E sull’inglese siamo tutti un po’ Ignazio La Russa

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A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini
Ancora una volta un politico italiano non è stato capace di tenere un breve discorso in inglese. Stavolta è capitato al ministro della Difesa Ignazio La Russa e il suo video è ormai un imbarazzante tormentone. Ma la conoscenza della lingua di Shakespeare è un tallone d’Achille per molti italiani. Se è ormai vicina al 100% la frequenza dei corsi scolastici (mentre francese e tedesco sono sempre meno insegnati) i risultati sembrano ancora scarsi. Almeno a vedere la Classifica di conoscenza della lingua inglese stilata dalla compagnia privata Education First, che ci vede tra i peggiori in Europa. Video, infografica e classifica multimediale.

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12 ottobre 2011 – 00:26
La figuraccia di La Russa

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La classifica EF di conoscenza dell’inglese

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L'Inglese in Italia – 49.05 – Basso livello

(tratto da: Report EF EPI 2011)

L'inglese nel sistema scolastico
Il sistema scolastico italiano è in fase di significativa riforma, che riguarderà anche la didattica dell'inglese nella scuola pubblica. Attualmente, tutti i bambini italiani iniziano ad imparare l'inglese al primo anno della scuola primaria. A questo livello l'inglese è insegnato da docenti generici, senza una formazione specializzata in inglese. Durante la scuola media (11-13 anni) gli studenti possono aggiungere una seconda lingua straniera come materia elettiva. All'età di 14 anni, gli studenti scelgono che indirizzo di specializzazione seguire alla scuola superiore. A meno che non decidano di specializzarsi in lingue straniere, gli studenti delle scuole superiori italiane studiano l'inglese per una media di 3 ore a settimana e in alcuni casi le lezioni di inglese terminano in seconda superiore, 3 anni prima della fine del ciclo scolastico.
L'esame di maturità italiano prevede prove di inglese, ma gli studenti non sono tenuti a superare questa parte dell'esame per potersi diplomare; per di più, la maggior parte delle università non richiede la conoscenza dell'inglese per l'ammissione. Il Liceo Classico, un ramo di specializzazione che di solito è scelto da studenti che pianificano una carriera in campo gestionale, diplomatico o politico, ha latino, greco, italiano e filosofia come materie obbligatorie. Solo di recente le 2 ore settimanali di insegnamento dell'inglese previste per i primi 2 anni sono diventate 3 per tutti i 5 anni.

L'italiano è sempre stato l'unica lingua di insegnamento nelle università e nella maggior parte delle facoltà gli studenti non frequentano corsi di lingua inglese. Alcune facoltà istituite più recentemente, per esempio quelle di comunicazione e giornalismo, richiedono invece lo studio dell'inglese.

Gli investimenti in ricerca non sono attualmente molto cospicui. Le borse di studio erogate per studiare all'estero riguardano più spesso progetti di ricerca in settori scientifici, piuttosto che lo studio della lingua. Molti studenti fanno domanda per borse di studio Erasmus o Socrates quando sono disponibili, o ricorrono a programmi di studio all'estero privati pagandoli di tasca propria.

L'inglese sul posto di lavoro
L'Italia è l'ottava più grande nazione esportatrice del mondo. Esporta soprattutto prodotti alimentari e di moda, e prodotti chimici. I suoi principali partner commerciali sono la Germania e la Francia. L'Italia è inoltre il quinto paese più visitato al mondo e il turismo di tipo culturale e naturalistico è un settore molto significativo per l'economia locale. Tuttavia, i luoghi di lavoro in Italia non sono generalmente molto internazionali, e anche quando lo sono, l'italiano è la lingua parlata normalmente. Le aziende che hanno rapporti internazionali hanno dipartimenti specifici dedicati alle relazioni con l'estero e all'uso delle lingue, nei quali vengono occupati laureati in lingue straniere o in traduzione einterpretariato. I dipendenti che lavorano al di fuori di questi dipartimenti non sono tenuti a conoscere l'inglese, anche se nelle direzioni delle grandi aziende generalmente lo si parla abbastanza correntemente.
Cultura e atteggiamento nei confronti dell'inglese
Gli italiani in generale considerano l'inglese uno strumento versatile, ma sono molto più attaccati alla propria lingua madre, che considerano ricca e importante, e all'idea di Europa e della storia europea. Sono frequenti i dibattiti pubblici su come la cultura italiana e il sistema scolastico possano aprirsi maggiormente all'uso delle lingue straniere, senza per questo indebolire il patrimonio culturale italiano.
Ad esempio, i film in lingua originale non sono molto graditi al pubblico, non solo perché è più facile guardare film in italiano, ma anche perché l'industria del doppiaggio cinematografico è considerata di qualità estremamente elevata, oltre che un'importante fonte di fondi per sostenere l'industria italiana del cinema.

