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Provincialismi da “italians”

di Sandro Bugialli

Giusto cinquant’anni fa (1960) il mitico maestro Alberto Manzi cominciò in tv l’opera di alfabetizzazione della popolazione italiana. Con “Non è mai troppo tardi”, trasmissione Rai entrata a ragione nella storia del costume, riuscì a far entrare in società milioni di italiani che fino a quel momento non sapevano né leggere né scrivere. Grazie all’abnegazione di Manzi diventarono dei cittadini a tutti gli effetti. Manzi insegnava a leggere e scrivere, ma col suo lavoro contribuì, insieme a tutti gli altri programmi della Rai, a unificare l’Italia anche dal punto di vista linguistico.

Ecco, sembra proprio che oggi la tv faccia di tutto per relegare l’italiano da una parte e privilegiare la lingua inglese. Escludendo quindi dalla facile comprensione di ciò che viene detto tutti quelli che l’inglese non lo sanno. Una forma di provincialismo assoluto.

Ho pensato a questo proprio pochi giorni fa quando il Tg1 ha fatto tutto un lungo servizio sullo “stalking” e una mia anziana vicina di casa che guardava la tv non ha capito niente. Anche perché in tutto il servizio si erano guardati bene dal dire che “stalking” indica, a grandi linee, l’atto del molestare. Per di più poco prima si era parlato anche di “walfare”, e buona parte del Tg se n’era quindi andato via in inglese.

Ma il provincialismo è così imperante che sempre il Tg1 ha tra gli approfondimenti di coda una rubrica intitolata “Doctors”. Ma vi rendete conto? Non dottori che fa poco fino, penseranno, non medicina, non salute, ma “doctors”. Volete mettere? Tutta un’altra cosa. Per non parlare della rubrica di libri intitolata “Billy”, che non è il nome di un celebre scrittore, non è il titolo di un celebre libro, non è il nome del cane o del gatto del conduttore, ma dovrebbe forse essere un omaggio al nome di una libreria in vendita all’Ikea.

Ma il massimo della libidine linguistica l’ ho provato pochi giorni fa quando un giovanottino che trasmetteva da Vancouver ha raccontato che il “main event” delle Olimpiadi sarebbe stato… Il “main event”, capite?, non l’evento principale. Da ridere.

(Da La Nazione, 8/3/2010).

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