E se gli studenti stranieri che vogliono frequentate le università italiane – certamente attirati dalla nostra cultura – studiassero la lingua italiana?

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Le università milanesi puntano tutto sull’inglese
“E il modello europeo”.

A frequentare le lezioni ingegneri, medici e economisti
la Bocconi vuole arrivare entro un anno a 33 lauree.

TIZIANA DE GIORGIO.

IN CIMA alla classifica oggi c`è il Politecnico, con la carica dei
suoi 10.350 studenti che oggi studiano ingegneria gestionale
o biomedica, architettura o design, iscritti a uno dei trenta corsi
triennali o specialistici in lingua straniera. Ma la Bocconi è
destinata a superarlo già dal prossimo anno accademico.
Non per numero di studenti, ma per possibilità di scelta: in via
Sarfatti quest’anno i corsi internazionali sono 27 – dal Marketing
management all’Economics and management in arts,
culture, media and entertainment – ma diventeranno 33 già
dal prossimo autunno. Le università tirano dritto sull’inglese
e investono sempre di più sulle Trend in crescita anche
alla Statale. Alla Cattolica si allargherà l’offerta
alle facoltà umanistiche lauree dove l’italiano è offlimits.
«Il primo corso risale ormai a dieci armi fa, ora puntiamo a toccare
la metà dell`offerta del nostro ateneo», spiega Stefano Caselli,
prorettore all`internazionalizzazione della Bocconi. Ma
in questo processo in realtà la lingua è un solo tassello, precisa
Caselli, poi viene tutto il resto.
«Perché la lingua non basta spiega – anche i contenuti devono
essere internazionali, il modo di fare lezione, le opportunità
di scambio, i docenti devono provenire da Paesi diversi».
I numeri sono diversi in Statale, ma il trend è Io stesso. Con
l’apertura dei nuovi indirizzi che ha avuto un picco in questi
ultimi anni, di cui una attesa per l’anno che verrà. Per ora si può
contare su una laurea triennale in Scienze Politiche e sei specialistiche
di cui una all’interno della facoltà di Agraria e un’altra in
quella di Scienze. Corsi dove gli studenti italiani studiano fianco
a fianco con quelli stranieri. Come in quello a ciclo unico di
Medicina, dove a seguire le lezioni, e a sostenere esami e tirocini,
ci sono anche 13 studenti dí Taíwan, 19 ragazzi britannici
e 20 israeliani. «Perché è questo uno degli aspetti più belli
– spiega Domenico Bovega, preside della facoltà di Economia
della Cattolica – da noi gli stranieri che frequentano questi
indirizzi sono la metà. Gli studenti italiani vivono realmente
l’università in un clima diverso».
Mentre al Politecnico i corsi in inglese più capienti eri chiesti
sono quelli di Architettura e di Ingegneria gestionale, rispettivamente
con 1.863 e 800 iscritti, alla Cattolica, i 350 posti per
tre corsi in lingua anglofona no tutti all’interno della facoltà
di Economia. «Ma ora l’università punta ad allargare l’offerta
in inglese anche alle facoltà umanistiche». Trecentocinquanta i posti disponibili oggi,
per i quali è necessario superare un test dove la componente straniera
è rappresentata soprattutto da francesi, seguiti da
coreani, indiani e studenti del Kenia. Allo Iulm per ora si può
contare solo su un master in lingua straniera, uno in più alla Bicocca,
uno di Economia e uno di Sociologia. Ma in entrambi gli
atenei continuano a crescere i singoli insegnamenti, all’interno
dei corsi di laurea, in lingua straniera…
(Da La Repubblica – ed. Milano, 24/1/2015).




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