L'uso inevitabile di molti lemmi ed espressioni in inglese nell'italiano parlato non è visto come una minaccia per la lingua, ma piuttosto come un necessario processo di modernizzazione. Gli italiani mostrano un alto grado di interesse nelle culture di lingua inglese, in particolare nel settore dello spettacolo e della politica mondiale. Viaggiano all'estero con la stessa frequenza degli altri europei e sono generalmente incuriositi dall'arte, dalla storia e dalla cultura di altri luoghi. La capacità di riuscire a comunicare mentre si è all'estero è considerata un obiettivo auspicabile.

Gli italiani riconoscono che il loro livello nazionale di inglese è inferiore rispetto a quello di molti altri paesi europei ed è spesso oggetto di scherno nell'opinione pubblica. Video di personaggi pubblici che parlano un pessimo inglese sono spesso fenomeni virali.

Guarda anche:

VIDEO – L’inglese maccheronico di Rutelli

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2 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

OGGI, pag 59/60 <br />
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<strong>ONOREVOLE INGLESE</strong><br />
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IGNAZIO L.A RUSSA TENTA DI RINGRAZIARE NELLA LINGUA DI SHAKESPEARE LA MARINA BRITANNICA. MA È STATO "COLPITO E AFFONDATO". E I SUOI COLLEGHI COME SE LA CAVANO? LEGGETE QUI E AVRETE DELLE SORPRESE...<br />
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di Ilaria De Bernardis<br />
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Roma, ottobre 2011<br />
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L' inglese del ministro della Difesa Ignazio La Russa, sfoggiato 1`11 ottobre per ringraziare la Marina britannica dei blitz contro i pirati somali che ha salvato la nave italiana Montecristo e il suo equipaggio, ricorda un po` la scena di un film. Ricorda Totò, Peppino e la malafemmina quando, in una improbabile lingua straniera, Totò parla a un vigile in piazza Duomo: «Noio volevon savuar l`indiriss...». Anzi, potremmo dire che ha rubato la scena al più grande comico di sempre: quello di La Russa è uno dei video più cliccati negli ultimi giorni sul web.<br />
Il ministro temeva che la sua défaillance linguistica (sia concesso il francesismo) finisse su Striscia. Era ottimista: il video è diventato un tormentone su YouTube. Come fu, nel settembre 2002, quello del premier Silvio Berlusconi. A Camp David, durante un incontro sulla crisi irachena, dal prato della tenuta presidenziale, il presidente del Consiglio italiano, con piglio coraggioso, chiese di poter aggiungere qualche frase. Ne uscì un elogio della bandiera americana in un inglese maccheronico a cui nemmeno Bush riuscì a resistere. Il presidente americano lo guardò sornione e disse: «Thank you sir, your english is very good». Commento seguito dalle risa dei presenti. A Palazzo Chigi bisognerebbe mandare Mr Brown? Ad alcuni la sua Lesson number one sarebbe utile. Intanto goFluent, gruppo specializzato in corsi d`Inglese a distanza, ha gentilmente offerto a La Russa lezioni per "perfezionare" la lingua.<br />
In classe il ministro della Difesa potrebbe essere in varia compagnia.<br />
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«VISIT OUR COUNTRY»<br />
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Se il ministro degli Esteri Franco Frattini è in grado di confrontarsi con i rappresentanti degli altri governi e di rilasciare interviste alla Bbc, lo stesso non si può dire dei titolari di altri dicasteri. Di cui la rete non ha pietà.<br />
