Economia debole, a fine 2013 la ripresa

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«I governi devono perseverare». Mario Draghi tira le somme del 2012, il «suo» anno secondo il Financial Times, e invita l'Europa a non abbandonare la via di riforme e risanamento. Abbiamo vissuto dodici mesi di «progressi dolorosi», assicura il presidente della Bce, un tempo «per nulla facile», anche se è quello che visto «formulata una visione di lungo termine per l'Unione monetaria», e in cui «questa visione ha cominciato a essere tradotta in pratica». Ora bisogna andare avanti. «Sono stati compiuti passi significativi – puntualizza -. Tornare indietro significherebbe perdere credibilità e ricominciare daccapo».

C'è determinazione nelle parole dell'ex governatore, nonostante lo scenario disseminato di fragilità. In un'audizione al Parlamento europeo ha riaffermato che la recessione nel vecchio continente non è ancora sconfitta, poiché «ci attendiamo che le debolezze interne si prolunghino nel corso dell'anno e che una ripresa molto graduale si avrà solo nel secondo semestre». La sosterrà la domanda globale, precisa, ma anche una politica monetaria «accomodante» e una fiducia dei mercati «significativamente migliorata». Per questo che i governi non devono mostrarsi compiacenti. «Sarebbe controproducente – è l'avvertimento -. Porterebbe a tassi di interessi più altri e al riavvio del ciclo negativo».

Un messaggio che vale mezza salvezza. «Le riforme sono la strada giusta, danno frutti anche se, nel breve termine, il costo per i singoli cittadini può essere considerevole». Quasi un mantra, quello di Draghi. Chiede agli stati di fare ordine in casa, intervenendo sulla competitività come sui conti pubblici. Poi auspica che l'Unione vada avanti nel rafforzare il patto economico. Gli piacciono i «contratti» fra paesi intavolati dal presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy. Li vede combinati con aiuti temporanei e mirati. Pensa che potrebbero dare tono all'economia: «Un buon funzionamento del mercato della produzione e del lavoro è prerequisito per ripresa o occupazione»». Draghi ritiene che «la seconda priorità per la Bce dal punto di vista della Bce sia il
completamento dell'Unione finanziaria con il lancio di meccanismo unico di risoluzione>>, ovvero un fondo che si occupi delle banche durante la fase della bancarotta, in modo da garantirne l'ordinaria amministrazione. L'uomo dell'Eurotower ha parlato molto di vigilanza e banche. A tratti è sembrato rispondere indirettamente ai dubbi della Bundesbank sulla legalità dell'impianto varato giovedì. «I miei giuristi dicono che non ci sono problemi», ha risposto Draghi a un eurodeputato. E poi via a dar per certa l'indipendenza di Francoforte e il voto a mantenere la stabilità monetaria, come prevede il mandato.

«La supervisione unica aiuterà a ristabilire la fiducia nei mercati», nota Draghi, riporterà la liquidità sull'interbancario. Di conseguenza «renderà più facile la condotta della politica monetaria». Che, oltretutto, sarà nettamente separata dall'attività di monitoraggio dei mercati, che riguarderà direttamente 130/140 banche, mentre le altre saranno indirettamente sorvegliate attraverso le autorità nazionali. «Avremo una chiara separazione funzionale», è la promessa. Anche parte dei modi e delle funzioni vanno definite. «Pronta a lanciare la preparazione formale quando il quadro legale sarà adottato». Sarà entro marzo, è l'impegno. Passaggio importante, purché ognuno stia al suo posto e tutti facciano il proprio lavoro. Ovviamente.

(Da: La Stampa, 18/12/2012)




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