EMA in Olanda: il lobbying del Nordeuropa e gli stereotipi anti-italiani.

Caro Beppe, nel caso dell’assegnazione della sede EMA la vera sconfitta non è stata “la monetina” (o busta che sia) ma essere arrivati a dover ricorrere a quel metodo per concludere il processo. In altre parole, il pur ottimo lavoro di lobbying e creazione di consenso messo in atto dal sistema Italia non ha funzionato, altrimenti si sarebbe evitata l’estrazione a sorte. Leggo in prima pagina che determinante sarebbe stato il voltafaccia spagnolo, bene, ma gli altri 12 congiurati chi sono?? Peccato per come sono andate le cose, ho seguito la vicenda molto da vicino, lavoro nel settore, e sono sinceramente convinto che Amsterdam sia una scelta sbagliata ma sicuramente più gradita ai dipendenti dell’ente che erano terrorizzati dall’idea di spostarsi da un contesto nord europeo. La capacità di lobbying e di coesione del Nord Europa è evidentemente più efficace di quella del Sud. L’assegnazione è stata miope anche dal punto di vista sociale ed economico: Milano avrebbe fatto meglio e il giro economico avrebbe contribuito alla ripresa di un’economia scalcinata come quella italiana. Certo Amsterdam ha nomea e tradizione di efficienza, civismo, libertà di pensiero, organizzazione mentre l’Italia non riesce ad emanciparsi dagli altrettanto stereotipati pizza/mandolino/pummarola, paese dell’inciucio e della malagestione, della corruzione e dell’inefficienza organizzata a sistema… Peccato, dispiace che non sia arrivata un’agenzia tanto importante, dispiace ancora di più che siano queste le ragioni che hanno determinato l’esito. La saluto cordialmente,
Nicola Ferlin, nicola@plink.it

italians.corriere.it | 25. 11. 2017




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