“Eliminare le espressioni in inglese” L’ultima crociata dei puristi francesi

Posted on in Politica e lingue 44 vedi

“Eliminare le espressioni in inglese”
L’ultima crociata dei puristi francesi.

Il «Parisien» rinfocola la polemica sull’abuso di parole provenienti da oltre Manica. E anche il sindacato approva: «No all’anglicizzazione del Paese».

DI ALBERTO MATTIOLI.

Questi francesi. Ti distrai un attimo, pensando che nel frattempo si siano globalizzati come il resto del mondo, e invece subito rispunta l’«eccezione culturale». L’ultima crociata, anzi l’ultima puntata di una crociata che non finisce mai, si combatte per difendere il francese (inteso come lingua, non come monsieur Dupont) dall’invasione dell’inglese. Ci ha pensato il «Parisien» a rinfocolare la polemica sull’uso e soprattutto sull’abuso di espressioni inglesi.

La cronaca dimostra che sono preoccupazioni largamente condivise. Oggi il Csa, alias Consiglio superiore dell’audiovisivo (i francesi continuano a pretendere di parlare come all’epoca di Molière, però sono smodatamente golosi di sigle e di certo Molière non avrebbe mai scritto L14 intendendo Luigi XIV) ha organizzato a Parigi un pubblico convengo sull’«Avvenire della lingua francese nei media». Spiega Patrice Gélinet, membro del Csa, che si tratta di «aiutare i canali a prendere coscienza dei loro obblighi in materia di difesa e promozione della lingua francese». Nel mirino, ovviamente, l’overdose (ops…) di inglese fin dalla titolazione dei programmi. Come in Italia, anche in Francia i reality show (ri-ops…) hanno generalmente dei nomi barbari: «The Voice», «Secret Story», «Masterchef».

La cosa infastidisce il Csa, che invita a ispirarsi all’unico Paese che in materia di difesa del francese è più sciovinista della Francia. Si tratta ovviamente del Québec, che per distinguersi dal resto del Canada anglofono è l’unico angolo di mondo dove il format di «The Voice» si chiama «La Voix». In ogni caso, Nicolas Jacobs, «mediatore dell’informazione» di France 2, racconta di ricevere sempre più lettere di telespettatori irritati dall’invasione linguistica. Ci si chiede, con la massima serietà, che cosa ci stia a fare la Manica.

Le preoccupazioni non riguardano solo i media. Al gigante della grande distribuzione Carrefour, la Cgt, la Cgil francese, insorge contro l’utilizzazione dell’inglese. Una petizione interna, «No all’anglicizzazione di Carrefour, della Francia e dell’Europa», ha raccolto 1.500 firme e Régis Ravat, delegato sindacale del supermercato Carrefour di Nimes-sud, chiede la creazione di una commissione «incaricata di vegliare sulla qualità dell’impiego della lingua francese nell’impresa». Particolarmente esecrati sono i cartelli «Carrefour drive» (meglio «Carrefour au volant») e «Carrefour city» («Carrefour coeur de ville»).

I pubblici poteri non sono rimasti inerti. La legge Toubon del ‘94 decreta che la lingua «dell’insegnamento, del lavoro, degli scambi e dei servizi pubblici» è il francese. Ogni cartello pubblicitario con uno slogan in inglese deve prevedere la traduzione francese. Esista una percentuale di canzoni francesi che ogni radio è obbligata a trasmettere. E nel 2006 la General Electric fu multata di 600 mila euro per non aver fornito le istruzioni francesi di un suo apparecchio.

Nella vita quotidiana, i difensori della lingua sono riusciti a imporre «ordinateur» per computer e «courriel» per mail. Ma nell’uso quotidiano non passano, o passano male, «florilège» per «best of», «sonal» per «jingle» o (particolarmente ridicolo) «mot-dièse» per «hashtag» (tanto più che Twitter si chiama così anche a Parigi). Quanto a «cool», la battaglia è ampiamente persa. È una delle parole più pronunciate dai francesi ed è indubitabilmente inglese. Diciamo una Waterloo linguistica.
(Da lastampa.it, 9/12/2013).

 




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.