Efsf, Esm & co: tutte le sigle della crisi.

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Efsf, Esm & co: tutte le sigle della crisi.

di Francesca Basso.

EFSF – Il primo fondo salva Stati Ue creato nel 2000

Partiamo dall’inizio. Il 27 febbraio scorso il consiglio direttivo del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), che è composto dai membri dell’Euro working group (per l’Italia Vincenzo La Via), decide d’accordo con la Grecia – c’è la firma del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis – di estendere il piano di aiuti in atto, che sarebbe scaduto il giorno successivo, di quattro mesi fino al 30 giugno per negoziare un nuovo accordo tra creditori internazionali e Atene che avrebbe sbloccato l’ultima tranche di aiuti. Sabato, a tre giorni dalla scadenza, la Grecia ha lasciato il tavolo del negoziato. Finora il fondo salva Stati ha sborsato ad Atene 141,8 miliardi.

ESM – Il meccanismo di stabilità da 705 miliardi

Dal primo luglio 2013 il fondo salva Stati Efsf è stato sostituito dal Meccanismo europeo di stabilità (Esm). Il fondo Efsf è comunque ancora operativo e continuerà ad esserlo finché non verrà completamente rimborsato per i precedenti programmi di aiuti attivati. Infatti il piano di soccorso alla Grecia che scade domani è ancora sotto l’ombrello Efsf. Ma in caso di un terzo piano di salvataggio, Atene dovrà rivolgersi all’Esm. L’Esm ha un capitale versato di 80 miliardi, ma la potenza di fuoco può arrivare a 705 miliardi. I Paesi dell’eurozona lo finanziano in base al peso del loro contributo alla Bce. L’Italia per il 17,8%.

OMT – Il programma di acquisto di titoli di Stato

Per evitare situazioni di instabilità finanziaria nell’eurozona, la Banca centrale europea ha messo a punto una serie di strumenti non convenzionali. Il 27 luglio 2012, in piena crisi del debito sovrano, il presidente Mario Draghi annuncia che per salvare l’euro la Bce avrebbe fatto tutto il possibile (il famoso «whatever it takes») nel rispetto del mandato di Francoforte. A settembre presenta il programma di Omt (Outright monetary transactions): acquisto illimitato di titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona sul mercato secondario. Lo scudo antispread non è mai stato usato ma l’annuncio è stato sufficiente per frenare la speculazione.

QE – La liquidità immessa dalla Banca centrale europea

A marzo 2015 il presidente della Bce Mario Draghi ha fatto ricorso a un’altra misura eccezionale con l’obiettivo ufficiale di riportare il tasso d’inflazione dell’eurozona vicino al 2%, ma che ha anche l’effetto di contenere un’eventuale instabilità sui mercati: il Quantitative easing (Qe). Ovvero l’acquisto di titoli di Stato e di corporate bond per 18mesi, fino a settembre 2016. Ogni mese la Bce acquista 60 miliardi di euro tra obbligazioni governative e titoli corporate. Il Qe rappresenta anche uno scudo di fronte al rischio che nei prossimi giorni i titoli di Stato dei Paesi periferici finiscano sotto attacco degli speculatori.

ELA – I fondi di emergenza dell’Eurosistema

I titoli di Stato greci sono esclusi dal Quantitative easing. Al momento l’unica fonte di finanziamento di Atene è la Bce attraverso la liquidità di emergenza (Ela). Francoforte ha il diretto potere di vigilanza sulle quattro maggiori banche del Paese (Alpha Bank, Banca del Pireo, Banca nazionale di Grecia e Eurobank). Il presidente della Bce Mario Draghi in più occasioni ha spiegato che la Bce stabilisce autonomamente se gli istituti greci dispongano del requisito per continuare ad avere accesso ai fondi: essere solventi. Ieri la Bce ha deciso di mantenere l’attuale livello di liquidità di emergenza (89 miliardi).

SMP – L’intervento sui bond da 220 miliardi

Nel 2010, in uno dei momenti più critici della crisi finanziaria, la Banca centrale europea allora guidata da Jean-Claude Trichet lanciò il Securities Market Program (Smp), un programma di acquisto sul mercato secondario di titoli di Stato dei Paesi periferici, che avevano visto i rendimenti raggiungere livelli troppo elevati (quindi troppo onerosi) . L’operazione portò alla Bce oltre 220 miliardi di euro di titoli di Stato, di cui quasi la metà – ben 102 miliardi – italiani. La Bce, al 31 dicembre 2014, aveva ancora in portafoglio 19,8 miliardi di titoli greci, a rischio in caso di default di Atene
(Da corriere.it, 29/6/2015).

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