E Soru lancia il google italiano che parla italiano (e sardo)

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25/01/2013 – Il gruppo di cagliari punta sui servizi e si schiera contro i «monopolisti» facebook e google

Svolta “social” per Mr Tiscali

A giorni partirà il suo motore di ricerca, Istella. Il motto: “Cercare, contribuire, condividere”

di Francesco Spini
La Stampa – Milano

http://www.lastampa.it/2013/01/25/econo … agina.html

Renato Soru, l’autarchico, lancia l’alternativa italiana ai giganti americani del Web. La seconda vita di mister Tiscali – a quasi tre anni dal suo ritorno in azienda dopo la parentesi politica – non è più solo puro business delle telecomunicazioni da fornitore di accessi ad Internet, «settore ipercompetitivo e non più in crescita». No, accanto a questo «ci stiamo focalizzando sull’innovazione dei grandi servizi web». Social network da un lato, motori di ricerca dall’altro. Definisce «nuovi monopoli» quelli conquistati dai grandi operatori globali che hanno «rinchiuso» lo spazio aperto dell’Internet delle origini, «in grandi recinti». Quelli «di Facebook, Google, Youtube».

La sfida è aperta, Soru si rilancia in «over the top» tricolore. Così mentre il social network inventato da Mark Zuckerberg promette di trasformarsi in telefono, Soru lancia l’evoluzione della sua Indoona: una suite per telefonare via Internet come Skype o Viber, e che integra la messaggistica stile WhatsApp, il social alla Twitter e da ultimo consente lo streaming video. Ma ora il gruppo di Cagliari alza il sipario anche sul motore di ricerca che partirà a giorni. Si chiama Istella (guai a pronunciarlo all’americana, «aistella», perché «istella è semplicemente stella in sardo: portare un po’ di casa con noi è il nostro talismano», dice Soru) e partirà a giorni. Non solo un motore di ricerca: «Serve per cercare, contribuire, condividere». Si propone di indicizzare tutto il web italiano (3 milioni di siti, 3 miliardi di pagine, 180 mila gigabytes di dati) e di andare oltre.

Attraverso accordi con autorità pubbliche (già fatto quello col ministero dei Beni Culturali), istituti (come la Treccani), fondazioni e società editoriali si vogliono rendere disponibili contenuti di archivi editoriali (dalle Teche Rai alle serie dei quotidiani) non presenti in Rete. Non solo documenti di testo, ma immagini, video, mappe (anche scattate in diversi momenti storici). E ci saranno le notizie. Tema caldo per gli editori: «Siamo aperti a discutere con loro il modo di utilizzo dei contenuti». In più tutti gli utenti potranno dare un contributo «con un pezzo di sapere», caricando documenti da mettere a disposizione della ricerca. Gli enti pubblici potranno a loro volta pubblicare, «dalle carte geografiche di dettaglio, ai piani urbanistici fino agli archivi storici».

I dati che Istella (http://www.istella.it) raccoglierà «saranno a disposizione di chi li vuole utilizzare, dalle ricerca universitaria alle imprese». I ricavi? Dalla pubblicità («basta pensare che Google nel 2015 pensa di fatturare circa 2 miliardi di euro in Italia, superando Mediaset nella raccolta»), dalla vendita della tecnologia di ricerca e dai «big data che potranno essere utilizzati per business diversi». Soru, in cerca di alleati, dice che è un progetto «per il Paese». Google, beninteso, «funziona bene, ma è un prodotto standard sull’Internet globale, non ci racconta bene quello che fa, che ha, quello che sa di noi e come lo usa». Secondo il manager «il web è la porta dell’Italia e del suo sapere. Stiamo delegando ad altri tale porta: c’è lo spazio e il dovere di costruire un’alternativa».




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