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Partiamo da Magic Italy in Tour, campagna dei ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla per rilanciare l`immagine turistica dell`Italia all`estero. Lo slogan, che ha girato il mondo, è errato: in inglese si dovrebbe scrivere «on tour» e non «in tour». Un errore grave in una frase di quattro parole. Da 3 in pagella. Promuovere l`Italia all`estero è sempre stato un impegno difficile: chi non ricorda lo spot in un inglese sincopato dell`allora ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli? «Visit Italy. Please, visit our country». Anche di Maria Stella Gelmini (che poi si sarebbe messa a studiare) esiste un breve e disturbato video del 2009, in cui il ministro dell`Istruzione risponde a dei giornalisti in un inglese che sembrerebbe meritare un ritorno sui banchi di scuola, dove la sua stessa riforma prevede più ore di studio della lingua straniera.<br />
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IL SENATUR PRENDEVA LEZIONI<br />
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Un po` più spigliata il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, il cui ufficio stampa ci fa sapere che in inglese «se la cava abbastanza, tanto da tenere due discorsi all`anno alle Nazioni Unite». Promossa a pieni voti Anna Maria Bernini, titolare delle Politiche Comunitarie: «Parlo un ottimo inglese e credo sia un valore aggiunto potersi relazionare direttamente con gli altri ministri stranieri». In effetti quando va in missione o riceve a Roma colleghi stranieri non ha bisogno di interprete. Così come Renato Brunetta: «Grazie ai 9 anni al Parlamento europeo, il ministro rilascia senza problemi interviste in inglese e francese», dicono dal suo ufficio stampa. Da riconoscere a Bossi la buona volontà: «Fino a 5 anni fa prendeva lezioni una volta a settimana, nel suo ufficio di Roma, da un`insegnante madrelingua. Legge e capisce», assicura la sua addetta stampa, nonché interprete simultaneista dall`inglese e dal tedesco «ma non l`ho mai sentito parlare. Daltronde con me accanto non è nemmeno necessario...».<br />
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SU CALDEROLI NON CI SONO CERTEZZE<br />
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In generale, dunque, la padronanza della lingua inglese resta un problema per molti italiani, anche in politica. Qualcuno che lo mastica davvero però c`è: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad esempio, e poi Emma Bonino, Mario Monti, Giuliano Amato, Mario Draghi e Romano Prodi. Su Calderoli non ci sono certezze: dai suoi uffici di Monza ci dicono che non sanno quanto il ministro parli bene l`inglese, così come non sanno se sa nuotare. Ma pare se la cavi, oltre che col padano, anche col tedesco. Gianfranco Fini sembra non lo sfoggi fluentemente ma lo capisca senza problemi. Da promuovere Rocco Buttiglione, mentre non si riesce ad avere un`autovalutazione di merito dai leader del centrosinistra. A Di Pietro, Bersani, Vendola e Casini tocca dare un bel «non classificato». Coraggio: the cat è sempre on the table.
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<legend> Attached files </legend> <a href="http://www.democrazialinguistica.it/forum/9475=36-onorevole inglese.jpg"><img src="http://www.democrazialinguistica.it/forum/9475=36-onorevole inglese.jpg" class="gc-images" title="onorevole inglese.jpg" style="max-width:300px" /></a> </fieldset>

Lapo Orlandi
Lapo Orlandi

Interessante risposta di La Russa in (perfetto?) tedesco all'inviato delle Iene di Italia 1 che demagogicamente lo incalzava sul fatto che fosse "scandaloso" non conoscere "l'abc dell'inglese" che ci si "fa rider dietro da tutta Europa", sull'importanza di imparare bene l'inglese per adeguarsi agli "standard europei": "ma perché bisogna imparare tutti solo l'inglese? Meglio studiare le altre lingue, per esempio il tedesco, perché no?" ha risposto il Ministro della Difesa in un fluente tedesco.<br />
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