Economia linguistica: anche i licei italiani passano in mano straniera. Ora ci vuole un Radicale!

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Economia linguistica: anche i licei italiani passano in mano straniera. Ora ci vuole un Radicale!

Taranto, 4 agosto 2014.

Dopo la perdita di 830 marchi italiani e il 25% del potere industriale in pochi anni, anche le nostre università e scuole passano in mano straniera ma, in questo caso, sono proprio i dirigenti scolastici e i ministri a svenderle ed asservirle. Non bastavano i traditori della Costituzione italiana del Politecnico di Milano, non basta il Sacco dell’italiano nelle sempre più numerose università dello stivale. È senza sosta l’opera di genocidio linguistico da parte di chi dovrebbe preservarne vita e continuità.

Il ministro Stefania Giannini, che anziché di “Scelta civica” dovrebbe mutare il nome del suo partito in un più appropriato “Scelta barbara” vista la messa a sacco della scuola italiana compiuta, c’informa che Storia dell’Arte, Scienze, Geografia, Matematica e Filosofia dal prossimo anno scolastico potranno essere insegnate, per una parte delle ore curricolari – l’auspicio è che si arrivi al 50% – in lingua straniera nelle classi finali dei Licei e in lingua inglese nelle classi finali degli Istituti tecnici.

Lo scopo, spiegano a Viale Trastevere, è “promuovere tra gli studenti un vero possesso della cittadinanza europea”. In parole povere inculcare nelle menti dei nostri giovani in modo inequivocabile che la loro lingua vale sempre meno, il loro Paese conseguentemente, e l’unico modo che hanno per valorizzarsi è consegnare la loro mente e la loro libertà in mano straniera.

Vai a spiegare che, invece, l’attuale situazione è proprio frutto dell’inettitudine ed incapacità innovativa dello stesso MIUR e dei vai Governi che, negli ultimi venti anni, non hanno mosso un dito per rivendicare parità di trattamento in Europa con gli altri popoli e accettando l’asservimento al Nord Europa da parte del Sud.

Nessuna rivendicazione di compensazioni economiche e amministrative, con anche la richiesta dell’allargamento democratico a tre lingue importanti del Sud Europa come italiano-spagnolo-portoghese; nessuna sperimentazione continentale dell’uso di una lingua federale, dell’Esperanto.

La parola d’ordine è stata ed è “asservimento e perdita di sovranità” e che bisogna accettare come fatto ineluttabile di un dio superiore a religioni, filosofie, democrazie, libertà.
Il guadagno dell’istruzione britannica di 18 miliardi l’anno perché non insegnano nessuna lingua straniera?
“Non importa!” Pensano a Viale Trastevere.
Perdita annua di 60 miliardi di euro per lo stupro mentale di massa anglobano?
“Quisquilie e pinzillacchere” mormorano al MIUR, malgrado l’intero bilancio del Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca sia di poco superiore ai 50 miliardi.

Con queste premesse «Solo un Radicale può salvare il Paese dalla corruzione linguistica ed educativa e – spiega Giorgio Pagano – il mio obiettivo come ministro dell’istruzione sarà far risorgere l’Italia dalle macerie del Regime corrotto e asservito del secondo Dopoguerra. In uno slogan “Per una Italia culturalmente forte in una Europa forte”, forti entrambe anche per democrazia, diritti ed equità» conclude il dirigente Radicale con, sulle spalle, 50 giorni di sciopero della fame per salvare l’italiano dal linguicidio della politica di Regime.




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